L’integrazione di volatili in vigna è una pratica che sfrutta il ciclo naturale e porta benefici sia alla pianta sia all’animale. Il controllo delle erbe e la fertilizzazione del suolo durante il periodo di riposo della vite riducono i lavori di sfalcio per i viticoltori. 

Dopo i polletti e le oche, tocca ora alle galline ovaiole “lavorare” in un vigneto del Mendrisiotto. A dirla tutta, più che di un lavoro si tratta di una pensione, perché le 100 galline provengono da un allevamento di Novazzano e sono prossime alla muta. “Assunte” per il controllo delle erbe e la fertilizzazione del suolo, per un periodo di 3 mesi razzoleranno in una parcella di vigneto a Morbio della Cantina Cavallini, per un progetto collaborativo fra l’azienda vitivinicola e Lorenzo Tognola e Davide Croci, due giovani agronomi, e Salvatore Crupi. La particolarità del progetto è quella di coinvolgere il consumatore, infatti i clienti “adottano” una gallina per 3 mesi e possono passare a ritirare 6 uova settimanalmente. Alla fine del periodo si porteranno a casa una bottiglia di vino Morbio della Cantina Cavallini e la gallina “adottata”, pronta da buttare in un pentolone per cucinare la tradizionale ricetta della “Galina büida”, riscritta per l’occasione da uno chef ticinese. Il giovane agronomo Lorenzo Tognola ci racconta che sono riusciti a trovare i clienti e che il progetto è partito «alla grande», oltre a spiegarci i seguenti dettagli:

Galline in pensione

Le galline provengono da un allevamento di galline ovaiole dell’azienda avicola Davitti di Novazzano. Sono galline di un anno di età che l’azienda deve sostituire con la nuova generazione. Per l’azienda Davitti è sempre stato importante riuscire a trovare delle soluzioni nobili per la fine della carriera delle galline ovaiole, quando iniziano a fare la muta e di seguito a produrre meno uova. Per cercare di evitare le macellazioni all’ingrosso per produrre cibo per cani, la stessa azienda possiede una stalla supplementare in cui tengono le galline vecchie mentre sono alla ricerca di nuovi proprietari o almeno di una pentola scaldata con premura per preparare un buon brodo di gallina. 

L’hotel per le galline

Il benessere è garantito: a Morbio le 100 galline vivono in uno spazio in cui ce ne starebbero 160, a disposizione hanno un pollaio con mangime e acqua a volontà, 500 m2 di pascolo vignato pieno di erbette e insetti e un giardino d’inverno per proteggersi dalla pioggia e farsi i bagni di sabbia contro i parassiti delle piume. Nel vigneto hanno cominciato a scavare e razzolare esattamente sotto i filari. Lorenzo Tognola ci confessa che non riesce a spiegare il motivo preciso per il quale mangiano soprattutto sotto i filari, ma ci spiega che per il viticoltore è vantaggioso perché proprio lì è il posto più complicato e operativo per combattere le erbacce. Di fianco ai tralci della vite ci sono infatti dei buchi di circa 10 centimetri di profondità, che le galline scavano per cercare radici, germogli e insetti. «Ogni germoglio mangiato adesso significa meno pressione in primavera, la competizione dell’erba sulla vigna sarà ritardata o ridotta e ovviamente il ciclo nutritivo del suolo si completa più velocemente quando l’erba è mangiata, digerita e poi espulsa dalla gallina, piuttosto che falciata e lasciata sul suolo a decomporre». Le galline possono vivere all’ombra e senza stress protette dalla pianta di vite perché se un falchetto proverà a catturarle in uno dei suoi voli in picchiata per poi risalire con la preda fra le zampe, innanzitutto dovrà puntare fra i filari e, quando cercherà di afferrare la gallina, lei potrà tranquillamente spostarsi nel filare a lato. 

Infine, per rendere ancora più piacevole la pensione, i giovani agronomi hanno introdotto nel pollaio anche 3 galletti, per fare i “maschietti”, ma per il momento non sono ancora riusciti a farsi valere, sono troppo timidi e si fanno sottomettere dalle “signore”. 

Il futuro delle galline

Nonostante la resa sia minore, le galline vecchie fanno uova belle grandi, addirittura XXL. Siccome alcune persone iscritte al progetto hanno già espresso l’intenzione di non volersi portare a casa la gallina per farle fare la fine “della padella”. I ragazzi stanno già pensando a un progetto per la stagione estiva, per cercare di prolungare ancora la vita di queste galline. 

Riguardo alla padella, o meglio alla pentola, la carcassa è di circa 1 kg e la carne è un po’ dura e fibrosa, oltre a non avere i classici petti grossi dei polli da carne. In un pentolone, mettete carote, cipolla e sedano assieme alla gallina e fate bollire a lungo. Per “farla bella”, si può aggiungere una lingua di manzo, un biancostato, la testina, il capocollo e gli altri tagli per preparare un Gran bollito misto da gustare accompagnato con del buon vino rosso della regione, in questo caso, dello stesso vigneto in cui vivono le galline.

Andrés Bignasca