La transizione ecologica “tanto richiesta” all’agricoltura continua a creare “cortocircuiti economici” di non poco rilievo. Adesso è il turno delle barbabietole da zucchero svizzere, dopo la decisione della settimana scorsa dell’Ufficio federale dell’agricoltura (UFAG) di non concedere un’autorizzazione straordinaria per il prodotto insetticida Gaucho, mentre le autorità di dieci paesi europei lo hanno fatto.

L’utilizzo del prodotto Gaucho, contenente una sostanza della famiglia dei neonicotinoidi, è stato vietato il 1° gennaio 2019, sia in Svizzera sia nell’UE, a causa del rischio che rappresenta per gli impollinatori. Quest’anno le barbabietole da zucchero sono state fortemente colpite dal “giallume virotico”, che in alcune regioni ha causato perdite di resa fra il 30 e il 50%. La Federazione Svizzera dei Produttori di barbabietole da zucchero (SVZ) ha quindi inoltrato una richiesta per un’autorizzazione straordinaria temporanea come è stato fatto in altri paesi, almeno fino a quando non saranno disponibili soluzioni più ecologiche. Ma non c’è stato niente da fare. Per proteggere le colture dagli afidi, l’UFAG ha autorizzato l’impiego di altri due insetticidi (Movento SC e Gazelle SG), già usati nella coltivazione delle patate. Parallelamente verrà messo a punto un programma di ricerca volto a potenziare la lotta contro l’afide vettore del “giallume virotico”.

Presa di posizione dei produttori di barbabietole
La Federazione dei Produttori di barbabietole da zucchero esige ora parità di trattamento con la concorrenza internazionale, chiedendo di importare dall’estero unicamente zucchero coltivato senza prodotti fitosanitari che in Svizzera sono vietati. Aggiungendo inoltre che, “da un punto di vista agronomico”, quella dell’UFAG è stata una scelta sbagliata perché “le barbabietole non fioriscono nel periodo di coltivazione e gli effetti negativi sulle api causate dalla concia delle sementi delle barbabietole da zucchero non sono mai stati verificati”.

Il futuro è ora
Già durante gli scorsi mesi alcuni produttori avevano annunciato che se il prodotto Gaucho non avesse ricevuto una nuova autorizzazione temporanea, allora avrebbero smesso con questa coltura. Era stato il caso, ad esempio, di Lars Nyffenegger, bieticoltore di Worben nel Canton Berna, che in ottobre aveva detto ai “microfoni” del Servizio d’informazione agricola LID di non aver potuto far niente per contrastare il “giallume virotico”: le sue rese erano diminuite almeno del 30% e coltivare barbabietole da zucchero non gli conveniva più, ha così deciso che d’ora in poi seminerà qualcos’altro.
Quella di coltivare barbabietole da zucchero era stata per Lars Nyffenegger un’opzione logica, in quanto i suoi campi sono situati a pochi chilometri dallo zuccherificio di Aarberg: uno dei due zuccherifici della Svizzera. L’altro è a Frauenfeld.

Filiera
“In Svizzera, dei 21’311 ettari messi a barbabietole da zucchero nel 2014 ne sono rimasti solo 17’750 nel 2020 e per il 2021 si prospetta un’ulteriore flessione. Per compensare tali diminuzioni delle superfici e mantenere operativo lo zuccherificio di Frauenfeld, negli scorsi anni, sono state importate barbabietole da zucchero dalla Germania”, si può leggere nella mozione parlamentare depositata lo scorso settembre dal Consigliere nazionale UDC Jean-Pierre Grin e intitolata “Salvare la filiera indigena dello zucchero, attualmente in grave pericolo!”. La mozione sostiene che “Il Consiglio federale è incaricato d’intervenire su più fronti affinché aumenti la superficie coltivata dai produttori di barbabietole da zucchero per mantenere operativi gli zuccherifici di Aarberg e Frauenfeld”.

Per il Consiglio federale, però, si legge nella risposta alla mozione, “dal profilo della sicurezza dell’approvvigionamento è irrilevante se in Svizzera siano operativi uno o entrambi gli zuccherifici”.

Abg