Venerdì 17 luglio si è svolta a Lodrino l’ordinaria assemblea degli azionisti della MATI SA, la società Macello Ticino con sede a Cresciano.
Dopo i convenevoli di apertura, il presidente Manfredo Forni ha ringraziato i presenti, e scusato gli assenti, e ha aperto l’assemblea chiedendo l’approvazione dell’ultimo verbale che è stato accolto all’unanimità dalla sala.
«Questo mio, nostro, terzo anno di partecipazione al Consiglio di Am­mi­nistrazione della MATI ha richiesto molto impegno e tanto lavoro, soprattutto nella rifinitura del Progetto di sviluppo regionale (PSR) intitolato prima “Transumanza” e ora “I laboratori del gusto”» ha sottolineato il presidente. Un progetto, che ricordiamo, pone l’accento sulla valorizzazione e sulla promozione dei prodotti con il Marchio Ticino regio.garantie della filiera della carne e di quella cerealicola, nell’ambito dell’economia agraria ticinese.

Il progetto di sviluppo regionale
Nel medesimo stabile della MATI SA, negli spazi ancora grezzi, si vuole creare una sala per la lavorazione della carne. Inoltre il progetto intende promuovere dei negozietti agroalimentari già esistenti come per esempio Quin­torno e creare dei “Laboratori del gusto” che possano occuparsi della degustazione e della vendita di svariati alimenti, come tofu, cereali e appunto la carne. Al contempo, parallelamente all’attività della filiera carne del macello, si sta progettando di rinforzare la filiera dei cereali ticinesi, con un centro collettore di cereali BIO, mais e soia, e un centro di trasformazione per soia-tofu e orzo-malto, oltre a una malteria.
Tornando alla filiera carne, il progetto mira a sostenere l’attuale attività del macello, poco redditizia in termini finanziari, affiancandole un’attività di trasformazione della carne, che risulta essere invece più proficua. In tutta la Svizzera, come spiegato dal presidente, i macelli riescono a malapena a coprire i costi di gestione, dunque soltanto con un’attività complementare e supplementare all’abbattimento degli animali, si può pensare di ricavarne degli utili. «La complessità del progetto in questione ha richiesto un coordinamento di tutti gli attori coinvolti e una struttura organizzativa capillare e un conseguente impiego di tempo e lavoro piuttosto importante» ha ricordato sempre Manfredo Forni, «Sono stati concordati dei contratti di collaborazione con i promotori principali, quantificate le previsioni dei costi e suddiviso questi ultimi nella realizzazione dell’intero progetto» ha ricordato, sottolineando e ringraziando infine il prezioso e apprezzato sostengo finanziario da parte di quei comuni che hanno deciso di sposare la causa della MATI e di credere nel suo futuro. Proprio come il Comune di Lugano che, ha ricordato il presidente, da anni copre gli interessi passivi del debito bancario.

I laboratori del gusto sono offerte di varia forma e organizzazione che permettono al cliente interessato di avvicinarsi alla produzione dei prodotti alimentari del nostro territorio. L’obiettivo è quello di far vivere l’esperienza, conoscere i processi di produzione, la storia, la tradizione, le proprietà meno conosciute del prodotto.
La componente ludica, didattica, informativa si completa con una componente più riflessiva di sensibilizzazione per la cura delle risorse, la salvaguardia di tradizioni culinarie tipiche del territorio, la stagionalità dei prodotti, la biodiversità.
All’interno del progetto, i Laboratori del gusto hanno un ruolo di “collante” fra i sottoprogetti e di vetrina per il progetto globale. Sono uno strumento di marketing e comunicazione e permettono di coinvolgere anche il settore turistico.

