La mattina si svegliano e pascolano fuori dalla loro casa (un carretto da traino trasformato in pollaio mobile), dopodiché attraversano il vigneto per andare a fare un bagno nella piscinetta, poi di nuovo a pascolare e mangiare erba, sempre inseparabilmente insieme. «Poi di nuovo bagnetto e mangiare da un’altra parte: così per una ventina di bagnetti al giorno», mi racconta Gabriele Bianchi di Arogno, quando sono andato a visitare questo nuovo progetto di sistema silvopastorale. È suo fratello minore Martino Bianchi ad essersi occupato dell’integrazione pratica delle oche nel vigneto e Lorenzo Tognola li ha aiutati con la parte teorica e burocratica. Da 4 settimane, 10 oche vivono in una parcella del vigneto biologico dei Bianchi ad Arogno.

Il progetto
Dopo aver acquistato le 10 oche, già adulte, nel canton Sciaffusa, Martino ha insegnato loro il modo di lavorare, la “strada” fra i filari per la casa e per la piscina. «L’idea è di averne almeno una quarantina, dalla prossima primavera dopo che faranno le uova, per gestire l’inerbimento della vite in modo indipendente, dimezzando o eliminando il lavoro con le macchine», mi spiega Gabriele, «Lavoreranno “a settori” e dormiranno nella loro casa mobile che potremo spostare facilmente».
Già oggi la famiglia Bianchi fa pascolare le pecore in vigna per valorizzare il periodo post-vendemmia, ma soltanto fino a prima che la pianta germogli o che ci sia l’uva. Le oche invece si potranno tenere fino a quando il grappolo inizia a maturare; quindi “praticamente” 10,5/11 mesi all’anno. Il cambio generazionale avverrà con collaborazioni con la gastronomia.

Primi risultati e obiettivo
«Le oche hanno lavorato molto bene», hanno affermato soddisfatti Gabriele, Martino e Lorenzo, indicandomi con il dito il confine fra la parcella sotto i nostri piedi e quella adiacente, molto più fitta di erba più alta, trifogli e denti di leone. Soltanto le ortiche non gli piacciono. «E nonostante già ora si abbiano dei risultati molto interessanti, da primavera saranno ancora migliori», mi spiega Gabriele, quando introdurranno l’incubatrice per allevare le oche, «Martino le addestrerà da piccole, insegnerà loro la strada, come arrivare al pollaio e magari le richiamerà con un fischietto. Così le oche lo seguiranno mentre lui fa i lavori in vigna». «Che spettacolo!», ho detto io immaginandomi la scena vista da qualche terrazzamento più in alto.

Interazione oche-vigna
Le oche tolgono la pressione delle erbe sulla vigna e la fertilizzano. La vigna offre loro protezione, benessere e ombra. Lorenzo mi ha spiegato che negli allevamenti all’aperto, i volatili tendono a pascolare vicino al pollaio o ad altre strutture di protezione. I lunghi filari dei vigneti danno sicurezza ai volatili che li spingono a pascolare su tutta la superficie. Dentro e sotto il pollaio mobile, tra le quattro ruote, le oche sono protette dalle intemperie.

Sistemi silvopastorali
Il nome forse è nuovo ma la tecnica è vecchia. In un sistema silvopastorale si integrano piante e animali, si sfrutta la catena biologica naturale per creare un sistema di utilizzo del suolo più efficiente, sostenibile e diversificato. Gabriele mi ha ricordato che i nostri “vecchi” coltivavano la pergola proprio per avere della superficie supplementare sotto la vigna, per far pascolare gli animali o coltivare ortaggi. Oppure come si faceva, e si fa ancora, con i pascoli alberati o nelle selve castanili, dove i ruminanti tengono pulito il terreno per facilitare la raccolta dei frutti, contribuendo a una migliore illuminazione che favorisce la biodiversità del sottobosco. Le foglie si raccolgono per lo strame o per altri utilizzi, per una gestione ottimizzata delle risorse naturali.

Abg