La raccolta centralizzata delle castagne nella Svizzera italiana si è conclusa da una decina di giorni. «È stato un anno nella media» ci ha detto Paolo Bassetti «nei centri di raccolta sono state consegnate 26,5 tonnellate di castagne, meno della metà dell’anno scorso, che però, lo ricordo, era stato un anno eccezionale».
Da quest’anno venivano ritirate anche le ibride, com’è andata? «All’inizio bisognava ricordare che andavano consegnate separatamente dalle altre, ma poi è funzionato tutto bene». E le uscite con i gruppi di volontari? «Sono riuscito ad organizzarne alcune, soprattutto con gruppi di famigliari che abbiamo accompagnato in selva e devo dire che sono state delle belle giornate».
Sul nostro settimanale, abbiamo ricevuto e pubblicato molti avvisi per l’annullamento di castagnate e diverse manifestazioni autunnali. Ci sono stati problemi con lo smercio del fresco? «Ma, in realtà, dato che non è stata un’annata eccezionale, non avevo enormi quantità di castagne per il mercato del fresco e quindi, nonostante l’annullamento di molti eventi e manifestazioni, non mi sono ritrovato con degli esuberi. Del resto, quando ci sono poche castagne, ce ne sono meno anche di quelle grosse».

Tra gli eventi una delle novità più interessanti di quest’anno è stata la prima edizione del “Mès der castégna”, organizzato dalla Fondazione Verzasca, che in ottobre ha proposto un calendario davvero ricco di attività. Abbiamo contattato Lia Sacchi, per sapere com’è andata. «Noi per le disposizioni sanitarie legate al Covid-19, abbiamo dovuto annullare la serata conclusiva della manifestazione a fine ottobre e abbiamo preferito annullare le due degustazioni di birra previste. Però la maggior parte degli appuntamenti siamo riusciti ad organizzarli e abbiamo avuto anche una buona partecipazione. Natural­mente abbiamo dovuto rispettare il numero massimo di partecipanti previsto ma, per citare due incontri, tanto il corso di cucina di inizio ottobre, quanto le Chiacchiere al castello con Silvio Foiada, sono stati molto apprezzati». E con la raccolta in val Verzasca come è andata? «Ma, in molti mi hanno detto che quest’anno ce n’erano meno dell’anno scorso ed erano anche più piccole». A questo punto non ci resta altro che aspettare il prossimo autunno sperando che ci siano tante castagne, belle grosse e che si possano mangiare in compagnia.


Una curiosità
Un nostro lettore ci ha scritto per chiederci conferma della pratica, in passato, dell’utilizzo di una pertica (ra scota) per scuotere i rami delle castagne. Abbiamo chiesto spiegazioni a Carlo Scheggia, membro dell’associazione dei castanicoltori, che ci ha confermato che in passato:
«Era pratica usuale scuotere le chiome con una pertica per far cadere i ricci, specialmente su alcune varietà come la Tenasca, che trattiene chiuso il riccio in pianta. Su molte piante salivano sull’albero incidendo delle “tacche” come scalini direttamente sul tronco. Le scuotevano anche per non farsele rubare, in modo da poterle raccogliere subito e non aspettare che cadessero per conto loro su più giorni. Inoltre questa pratica permetteva anche di far cadere i piccoli rami secchi della chioma».

CB