Secondo un articolo pubblicato dal LID il 27 maggio scorso, negli ultimi anni si registra sempre più una tendenza generale a livello svizzero ad anticipare il carico degli alpeggi. Anche in Ticino, come ci conferma Omar Pedrini, «stiamo più o meno caricando tutti. Di erba ce n’è e malgrado la siccità di inizio anno, ce n’è tanta». La siccità però un qualche effetto negativo lo ha avuto.

Malgrado le piogge degli ultimi tempi abbiano sicuramente migliorato di molto la situazione di siccità, al momento è difficile fare previsioni a lungo termine sulla situazione dell’approvvigionamento idrico sugli alpeggi. «In base a dove ci si trova, c’è incertezza», spiega Omar Pedrini, presidente dell’ Unione Contadini Ticinesi. «In alcuni alpeggi è possibile trovare delle soluzioni, mentre in altri è un po’ più difficile. In generale, questo sarà probabilmente un anno di prova con lo scopo di trovare nuovi stratagemmi» con cui mitigare in futuro, simili problemi.
Anche perché, complici i cambiamenti climatici, non si può dire se l’assenza di precipitazioni che ha caratterizzato gli scorsi mesi rimarrà solamente ancorata alla cronaca del 2022.

Troppa poca acqua a Pesciüm
A informarcene è ancora Omar Pedrini, ma è Ezio Pedrini, gestore dell’alpe nonché presidente del Patriziato di Airolo che ne detiene la proprietà, a confermarcelo: la situazione all’alpe di Pesciüm, già ora, è «critica e allarmante». A detta di Ezio, «i riali sono tutti asciutti e la sorgente l’altro giorno [a fine maggio, n.d.r.] dava solo un litro di acqua al minuto». Insomma, al momento attuale c’è troppa poca acqua, «insufficiente per una corretta gestione dell’alpeggio». Si tratta, come ci spiega ancora, di un evento che «non era mai capitato prima», dal momento che «normalmente le difficoltà legate all’approvvigionamento idrico sorgono dopo metà agosto, mentre adesso siamo a fine maggio».

Ezio Pedrini, in qualità di presidente del Patriziato di Airolo, sta cercando quindi di trovare le soluzioni e si è rivolto alla Sezione dell’Agricoltura, la quale si è detta «pronta e disponibile ad aiutare».
«Venerdì scorso una commissione di specialisti è giunta da Berna per fare una radiografia dell’area, così da poter sapere come procedere e quali interventi fare». Rimaniamo in attesa conoscere gli ulteriori sviluppi.

L’appello di Pedrini è che «bisogna rendere nota l’urgenza e la gravità della situazione in cui ci troviamo, che è del tutto eccezionale. È importante che ci sia consapevolezza anche da parte della popolazione».

La risposta da Bellinzona
Interrogando sull’argomento Loris Ferrari, capo della Sezione agricoltura, ci è stato in effetti spiegato che «la Sezione agricoltura può intervenire tramite le sue basi legali, che di fatto riguardano il finanziamento delle opere per l’approvvigionamento in acqua potabile, per le emergenze», aggiungendo che si andrà a trovare «delle soluzioni ad hoc dove andranno coinvolti tutti gli attori in gioco, dai proprietari (quasi sempre i patriziati), al Governo, fino ad altri servizi come la protezione civile, l’esercito, ecc.». A questo proposito, Ferrari ha affermato che la Sezione dell’agricoltura ha già «preso contatto con il Dipartimento delle istituzioni sezione del militare e della protezione della popolazione».

Quello dell’alpe di Pesciüm è il primo caso constatato e si può sperare che rimanga un caso isolato per cui possano essere presi provvedimenti rapidi e incisivi. Sempre Ferrari: «Per il momento siamo in contatto con il patriziato di Airolo che si trova in una situazione con poca acqua e, se la meteo non cambia prevede di avere nel corso della stagione dei seri problemi».

Un’altra minaccia
Oltre all’approvvigionamento idrico, bisogna pure tener conto degli sbalzi di temperatura anche piuttosto importanti che hanno caratterizzato le scorse settimane. Secondo Omar Pedrini, queste oscillazioni possono effettivamente «influenzare negativamente i pascoli. L’erba è buona e malgrado la siccità è anche più avanti rispetto ad altri anni, ma brinate o gelate così tardive possono arrecare danni causando importanti perdite di foraggio».

Alla ricerca di personale
C’è un po’ d’incertezza, ma anche di positività. Resta però il fatto che «si è sempre più dipendenti da vacche da latte d’oltralpe», spiega Pedrini, dal momento che il numero di animali in Ticino continua a calare di anno in anno. E per concludere, se per le vacche da latte la situazione è più incoraggiante, per gli alpeggi caricati con ovini e caprini bisognerà vedere anche l’evolvere della situazione lupo.
Infine, un altro problema fondamentale, e sempre più presente, ci spiega Pedrini, è la difficoltà a «reperire manodopera preparata o disponibile a mettersi in gioco, nonostante gli stipendi siano buoni». A seconda delle funzioni e dei compiti assegnati, spiega Pedrini, «se si ha voglia di fare, si può anche imparare».

Andrea Arrigoni