Nello scorso numero l’avevamo messo in agenda come uno degli appuntamenti del fine settimana. Sabato a Chiasso tra Corso San Gottardo e Piazza Indipendenza, quattro produttori di miele hanno animato l’evento con i mieli della stagione prodotti in Ticino: millefiori, tiglio e castagno.

La prima produttrice con cui ho parlato, che oltre al suo miele vendeva anche per conto di terzi, è stata Lella Marti di Tegna, che verso le 9 di mattina stava sistemando le candele di cera d’api su uno dei tavoli. «Non c’è molto di artistico», mi dice. «Uso degli stampi di silicone e li riempio. Le faccio la sera, più o meno una alla volta. Bisogna aspettare che la cera si indurisca, altrimenti perde la forma». Me ne fa subito vedere una piccola come esempio, mostrandomi che è diventata un po’ ovale perché non ha aspettato abbastanza per toglierla dallo stampo.

Il prezzo del miele è sempre legato al tipo di produzione

Sul tavolo dei mieli Lella ha moltissime varietà diverse. «È perché smielo ogni arnia singolarmente». Le chiedo del miele di ailanto. Sul banco ce ne sono tre vasetti da 125 grammi. «Eh, ormai c’è. Lo so che è un’invasiva», mi dice, «ma le api mica lo sanno». In fondo, penso, anche la grande assente di quest’anno, la robinia o acacia, lo è, solo, da un periodo di tempo un po’ più lungo. «Che è miele d’ailanto, al gusto e per caratteristiche me l’ha confermato anche Lucia Piana. Non so se la conosci», mi chiede. Mentre parliamo, un passante si avvicina e chiede il prezzo al chilo del miele di castagno. Siamo attorno ai 30 franchi. Se ne va, scocciato, dicendo che è carissimo. Lella non si scompone. Mi dice che ai mercati è sempre così. C’è sempre qualcuno che dà in escandescenza a sentire i prezzi, che sono più o meno gli stessi per tutti i venditori. Per lei non c’è nessun problema, anzi. «In fondo», mi dice, «io negli ultimi vent’anni, per il mezzo chilo, sono passata dai 13 ai 15 franchi. Non mi sembra un gran rincaro». Mi spiega anche che quello è un prezzo giusto per il suo tipo di produzione. È lei stessa a preparare i telaini di cera e, se si considerano le difficoltà a mantenere le api, il rincaro dovrebbe essere ben superiore. «Ormai, dopo la fioritura del castagno, non trovano praticamente più fiori. Anche nel verde privato, con i nuovi robot per tagliare l’erba, il tarassaco o il trifoglio non arrivano nemmeno a fioritura e spesso anche il verde pubblico è gestito nello stesso modo».

Al banchetto di Taras Jones c’è solo miele di castagno e tiglio. Non mancano però le boccette di propoli. «È un antibatterico naturale», sento la signora che spiega a una cliente. «Come si prende? Io ne aggiungo qualche goccia a un cucchiaino di miele». C’è anche un cestino con delle trecce fatte in casa al miele di castagno; ne prendo una per provarla e chiedo anche qualche informazione sui fogli cerei. «Sono dei sostituti riutilizzabili della pellicola alimentare. Li faccio io», mi dice la signora. «Compro la carta e poi la ricopro con un sottile strato di cera».

Non faccio nemmeno in tempo a spostarmi al banco di Nelly Tacchella che un passante le chiede: «Acacia ne avete?» Il tempo di ricevere un no come risposta che subito dice al suo soci, «La robinia la gh’è pü». Quest’anno, come si può leggere all’articolo di pagina 18, le prime fioriture sono andate praticamente tutte perse per la produzione di miele a causa del maltempo. Lella Marti mi aveva detto che in altri anni riusciva a fare anche il miele di ciliegio, ma quest’anno è stato impossibile. Nelly Tacchella invece mi dice che con la robinia lei fa un buon raccolto una volta ogni sette, otto anni. «Robinia pura ne ho fatta solo nel 2006». Si dispiace un po’ di non aver portato i mieli delle diverse annate, «così la gente vede che il colore cambia di anno in anno». Lei e suo marito hanno iniziato nell’82 e parlando si rende conto che ormai sono quarant’anni che fanno miele. «Non noi. Lo fanno le api», mi dice. Poi, quando le chiedo come mai ha iniziato, mi dice che più che altro è stato per i figli. «Ne mangiavano talmente tanto che valeva la pena mettersi a raccoglierlo». Scambiamo quattro chiacchiere sulle diverse cristallizzazioni e su come ottenerne di uniformi. Poi vedo che ha anche il vasetto con il favo. «Me ne sono rimasti soltanto tre. Le scatolette con favi e miele ormai le ho già finite da un pezzo». Sembra ci sia un certo interesse ad acquistare il miele con il favo.

L’ultimo banchetto è quello di Ivano Lurati, di Seseglio, che produce miele Bio. Mentre sto per iniziare a fare qualche domanda alla venditrice un cliente chiede «miele di castagno, ma di quello bello scuro. Qual è il più scuro?», domanda. Indico un vasetto e la venditrice sorride.

Prima di partire, quando nell’aria iniziava a diffondersi il profumo delle caldarroste e delle luganighette, prendo i pieghevoli della Società ticinese di apicoltura e di altre associazioni di categoria: “Il miele ticinese”, “Il giardino per gli insetti impollinatori” e “Apicoltura”. Il miele d’ailanto che ho assaggiato il giorno dopo non è affatto male. E anche se quest’anno alla sagra del miele c’erano meno produttori degli anni precedenti, ne è valsa senz’altro la pena farci un salto per ricordarsi di quanto ricco e prezioso sia il mondo degli apicoltori.

Cristian Bubola