Giovedì 11 febbraio, nell’ormai usuale modalità online, si è tenuta l’assemblea annuale di Bio Ticino: Gabriele Bianchi subentra a Milada Quarella Forni alla presidenza, nuove modalità di comunicazione e tanti progetti in cantiere.

Una retrospettiva di 

Milada Quarella Forni

Dopo dieci anni di presidenza Milada Quarella Forni ha annunciato che lascerà il proprio mandato e ha introdotto la serata ripercorrendo quanto è stato fatto dal momento della sua nomina a oggi. «Il 2011 lo ricordiamo tutti per gli avvenimenti di Fukushima. Il mio primo anno però io lo ricordo per la giornata bio a Rivera, dove si è discusso della nuova direttiva di allora sulla biodiversità e soprattutto come l’inizio di quanto è stato fatto in questi anni». Milada ha poi ripercorso i diversi workshop, la gestione del capannone bio alla fiera di San Martino, i buffet organizzati ogni anno alla Biblioteca di Bellinzona e le diverse giornate di divulgazione e formazione con il pubblico. Per citare uno degli ultimi appuntamenti: la conferenza sul riscaldamento climatico con Luca Mercalli a Bellinzona. 

Il presente, il futuro e lo scopo del Bio

Una delle questioni fondamentali, su cui ha lavorato Milada in questi anni, è stata la formazione, che riveste un ruolo di importanza fondamentale per gli agricoltori del futuro:

«Il principio del Bio è innanzitutto quello di rendere gli agricoltori indipendenti, ossia in grado di produrre da sé tutto quanto serve loro, per non dipendere ad esempio dai produttori di mangime o di foraggio» È anche in questa direzione che con Bio Suisse si stanno creando dei circoli agricoli chiamati ProBio, delle tavole rotonde in cui un agricoltore formato in uno specifico ambito ha la possibilità di condividere quanto appreso con altri agricoltori che nutrano gli stessi interessi. Verranno articolate su più temi: allevamento animale, viticoltura, apicoltura, eccetera. «Uno degli obbiettivi, tanto del passato quanto del futuro di Bio Ticino è riuscire a far capire il più possibile quali siano le caratteristiche di questo metodo di produzione agli apprendisti di Mezzana, ma anche ad agricoltori già formati e a persone attive in altri ambiti. Per quanto riguarda i corsi per la conversione al bio organizzati dall’Ufficio della consulenza agricola, Daphne Gianettoni ha comunicato che da quest’anno avranno una durata di cinque giorni e non più di due com’è stato finora.

Il bio nelle scuole ma non solo

Tra le diverse attività formative organizzate dall’associazione c’è anche Assaggio Bio, un progetto condotto da Chiara Cattaneo con i ragazzi che frequentano la scuola media. Sull’arco di una giornata Chiara presenta le caratteristiche della produzione bio e prepara un menù a base di ingredienti biologici. «Innanzitutto spiego le diverse certificazioni e i marchi bio. Poi realizziamo insieme un menù che, grazie all’aumento di produzioni bio, diventa sempre più facile da preparare. Dimostro anche come riesco a restare all’interno di un budget predefinito per la preparazione di un pranzo utilizzando solo prodotti biologici». L’interesse da parte delle scuole si conferma alto e sono sempre molti i docenti interessati. «La struttura della lezione piace molto e riscontro un buon successo» ha concluso. Per aumentare la conoscenza del bio anche tra i più giovani, è in fase di realizzazione un ulteriore progetto che coinvolgerà in futuro anche le scuole elementari e dell’infanzia. “A scuola con B(r)io”. «Anche in questo caso le premesse sono molto buone. Il progetto è ancora in fase di analisi da parte del Dipartimento dell’educazione della cultura e dello sport e speriamo possa partire a breve», ha comunicato Valentina Acerbis-Steiner. 

Infine, tra le altre cose, è stata anche ricordata l’attività educativa e didattica che viene svolta da diversi anni al Lortobio di Sant’Antonino.

Smercio e nuove strategie di comunicazione 

Il canale di smercio più conosciuto e più efficace per il bio ticinese rimane la ConProBio, che quest’anno ha registrato una crescita di circa il 20%. Con la grande distribuzione invece ci sono spesso problemi legati ai quantitativi. L’auspicio per il futuro è che, anche grazie alla collaborazione con il CCAT, si riusciranno a trovare sbocchi nella ristorazione o nelle mense, che richiedano quantitativi più realistici e commisurati a questo tipo di produzione. Anche Bio Ticino, nel corso del 2020, ha subito l’annullamento di tutte le manifestazioni di contatto con il pubblico e in quest’ottica, ma non solo, Valentina Acerbis-Steiner si è concentrata sullo sviluppo di nuove strategie di comunicazione. Da un lato con del materiale da utilizzare nei piccoli negozi di prossimità che vendono prodotti Bio per rendere immediatamente chiaro il tipo di produzione e la provenienza e, dall’altro, concentrandosi sulla comunicazione online. È stata anche creata una pagina Instagram che sta funzionando molto bene e ha già superato il migliaio di follower. Gli obiettivi della campagna social, che si articola su più piattaforme, sono quelli di informare, fidelizzare e presentare le produzioni bio locali. Per svilupparla in maniera ottimale, Valentina Acerbis-Steiner invita tutti i produttori bio del Ticino a condividere con lei quanto succede ogni giorno nella loro azienda con foto, filmati, narrazioni, che poi caricherà personalmente sulle varie piattaforme. Inoltre appariranno sei articoli dedicati al bio sulla Rivista di Bellinzona e i produttori biologici saranno integrati nel sito gestito dal CCAT TicinoaTe. Si ripeterà poi, anche nel 2021, l’esperienza dei Box di prodotti a tema, visto il buon successo riscontrato lo scorso anno dal Box San Martino.  

Rinnovo del comitato

Oltre a Milada Quarella Forni, hanno lasciato il comitato anche Nadia Filisetti e Pascal Rimediotti. Tutti è tre i membri sono stati ringraziati dai partecipanti per quanto fatto in tutti questi anni e in conclusione si sono accolti i subentranti, che sapranno senz’altro portare avanti “lo spirito del bio in Ticino”. Renzo Cattori ha anche colto l’occasione per ringraziare Alessia Pervangher, ex segretaria dell’associazione per il lavoro svolto fino allo scorso anno. 

Il nuovo presidente, Gabriele Bianchi di Arogno, già membro di comitato, «nel bio ci è nato», e saprà senz’altro fare bene. Il ruolo di vicepresidente è ora di Pascal Mayor, agricoltore di Cavigliano, che crede fermamente in un’agricoltura sostenibile ed in equilibrio con la natura. Il comitato ha due nuovi membri: Simone Galli che porterà la propria esperienza “dal lato economico”. Non è un agricoltore, ma da ormai cinque anni porta avanti il progetto Erbe Ticino e collabora quotidianamente con coltivatori bio. 

Il secondo subentrante è il neo papà Adrian Feitknecht che ha già maturato diverse esperienze nell’azienda di famiglia.

Cristian Bubola