Le annunciate interruzioni di energia preoccupano i cittadini, che stanno iniziando a fare scorta di cibo a lunga conservazione, acqua potabile e legna da ardere. Quali contromisure possono prendere i settori del primario di fronte a un’eventuale interruzione di energia? Sollecita la risposta del Consiglio di Stato.

nire a mancare anche solo per poco tempo, per la produzione agricola e tutta la filiera di trasformazione agroalimentare le conseguenze rischierebbero di essere fatali. Oltre a destabilizzare il mercato, gli effetti si ripercuoterebbero infatti anche sul nostro tasso di autoapprovvigionamento alimentare».

Questa una delle premesse della lettera sottoscritta in maniera congiunta dalla OrTi, l’Associazione degli orticoltori ticinesi e dall’Unione Contadini Ticinesi e indirizzata al Consiglio di Stato, al Consiglio federale, alla Deputazione ticinese alle Camere e all’Unione svizzera dei produttori di verdura lo scorso 11 di agosto.

Del resto è risaputo che i lavori agricoli, a differenza di altri, vanno fatti in determinati momenti e per durate di tempo definite dal ciclo naturale e non possono essere interrotti o decisi a tavolino.

In un anno già caratterizzato dal forte rincaro dei concimi dovuto allo scoppio della guerra in Ucraina e a una scarsità di precipitazioni davvero preoccupante, questo ulteriore fattore di incertezza, che tutti quanti stiamo subendo, rischierebbe di avere conseguenze drammatiche per la produzione agroalimentare. Quanto chiesto dalle due associazioni di categoria è che venga «dato un segnale chiaro e deciso dalla politica», considerando la priorità del settore agricolo per tutta la società. «Farsi la concorrenza tra produttori per garantirsi l’energia è controproducente per tutti (…) e comprendiamo bene come vi siano anche altri settori economici in difficoltà».

La volontà è quella di fornire uno spunto di riflessione «per poter intavolare un piano d’azione congiunto e creare misure concrete che possano rassicurare la produzione primaria, prima che i buoi siano fuori dalla stalla».

La risposta del Consiglio di Stato

Le rassicurazioni del Consiglio di Stato non si sono fatte attendere. Il 26 d’agosto, anche se è stato precisato che il tema dell’approvvigionamento è di principale competenza della Confederazione, «sia per quanto concerne i vettori energetici che per la produzione alimentare (…) Il Consiglio di Stato ha deciso di intensificare le attività di monitoraggio della situazione, incaricando i competenti servizi di avviare gli approfondimenti per attivare, in caso di necessità, un’organizzazione dedicata al tema dell’approvvigionamento energetico nella forma di uno Stato maggiore cantonale di condotta».

Le richieste fatte da OrTi e UCT, prosegue la risposta del Consiglio di Stato, sono state nel frattempo trasmesse a Stefano Rizzi, delegato cantonale all’approvvigionamento economico, «con l’invito a condividerle nella prossima seduta di monitoraggio».

L’attenzione per il settore primario e per la questione dell’approvvigionamento energetico è stata confermata, anche in virtù della «recente votazione popolare che ha portato a iscrivere la sovranità alimentare in un articolo della Costituzione cantonale» e quello della sicurezza alimentare nella Costituzione federale. L’interesse di Governo, Parlamento e Popolo per lo sviluppo delle capacità produttive interne è unanime, ma serviranno poi anche azioni concrete.

Cristian Bubola