«In Ticino la situazione del prezzo del latte è catastrofica, peggiore del resto della Svizzera» ha ribadito Mariana Paquin, responsabile della comunicazione per la cooperativa Faireswiss – Latte onesto.

L’obbiettivo di Faireswiss è molto semplice: retribuire in modo degno i produttori di latte. «In Ticino il prezzo medio di un chilo di latte è di 45 cts. Per questo motivo i nostri stimoli ad agire sono ancora più forti e il Ticino è per noi una zona nevralgica».

Un incontro nell’azienda agricola di Graziano Bulloni a Isone

Come precisato a più riprese da Mariana Paquin nell’incontro dello scorso giovedì, la cooperativa Faireswiss, nata in Svizzera romanda più o meno due anni fa, con lo scopo principale di corrispondere al produttore 1 franco per ogni chilo di latte consegnato. «Il nostro obbiettivo è etico e per realizzarlo abbiamo bisogno di far capire agli acquirenti che per un litro di latte comprato in un negozio, o ritirato da un trasformatore, non è accettabile che si dia a chi quel latte l’ha prodotto meno di un franco, una cifra che corrisponde ai costi di produzione». 

Graziano Bulloni, che ha un’azienda agricola con vacche da latte a Isone, ha aderito alla cooperativa Faireswiss fin dalla sua nascita: «il prezzo del latte, soprattutto nei mesi invernali, è davvero basso. È difficile prevedere investimenti in azienda e immaginare un futuro per le generazioni che verranno. Basta pensare che trent’anni fa veniva pagato un franco al chilo e oggi si è arrivati a 45 cts. La situazione è davvero difficile». 

E con Faireswiss come ti trovi? 

«Io mi trovo bene. Ormai sono quasi due anni che ne faccio parte e due volte all’anno, in giugno e in dicembre, mi vengono corrisposti dalla cooperativa i centesimi che mi mancano per arrivare a ricevere un franco al chilo. Avere liquidità per noi contadini, visto il periodo, è una boccata d’ossigeno». Oltre a Graziano Bulloni, alla giornata informativa era presente anche Marco Scoglio, ambasciatore di Faireswiss per il Ticino, a cui abbiamo chiesto come mai l’evento è stato organizzato proprio in questi giorni: «di recente, visti i risultati raggiunti a livello nazionale e considerata la situazione del canton Ticino con Faireswiss si è deciso di includere nuovi produttori di latte ticinese all’interno della cooperativa e dai tre che eravamo in origine adesso siamo diventati otto». 

Ma come funziona? 

Faireswiss allarga le proprie sovvenzioni ai produttori in base al numero di litri di latte che riesce a smerciare. Si procede quindi con l’inclusione di nuovi membri in base ai volumi di vendita. Da un lato i risultati raggiunti dopo il primo anno hanno superato le aspettative della cooperativa e dall’altro il prezzo per chilo di latte che riceviamo in Ticino è più basso rispetto al resto della Svizzera. Per questo abbiamo cercato nuovi produttori da coinvolgere.

E com’è andata? 

«Direi bene. Dopo aver fatto circolare un po’ di informazioni ho ricevuto davvero tante richieste di adesione. Quello che mi auguro è che si possa arrivare a coinvolgere il maggior numero di produttori nei prossimi anni».

Ma come funziona di preciso Faireswiss?

Tutte le indicazioni per entrare a far parte della cooperativa Faireswiss sono consultabili, anche in italiano, sul sito www.faireswiss.ch. Bisogna aderire con una quota sociale in base ai litri di latte consegnato e ci si impegna ad aderire all’EMB, l’organizzazione mantello dei produttori di latte europeo. Il programma di sovvenzione ai produttori di latte è infatti già presente in diverse nazioni europee. Ma torniamo alla Svizzera. Per poter entrare a far parte della cooperativa, nel nostro Paese è necessario dimostrare di attenersi alle direttive PER, cosa che già fanno tutte le aziende agricole che percepiscono i pagamenti diretti, e aderire almeno a due dei programmi di benessere animale come richiesto alle aziende a produzione integrata (IP-Suisse). Nel momento in cui il produttore consegna il latte alla centrale che lo ritira con un prezzo da latte di consumo, i quantitativi vanno poi comunicati a Faireswiss che, due volte all’anno e secondo uno schema ad incremento, corrisponderà i centesimi mancanti per arrivare a coprire i costi di produzione valutati in un franco al chilo. «Anche per semplici ragioni di logistica non ha senso trasportare il latte ticinese fino in Svizzera francese perché venga confezionato nei cartoni con il logo», ci spiega Mariana Paquin, «e poi non è quello il principio. Si tratta di un sostegno ai produttori. Il latte viene confezionato e lavorato dalla Crémo perché è stata la prima azienda a credere nel progetto e viene poi ridistribuito in tutta la Svizzera». In questo sistema non c’è, e non ci vuole essere, un’indicazione d’origine ma solo un invito al sostegno indiretto ai produttori.

Sensibilizzare nuovi clienti e trovare nuovi rivenditori

«Non è accettabile che un produttore di latte per arrivare alla fine del mese debba impegnarsi in lavori che non c’entrano niente con la sua attività, come lo sgombero della neve ad esempio. Un produttore deve poter vivere della propria attività», ci dice Mariana Paquin, che ci parla anche della forza e della tenacia di Anne Chenevarde, la contadina romanda che ha fatto partire la cooperativa in Svizzera e che ha dichiarato nel video di presentazione del progetto sul sito: «chissà, qualcuno ancora si ricorderà delle manifestazioni dei contadini, delle sfilate dei trattori e dei presidi davanti alle grandi aziende trasformatrici. Già allora si era assistito a un crollo dei prezzi del latte, che purtroppo non hanno fatto altro che diminuire». Il numero dei produttori di latte in Svizzera si è praticamente dimezzato negli ultimi dieci anni, passando da 44’000 a 19’000. «Ci siamo resi conto che se volevamo continuare ad allevare vacche da latte, dovevamo prendere in mano la situazione, realizzando un progetto che ci permettesse di continuare a fare il nostro lavoro». Al momento si tratta soprattutto di trovare nuovi clienti e trovare nuovi rivenditori ci dice Mariana Paquin. «Fin dall’inizio abbiamo avuto il sostegno di un grande distributore in cui vendere i nostri prodotti. Adesso ne stiamo cercando altri in tutta la Svizzera e anche qui in Ticino. Per il primo anno avevamo stimato che saremmo riusciti a smerciare 400’000 chili di latte, invece abbiamo superato il milione. Stiamo andando bene, ma dobbiamo crescere ancora perché aumentare i volumi di vendita è il primo passo per poter sovvenzionare nuovi produttori».

Anche per Omar Pedrini e Sem Genini, rispettivamente presidente e segretario dell’Unione Contadini Ticinesi, vista la difficile situazione del mercato del latte, «bisogna cercare di percorrere tutte le strade possibili per garantire ai produttori di latte un compenso equo e come associazione agricola non possiamo che sostenere progetti che vanno in questa direzione». All’incontro era presente anche il presidente dell’UDC Marco Chiesa, per portare il suo sostegno al progetto perché ci tiene e per l’importanza che riveste per l’autoapprovvigionamento nel nostro Paese. «In Svizzera abbiamo bisogno di contadini che continuino a produrre latte».

Cristian Bubola