Promozione, marketing e progetti vari da quasi sette anni sono coordinati dal Centro di Competenze Agroalimentari Ticino (CCAT). La chiave del successo è la collaborazione tra i diversi settori del tessuto cantonale.

Alla presenza di rappresentanti del settore primario e vitivinicolo, dei trasformatori, della grande distribuzione e della ristorazione, del turismo e dei funzionari del Cantone, si è tenuta mercoledì 11 maggio alla Fattoria Moncucchetto a Lugano l’assemblea generale del CCAT. Il presidente, Sem Genini, ha sottolineato come, dopo il difficile periodo della pandemia, si prospetti un futuro tutt’altro che roseo soprattutto per quanto riguarda le materie prime che stanno diventando sempre più difficili da reperire in una situazione internazionale decisamente delicata. «In questi anni il CCAT ha lavorato e sta lavorando davvero bene e con grande trasparenza», aspetto quest’ultimo che fa ben sperare per il rinnovo del credito quadro cantonale che verrà definito nel 2023.

Collaborazioni intersettoriali tra produzione, ristorazione e turismo

Una delle collaborazioni intersettoriali portate avanti con GastroTicino, nata prima della creazione del Centro competenze, è “Ticino a Tavola”, un progetto che mira a valorizzare i prodotti agroalimentari ticinesi nel settore della ristorazione. Nel 2021 sono stati coinvolti un centinaio di ristoranti che presentavano un menu dove, nei piatti principali, almeno il 60% dei prodotti dovevano essere di provenienza ticinese, privilegiando prodotti con il Marchio Ticino regio.garantie e presentare in carta almeno il 40% di vini ticinesi.

L’attività di promozione e consiglio di vini locali nella ristorazione è fondamentale per dare risalto alle produzioni regionali e ha senz’altro un grande impatto anche a livello turistico. E a proposito di turismo, il CCAT in questi ultimi anni si sta anche occupando dello sviluppo del progetto “Swiss Wine Tour”, che punta a far diventare la Svizzera una meta enoturistica al pari di altre nazioni europee e non.

Sibilla Quadri, direttrice del CCAT, ha inoltre chiarito come sia sempre più necessario agire sui due piani: quello reale e virtuale, e ha espresso i concetti che stavano alla base della campagna promozionale allo scoppio della pandemia e quello scelto invece nel 2021 «quando il Ticino ha visto arrivare un immenso afflusso di turisti». Se nel 2020 per ricordare a tutti quanto fossero preziosi gli agricoltori ticinesi si era scelto lo slogan “Così vicini”, nel 2021 si è deciso di utilizzare l’inglese con il claim “Discover local treasures”, scopri i tesori locali. «L’idea è stata quella di partire dal prodotto per arrivare a scoprire le bellezze del nostro territorio proprio per raggiungere anche i turisti presenti in massa».

Continua anche il progetto mense

In questi anni è stato portato avanti ed ampliato anche il progetto mense, coordinato da Anita Tomaszewska e che coinvolge al momento cinquanta mense su tutto il territorio cantonale. In un test, condotto su quattro mense del comune di Lugano che hanno aderito al progetto nella fase iniziale, si è registrato un incremento della percentuale di prodotti regionali del 23%, passando dal 16% iniziale a quasi il 40%. Uno degli aspetti più complicati da risolvere e su cui ci si sta concentrando «è soprattutto la logistica», ha spiegato Anita Tomaszewska. Gestire le consegne e i quantitativi modificando abitudini consolidate è tutt’altro che semplice. Sem Genini, ha invece invitato i presenti ad agire personalmente, con contatti diretti, per convincere le mense di sedi scolastiche comunali ad aderire al progetto. Se infatti a livello cantonale c’è una capacità di intervento più agile, la capillarità dei comuni è molto più difficile da raggiungere. E ne vale senz’altro la pena soprattutto per una questione di coscienza. «È incredibile infatti come tutti quanti, in buona fede, tendano a sovrastimare la quantità dei prodotti del territorio che utilizzano».

In conclusione

Omar Pedrini, presidente UCT, ha invitato i presenti a valutare bene su quale canale di smercio puntare. La vendita diretta va bene, ma rischia di essere troppo gravosa per determinate aziende e forse vale la pena concentrarsi di più su altri canali di smercio. Ha anche auspicato una maggior presenza dei prodotti caseari nella ristorazione che, in base alla sua esperienza, non godono dello stesso successo di altre produzioni. Sibilla Quadri, in chiusura, ha ribadito come «i benefici ambientali, sociali e economici dei prodotti locali siano ormai riconosciuti, ma è comunque necessario e fondamentale continuare a incoraggiare tutti i settori a utilizzarli».

Cristian Bubola