Il cambiamento climatico, la globalizzazione e altri fattori sono la causa dell’arrivo frequente, in Ticino e anche in Svizzera, di nuovi organismi venuti dall’estero. Questi sbilanciano i nostri ecosistemi naturali e i nostri sistemi agricoli. Ricordiamo qualche neofita come il poligono del Giappone, la palma di Fortune e l’ambrosia. Ora però tocca ad un insetto il ruolo dell’invasore. Dopo la Cimice marmorizzata (Halyomorpha halys) e il cinipide del castagno (Dryocosmus kuriphilus), è arrivata la Popillia japonica. Questa, comunemente chiamata coleottero giapponese, ha raggiunto in questa stagione una concentrazione di esemplari tale da indurre, lo scorso 20 novembre, l’Ufficio federale per l’agricoltura (UFAG) ad adottare delle misure urgenti per impedirne la diffusione nel nostro Cantone. Fino ad ora questo insetto era soggetto ad una decisione della Sezione dell’agricoltura che prevedeva misure volte alla sua eradicazione.
I collezionisti di francobolli o più in generale chi ha a che fare spesso con della corrispondenza conosce già la Popillia japonica. Infatti per l’anno 2020, dichiarato dall’ONU “Anno internazionale della salute delle piante”, è stato disegnato un francobollo da Angelo Boog raffigurante il coleottero giapponese su una foglia di vite. Questa iniziativa ha lo scopo di sensibilizzare sui pericoli dei parassiti invasivi delle piante e promuovere appropriate contromisure.

Conosciamolo meglio. Originario del Giappone questo scarabeide ha cominciato ad arrecare danni smisurati già cento anni fa, non nel suo Paese, bensì in Nord America. È stato avvistato vicino a noi solo nel 2014 nei pressi dell’aeroporto Malpensa. Tre anni dopo è avvenuto il primo avvistamento nel sud del Ticino, a Stabio.
Nonostante gli sforzi per contenere la propagazione del parassita buona parte del Sottoceneri è tutt’oggi infestata.
La Popillia japonica ha tre stadi di sviluppo: larva, pupa e individuo adulto. Le uova deposte nel corso dell’estate in terreni umidi si schiudono dopo alcune settimane. La larva, che ha principalmente lo scopo di accumulare energia, divora radici fino all’autunno, dopo di che si sposta nella profondità del suolo per proteggersi dal freddo invernale. In primavera ritorna in superficie per immagazzinare ancora un po’ di sostanze nutritive prima di trasformarsi in pupa. Tra maggio e giugno raggiunge lo stadio adulto. Oltre a nutrirsi abbondantemente della vegetazione i coleotteri si accoppiano più e più volte durante l’estate.
Visto l’ampio spettro di piante colpite daI coleottero si prevedono danni importanti ai sistemi agricoli e forestali. Inoltre, a causa della tendenza degli individui adulti a raggrupparsi e alla scarsa mobilità delle larve, le perdite di raccolto possono essere localmente totali. Gli effetti negativi delle larve si possono osservare principalmente nei tappeti erbosi, dove compaiono visibili chiazze di erba secca causate dalla mancata funzionalità delle radici.

Quali piante può danneggiare?

Il coleottero giapponese può recare danno ad almeno 300 specie di piante. Nello stadio larvale si nutre di radici di graminacee ma anche di mais, soia, fragole e pomodori. Da adulto mangia invece foglie e frutti di piante agrarie (melo, vite, rosa,…) e alberi boschivi (tiglio, nocciolo, olmo,…)

Secondo la protezione integrata delle piante bisogna combinare più contromisure possibili per frenare efficacemente un’epidemia. Misure di prevenzione includono la rinuncia di irrigazione nel periodo di ovideposizione o l’aratura autunnale per riportare in superficie le larve.
Il monitoraggio è importante e serve per individuare precocemente il parassita, per delimitare le zone di infestazione e dare inizio alla lotta attiva. Per ora in Svizzera non sono omologati mezzi chimici, ma ci sono delle alternative biologiche e biotecnologiche. Queste ultime comprendono trappole a feromoni che consentono di tenere sotto controllo popolazioni di coleotteri localmente, ma hanno una scarsa efficacia su superfici più vaste. L’altra alternativa consiste nell’impiego di organismi entomopatogeni come nematodi, batteri o funghi. Prendendo spunto dal controllo biologico del maggiolino degli orti, ad Agroscope Reckenholz si è studiato l’utilizzo di funghi del genere Me­tarhizium che provoca un tasso di mortalità elevato delle larve e dell’adulto di Popillia, per ora solo osservato in laboratorio. Ulteriori studi sono previsti nell’ambito del progetto di ricerca e innovazione Horizon 2020, finanziato dall’UE e che vede la partecipazione del Servizio fitosanitario cantonale sotto la guida del Dottor Grabenweger di Agroscope Reckenholz.

Torniamo alla decisione dell’UFAG per il contenimento del coleottero. A questo scopo sono state categorizzate due zone, zona infestata e zona cuscinetto, in cui vengono applicate regole apposite. Le norme in questione riguardano principalmente la gestione di merci che possono fungere da vettore per l’insetto come piante vive, rifiuti verdi o terriccio. Le regole toccano quindi aziende agricole, centri di giardinaggio o aziende orto florovivaistiche. Nella zona infestata avrà un ruolo importante il monitoraggio delle popolazioni di Popillia, in modo tale che si possa intervenire nel momento, nel luogo e nella maniera più opportuna (misure di contenimento). Nella zona cuscinetto sarà pure importante il monitoraggio per avere sotto controllo la propagazione del parassita e stroncarne la diffusione con misure di eradicazione.

Argeo Ulrich