Si tratta di un’iniziativa concepita per contribuire con misure concrete agli obiettivi dell’Agenda ONU 2030, a cui anche la Svizzera ha aderito.

In particolare, l’obiettivo numero 12 che cita: “Affinché lo sviluppo sociale ed economico possa avvenire in un quadro di sostenibilità, la nostra società dovrà modificare il proprio modo di produrre e consumare beni”. Ed è proprio su questo punto che il CCAT si è chinato nell’ambito del “progetto mensa” che mira ad incrementare l’utilizzo di prodotti agroalimentari ticinesi nella ristorazione collettiva cercando di favorire, laddove possibile, la filiera corta e coinvolgendo i produttori locali. La Carta conferisce dunque al Centro di Competenze Agroalimentari Ticino (CCAT) un ulteriore strumento sul quale poggiare il proprio impegno anche nella valorizzazione dei prodotti locali.

«La promozione di uno sviluppo sostenibile e la responsabilità sociale delle imprese figurano espressamente tra gli obiettivi del Programma di legislatura 2019-2023 del Consiglio di Stato», ricorda Daniele Fumagalli, Aggiunto al direttore della Divisione dell’economia del Dipartimento delle finanze e dell’economia. «La Costituzione cantonale correla la responsabilità verso le generazioni future a un’attività umana sostenibile nei confronti della natura, a un uso della conoscenza umana rispettoso dell’uomo e dell’universo, nonché al rispetto del principio della sovranità alimentare in quanto ad accessibilità agli alimenti per una dieta variata. Da qui la recente adozione da parte del Consiglio di Stato, su impulso del Gruppo interdipartimentale che si occupa di sviluppo sostenibile, di una Carta per un’alimentazione sostenibile. Questo strumento ha lo scopo di sensibilizzare sull’importanza di una dieta sana ed equilibrata e di promuovere le buone pratiche di sostenibilità alimentare legate al consumo di prodotti locali possibilmente freschi, alla diminuzione dell’uso di imballaggi, all’utilizzo di metodi di cottura efficienti dal punto di vista energetico e alla riduzione degli sprechi alimentari. Destinatari della Carta sono le ristorazioni collettive pubbliche e private, le direzioni scolastiche e le rispettive refezioni, come pure i fornitori di prodotti agroalimentari ticinesi. In questo modo si promuove il Ticino e si valorizza la sua produzione agricola», conclude Daniele Fumagalli.

Rispettare i principi dello sviluppo sostenibile, significa essere consapevoli della propria responsabilità verso il territorio in cui si opera. I destinatari della Carta sono le ristorazioni collettive pubbliche e private, le direzioni scolastiche e le rispettive refezioni, come pure i fornitori di prodotti agroalimentari ticinesi. Per alcune realtà sarà l’opportunità per riflettere se voler elaborare una strategia di sostenibilità, per altre sarà l’occasione per sottolineare ciò che già fanno con passione e impegno, nel rispetto del benessere per gli animali, la natura circostante e salvaguardando la biodiversità.

«La Carta è una dichiarazione di intenti», spiega la direttrice del CCAT Sibilla Quadri. «In diversi settori ci si sta muovendo in questa direzione. In quello turistico, per esempio, Svizzera Turismo persegue una sua specifica strategia di sostenibilità: Swisstainable (nome che nasce dalla fusione di “Swiss” e “sustainable”) con il fine di fare della Svizzera la destinazione più sostenibile al mondo. La Carta mira, dunque, ad incoraggiare tutti gli attori che ruotano attorno al tema delle derrate alimentari, siano essi acquirenti o fornitori, a preferire, rispettivamente a proporre, i prodotti locali quando questi sono disponibili sul mercato.

Ma non solo: la Carta sensibilizza, forma e informa sui principi della sostenibilità alimentare, promuovendo al contempo la dieta sostenibile, variata ed equilibrata e invita a trovare soluzioni per ridurre lo spreco alimentare, che sappiamo è un punto dolente di tutta la filiera alimentare alle nostre latitudini», ha concluso Sibilla Quadri.

L’adesione e il partenariato

I partner che scelgono di aderire alla Carta s’impegnano ad applicare, nella loro politica di approvvigionamento, i requisiti richiesti in materia di allevamento di animali, produzione ecologica e di pesca-piscicoltura così come di trasporto. Ai fornitori sarà richiesto di promuovere maggiormente la tracciabilità e la trasparenza dei prodotti alimentari indicando l’origine di provenienza ed eventuali sigilli di qualità. Conoscendo l’origine delle derrate alimentari i partner della ristorazione collettiva avranno a loro volta modo di differenziarsi e valorizzare ampiamente sui menu i prodotti regionali. In aggiunta, nella ristorazione collettiva si mira ad aumentare la percentuale di piatti a base di prodotti freschi e a ridurre quella di preparazioni industriali, favorire metodi di cottura efficienti dal punto di vista energetico e promuovere l’acquisto di merce sfusa affinché vi sia il minor utilizzo di materiale d’imballaggio.

Qualsiasi istituzione o organizzazione interessata agli obiettivi perseguiti dalla Carta vi può aderire presentando una richiesta scritta al CCAT: info@ccat.ch.

Prisca Bognuda