Nel rapporto presentato la scorsa settimana, il Consiglio federale ha indicato le linee guida del settore agroalimentare fino al 2050. Andranno coinvolti tutti: produttori, trasformatori e consumatori, così da poter garantire la sicurezza alimentare del paese.

Dopo la sospensione della politica agraria 22+ di inizio 2021, la scorsa settimana, in risposta a due postulati del Parlamento, il Consiglio federale ha presentato il rapporto “Futuro orientamento della politica agricola”, spingendo la visione ancora più in là e indicando quattro linee guida che permetteranno al contempo di incrementare la percentuale di autoapprovvigionamento attuale perché, come dichiarato da Guy Parmelin, «la sicurezza alimentare non è mai stata così importante come ora», e di ridurre le emissioni di gas a effetto serra, riportandole a livelli inferiori del 40% di quelli del 1990. Ma come sarà possibile? Visto che se si considera la crescita della popolazione svizzera nei prossimi anni, mantenere la stessa quota di autoapprovvigionamento significa arrivare a produrre il 50% in più rispetto a oggi.

Fondamentali la riduzione degli sprechi e il cambiamento nelle abitudini di consumo

La chiave della risposta è il coinvolgimento di tutti. Per poter raggiungere obiettivi così ambiziosi dovranno tutti fare la propria parte. Rispetto ad oggi lo spreco di generi alimentari in tutti i passaggi della filiera andrà ridotto del 75% e lo stesso vale per le emissioni di gas serra legate al consumo dei generi alimentari, che dovranno diminuire del 66%. Ma veniamo alle quattro linee guida individuate dal Consiglio federale:

  • Garantire un approvvigionamento alimentare resiliente: le basi della produzione come il suolo e l’acqua andranno sfruttati con parsimonia. Gli effetti del cambiamento climatico andranno contrastati con un approccio lungimirante che permetta alle filiere di rimanere stabili.
  • Promuovere una produzione alimentare rispettosa del clima, dell’ambiente e degli animali: l’agricoltura dovrà contribuire di più alla protezione del clima e aumentare la produzione di energie rinnovabili. Gli agricoltori dovranno ridurre le perdite di nutrienti e i rischi associati all’uso dei prodotti fitosanitari.
  • Rafforzare la creazione di valore sostenibile: la competitività del settore agroalimentare e dell’industria alimentare saranno ulteriormente migliorati, si utilizzeranno in questo senso le nuove tendenze nutrizionali in maniera proattiva. Gli strumenti della politica agricola saranno semplificati e le procedure amministrative saranno ridotte.
  • Favorire il consumo sostenibile: le consumatrici e i consumatori conoscono i metodi di produzione degli alimenti e il loro impatto sul clima o sul benessere degli animali. Prestano più attenzione a una dieta più sana ed equilibrata e non sprecano cibo ancora commestibile.

Le tre fasi di attuazione

La strategia presentata verrà attuata in tre fasi. La prima è stata avviata dal Consiglio federale con l’iniziativa parlamentare, adottata nel marzo 2021, “Ridurre i rischi associati all’uso dei pesticidi”, così da diminuire ancora di più l’impronta ecologica e definire obiettivi ambiziosi per il settore. Nella seconda fase si punterà soprattutto a migliorare le condizioni quadro del settore agricolo, sia a livello economico che sociale. Nella terza fase, a partire dal biennio 2025/2026, l’attenzione si concentrerà sul sistema alimentare nel suo insieme per attuare una riforma di più ampia portata. A quel punto tutti i settori economici coinvolti dovranno assumersi più responsabilità, così come le relazioni commerciali internazionali che dovranno contribuire a uno sviluppo sostenibile.

Prime reazioni

L’Unione svizzera dei contadini (USC) nel comunicato diffuso giovedì 23 giugno ritiene che «il rapporto prodotto dal Consiglio federale presenti degli approcci lodevoli. In particolare il fatto che il Consiglio federale intenda integrare la politica agricola, al momento focalizzata soltanto sulle aziende, in una strategia alimentare più ampia che responsabilizzi tutti i membri della filiera». Così come il fatto che il settore agricolo «debba poter continuare a produrre generi alimentari in funzione di quanto il mercato richiede». Il governo federale ha dimostrato di essere cosciente del fatto che il passaggio dall’attuale sistema alimentare a uno che sia davvero sostenibile è possibile soltanto se c’è il coinvolgimento di tutti. «Non mancano però le sfide per le famiglie contadine», continua l’USC. Per il momento infatti «non è stata proposta ancor nessuna misura che migliori la situazione sociale del settore agroalimentare». In conclusione l’USC esprime la propria posizione, per cui è necessario dare più peso a una produzione alimentare indigena sufficiente. «Certo il rapporto lascia intravvedere delle buone prospettive riguardo all’orientamento futuro della politica agricola svizzera», ma le prossime tappe tracciate nel rapporto andranno seguite con attenzione.

Più critica la reazione dell’Associazione dei piccoli contadini, che sostiene che «sarebbe il caso di occuparsi dei problemi urgenti dell’agricoltura, per cui non sono state proposte misure concrete ed efficaci». Il riferimento è ai problemi legati alla crisi climatica o all’inesorabile sparizione delle aziende agricole. La critica principale sottolinea come l’approccio del Consiglio federale non consideri abbastanza l’urgenza in cui si trova il settore agricolo e la necessità di trovare soluzioni immediate. Anche l’Associazione per la protezione dei consumatori (Konsumentenschutz) ha accolto favorevolmente il rapporto del Consiglio federale che ha dato «ordine e prospettiva in una situazione politica estremamente complessa» che, oltre alla partecipazione delle associazioni contadine, auspica «una maggiore assunzione di responsabilità da parte della ristorazione e della grande distribuzione» che dovranno iniziare a considerare altri fattori oltre al profitto a breve termine. La direttrice dell’associazione, Sara Stalder, ha anche chiarito come «senza un autentico coinvolgimento coordinato della grande distribuzione, della ristorazione e dell’industria alimentare non ci si può aspettare una rivoluzione nelle abitudini di consumo del cliente finale».

Più contrariata la reazione delle associazioni ambientaliste Greenpeace, WWF, Pro Natura e BirdLife che, in un comunicato congiunto, riconoscono alla visione proposta dal Consiglio federale di andare nella giusta direzione, ma ritengono che la strategia sia soltanto abbozzata e poco chiara sul come si intenda raggiungere gli obiettivi prefissati. «I problemi urgenti, legati ai cambiamenti climatici e alla riduzione della biodiversità in realtà non sembrano essere stati affrontati».

Cristian Bubola