Elisa Bossi e Michela Albisetti, nelle scorse settimane, ci hanno mandato una foto che le ritrae, fresche di bachelor alla SUP di scienze agrarie forestali e alimentari di Zollikofen (HAFL), dove si sono specializzate rispettivamente in agricoltura internazionale e produzione vegetale. Le abbiamo contattate per conoscerle un po’ meglio, parlare di agricoltura e scoprire che cosa si aspettano dal futuro.

Una passione che risale all’infanzia
Le nonne di Elisa avevano qualche animale da fattoria e curavano orti spettacolari ed è da lì che è nata la sua passione per l’agricoltura. Così, una volta terminato il liceo, si è detta «Basta! Non voglio passare tutta la vita davanti a un computer. Posso rendere la mia passione un lavoro» e ha deciso di iscriversi alla HAFL, consigliata anche dal fratello, ingegnere forestale che si è formato nella stessa scuola.
Anche Michela ci ha detto che «La passione per gli animali e la natura mi ha sempre accompagnata e per quello ho deciso di farne una professione». Non avendo un’azienda agricola “di famiglia”, ha scelto di seguire lo studio in agronomia, così da assicurarsi in futuro un lavoro nel settore agricolo. La scelta dell’università professionale di Zollikofen ha rappresentato per lei un buon compromesso tra studio e lavoro pratico.

Elisa in Ghana

La voglia di fare
Per entrambe, dopo la maturità, è stata decisiva la voglia di mettersi alla prova con qualcosa di pratico, di concreto. Per accedere ai corsi dell’HAFL è necessario fare uno stage della durata di un anno, che Michela ha svolto in un’azienda agricola nel Canton Lucerna, specializzata nella produzione di latte, nell’allevamento di maiali e in campicoltura. Ancora adesso, quando può, soprattutto nei fine settimana, va a dare una mano alla famiglia che l’ha ospitata durante lo stage, ma nel corso degli anni ha lavorato anche in due aziende agricole ticinesi. «Naturalmente è stata molto importante anche la parte teorica del mio percorso di studi, che mi ha permesso di comprendere le diverse sfaccettature dell’agricoltura e conoscere varie tecniche. Inoltre, la possibilità di studiare in una scuola con studenti provenienti da tutta la Svizzera, è una grande fonte di arricchimento, personale e professionale».
Elisa, invece, ha svolto il proprio stage per accedere ai corsi in un’azienda agricola del Canton Giura. Anche per lei, per la sua scelta, è stato determinante l’aspetto pratico della sua formazione, in particolare per quello che è poi diventato il suo indirizzo di studi. «Parte delle lezioni di agricoltura internazionale» ad esempio «venivano fatte in serra dove si coltivano specie tropicali come le banane, la manioca e la vaniglia e dove ci è stato anche insegnato come impollinare certi tipi di piante».

Nella stessa scuola, ma con percorsi ed esperienze diverse
Elisa, nel suo percorso di studi, ha già svolto uno stage in collaborazione con l’Istituto per la ricerca biologica in agricoltura (Fibl) in Ghana, dove per quattro mesi si è occupata di un progetto di ricerca sull’agroselvicoltura nelle piantagioni di cacao. L’aspetto che più la attrae dell’agroselvicoltura è la “diversità”. «Questo sistema di coltivazione combina intenzionalmente agricoltura e selvicoltura con colture campicole e/o pascoli e specie arboree, per creare pratiche sostenibili a favore della biodiversità. Il cacao, nonostante oggi venga per lo più coltivato in Africa, è originario delle foreste amazzoniche e appartiene agli strati inferiori della foresta: ha quindi bisogno di ombra per crescere in maniera ottimale. L’intensificazione della produzione ha però portato a vaste monocolture di cacao, che provocano un invecchiamento precoce della pianta e una degradazione del terreno. Il progetto a cui ho partecipato testava la reintegrazione di altri alberi nelle piantagioni di cacao: per la produzione di legno da costruzione, frutta o leguminose. Il tutto con lo scopo di aumentare la fertilità, favorire l’ecosistema e diversificare le fonti di reddito per i piccoli coltivatori di cacao. Con l’agroselvicoltura si creano infatti nuovi possibili mercati, come quelli dei frutti del mango e dell’avocado».

Naturalmente non abbiamo resistito alla tentazione e le abbiamo chiesto qualcosa di più del Ghana
Elisa ci racconta di King do (il re del fare), il suo assistente sul campo, e di come un giorno, durante la raccolta dati in una parcella, le abbia raccontato del Taboo day: il giorno della settimana in cui non si deve assolutamente lavorare nelle piantagioni «altrimenti succedono cose brutte». Quel giorno Elisa si è trovata di fronte a un pitone e dopo essere rimasta immobile è scappata a gambe levate. In Ghana sono molto ancorati alla cultura del luogo, a riti e credenze pagane. Elisa ha dovuto confrontarsi con tutto questo, così come con il Twi, la lingua locale, e «l’umidità dei tropici, che raddoppia la percezione della temperatura».

Il futuro è già qui
Michela Albisetti, al momento, sta cercando impiego in un’azienda in Svizzera interna. L’obiettivo a lungo termine rimane quello di ritirare un’azienda agricola, in Ticino, ma forse anche in un altro cantone. Nell’immediato futuro, per lei, si tratta di acquisire ancora esperienza sul campo, indispensabile per avviare la sua attività. Quando le chiediamo come immagina la sua azienda ci dice che: «non esiste qualcosa che funziona per tutti, dovrò trovare la soluzione migliore per sfruttare al meglio le risorse che avrò a disposizione. Nell’azienda in cui ho fatto lo stage si erano specializzati nella produzione di latte “da pascolo”, rinunciando completamente ai concentrati. Per poterlo fare però è necessaria una grande superficie pascolabile vicina all’azienda e non è così facile da trovare. Come detto, cercherò di fare del mio meglio con quello che avrò a disposizione».

Elisa Bossi invece sta frequentando il master in “management regionale di zone di montagna” che le permetterà di partecipare in futuro a progetti di sviluppo regionale, per cercare di creare un valore aggiunto per i prodotti di montagna, ad esempio tramite la promozione di determinati marchi. Anche lei vorrebbe fare delle esperienze professionali in Svizzera interna, in particolare in zone di montagna. Ma soprattutto vorrebbe che «la vita e l’agricoltura alpestre venissero maggiormente valorizzate, perché spesso ci si dimentica dell’immenso patrimonio di cui disponiamo e del ruolo fondamentale che l’agricoltura svolge nella cura del paesaggio e nella preservazione della biodiversità».

Cristian Bubola e Amedeo Conconi