Gli insetti impollinatori sono fondamentali per la crescita di molte colture. Con l’arrivo della Varroa nel 1985 e lo sviluppo di nuove forme di stress per gli insetti, le colonie di api mellifere in tutta Europa diventano più deboli e muoiono più spesso che in passato. 

Il Corriere del Ticino si è mosso in anticipo per cercare di valutare le perdite invernali che affronteranno gli apicoltori ticinesi quando apriranno le loro arnie nel 2021. Secondo un articolo di mercoledì 10 febbraio, si teme una morìa straordinaria delle colonie e il problema principale parrebbero essere «i pesticidi e insetticidi nei vigneti del Sottoceneri». Preoccupato e confuso, ho chiuso il giornale e ho telefonato a Davide Conconi della Federazione Ticinese Apicoltori per chiedere qualche informazione in più riguardo alla situazione, che, mi dice, attualmente è ancora presto per essere valutata. 

La morìa delle api mellifere

Davide Conconi mi ha spiegato che non sono solo i prodotti fitosanitari a causare la morìa. «Un impatto sì, ce l’hanno, è dimostrato che gli insetticidi diminuiscano la fertilità delle regine, così come i neonicotinoidi scombussolano le api, ma la morte delle colonie è il risultato di un insieme di fattori che incidono sulla vita delle api rendendole più deboli. Innanzitutto è cambiato il territorio e pertanto anche la qualità del cibo, le grandi distese estensive di una volta non esistono più e oggi da noi è rimasto perlopiù bosco e città. La qualità dell’aria è diminuita, le stagioni sono cambiate e le api si indeboliscono diventando più vulnerabili ai parassiti come la varroa».

E le onde elettromagnetiche? Influiscono? «Potrebbero avere un influsso anche le onde elettromagnetiche, come le hanno su di noi umani. Forse agiscono a un livello difficile da misurare per i ricercatori, ragione per cui  ci sono ancora pochi studi sull’argomento».

Negli ultimi anni in Ticino è andata bene, con una buona produzione di miele e percentuali contenute di colonie morte durante l’inverno. A livello svizzero, per l’anno scorso il sondaggio annuale di Apisuisse ha mostrato perdite pari al 13,2% delle colonie di api invernate (la cifra dell’inverno precedente si era attestata al 13,6%), stabilizzandosi per il terzo anno consecutivo a un livello abbastanza basso. 

Davide Conconi mi dice che quest’anno le perdite presentano sintomi simili a quelli della CCD (Colony collapse disorder), la Sindrome da spopolamento dell’alveare, una nuova malattia verificatasi per la prima volta nel 2006 negli Stati Uniti che colpisce le api mellifere e di cui non si conoscono con precisione le cause, se non appunto l’insieme di fenomeni che rende le api più stressate. Affette da questo disturbo, la maggior parte delle api operaie abbandona l’alveare o muore nell’ambiente circostante, lasciandosi alle spalle la regina, poche nutrici e abbondanti scorte di cibo. Nei primi anni in cui è apparsa la CCD, in alcuni paesi dell’emisfero nord del mondo ha causato perdite fino al 50% delle colonie di api mellifere.  

“Buon anno 2020!”

Siccome esistono pochi studi sugli effetti ecologici causati dai campi elettromagnetici, Daniel Favre, un apicoltore del Canton Vaud, ha recentemente pubblicato uno studio condotto la notte di Capodanno 2019, per cercare di valutare gli effetti dell’inquinamento elettromagnetico sulle api mellifere durante la notte con il maggior numero di messaggini di auguri e videochiamate. Dopo aver già osservato nel 2011 gli effetti negativi dei cellulari in prossimità delle api, questo secondo studio l‘ha condotto in un paesino a 960 m.s.l.m vicino a Montreaux, a oltre 800 m di distanza da un’antenna trasmittente, con un microfono e un registratore vocale inseriti nell’apiario per analizzare eventuali cambiamenti del comportamento acustico delle api. L’apicoltore ha costatato che a mezzanotte, la colonia di api ha emesso a lungo (15 min) un forte segnale vibrante che solitamente emette prima della sciamatura o quando esprime un disturbo, per esempio la presenza di intrusi. Favre ha inoltre osservato che le api sembravano disturbate anche prima e dopo la mezzanotte, più precisamente allo scoccare di ogni ora, che corrisponde allo spostamento della mezzanotte nelle diverse fasce del globo. I campi elettromagnetici globali avrebbero pertanto un effetto sulle api poiché altre possibili motivazioni naturali, l’apicoltore non ne ha trovate. L’autore dello studio conclude facendo un appello affinché aumentino gli studi per valutare l’effetto dell’elettrosmog sulle api. Negli ultimi 50 anni le radiazioni elettromagnetiche sono cresciute e con l’arrivo del 5G aumenteranno ancora. 

Anche ProNatura nel 2019 ha condotto uno studio sugli effetti del 5G sugli insetti e le api mellifere, provando che ne aumenta la temperatura corporea. 

Andrés Bignasca