Importanti passi avanti
«È stato fatto un grandissimo lavoro e tuttora si sta agendo molto» ha ricordato Sem Genini, membro del CdA e segretario agricolo dell’Unione Con­tadini Ticinesi, «I passi avanti si notano anche e soprattutto nell’immagine del macello cantonale che è migliorata notevolmente. La macellazione nell’ultimo anno è aumentata del 5% e questo sicuramente è un risultato incoraggiante ed estremamente positivo. Di­verse aziende che si recavano fuori cantone, ora portano di nuovo gli animali alla MATI. Chi si reca a Cresciano è soddisfatto soprattutto della qualità del lavoro svolto e dell’infrastruttura. Una qualità che richiede degli standard molto alti, con diversi controlli e che, conseguentemente, esige un costo più alto, che i macelli più piccoli non hanno. Infatti solo la MATI ha, per esempio, la certificazione necessaria per poter esportare la carne».
Una crescita che soddisfa i membri del CdA che si dicono speranzosi per il futuro «l’attività di utilità pubblica del macello è infatti progredita» ha aggiunto il Presidente Manfredo Forni «Nel 2019 i quantitativi macellati hanno raggiunto i 433’996 chili. Anche in questi primi sei mesi del 2020, abbiamo già raggiunto i 235’688 chili che corrispondono a 20’000 chili in più rispetto all’anno precedente».

Il sostegno dei comuni
Sandro Volonté, del gruppo di rilancio del macello, ha tenuto anche a sottolineare i numerosi sforzi fatti per cercare di imporre una direttiva che richiedesse a tutti i comuni di finanziare il macello cantonale «a quest’ora avremmo già estinto l’intero debito, ma purtroppo ci sono state tante persone che ci hanno messo i bastoni fra le ruote. Non è giusto che quasi la metà dei Comuni in Ticino non paghi niente per qualcosa che riguarda tutti. Se tutti versassero un contributo il debito sarebbe azzerato e la gestione autosufficiente».

La macellazione in Ticino
Erich Jörg, direttore della società mastri macellai salumieri, ha inoltre ricordato come in Ticino, in passato, al momento dell’avvio del progetto per la creazione del macello cantonale, si macellavano 2 milioni di chili di carne. «Non bisogna nemmeno dimenticare gli eventi sfavorevoli che hanno portato a una diminuzione piuttosto drastica di questi numeri, tra cui alcune grandi società che hanno deciso di iniziare a macellare al di fuori dei confini cantonali». Un problema che ha di certo gravato sulle già fragili finanze della Società Macello Ticino, che ha dovuto anche incassare il colpo della “nuova politica agricola” iniziata nel quadriennio 2014-2017. Un pacchetto di riforme che ha cambiato alcuni paradigmi collaudati fino a quel momento, convogliando una grandissima parte dei pagamenti diretti destinati alle aziende agricole, dagli animali alle superfici e a specifiche attività a favore dell’ambiente e della biodiversità. «Questo ha causato un conseguente calo del numero di bestiame» ha ricordato Sem Genini.

Una situazione di certo poco rosea per i sei membri del Consiglio di amministrazione che, con determinazione, si sono rimboccati le maniche affrontando le pesanti ripercussioni degli ultimi anni. Un duro lavoro che permette ora, forse, di iniziare a intravvedere la cosiddetta luce in fondo al tunnel.
Un ringraziamento per voce del presidente Manfredo Forni, che si è esteso a tutti i sostenitori, dai membri del CdA, agli azionisti, ai comuni, ai membri del Gruppo rilancio macello, ai collaboratori e ai fruitori del macello, e che si è rispecchiato nella rinomina all’unanimità di tutti i membri del CdA: Manfredo Forni, presidente, Michele Foletti, vicepresidente, Sem Genini, membro-segretario, Erich Jörg, membro, Alessio Benzoni, membro e Alberto Pellanda membro e sindaco di Riviera.
Rimane dunque da attendere l’esito ufficiale di queste verifiche e le rispettive autorizzazioni per il Progetto di sviluppo regionale che si spera giungano a breve per poter finalmente entrare nelle fasi più operative.


PB