La scorsa settimana ci siamo occupati dell’estrema siccità che ha colpito la regione del Mendrisiotto portando all’apertura di alcuni pozzi nella regione. Ma il problema non è solo regionale. L’Unione Svizzera dei Contadini con un messaggio diffuso venerdì 22 luglio, ha comunicato ai propri affiliati come la persistente ondata di calore stia mettendo a rischio diverse colture in tutta la Confederazione.

Il testo sottolineava come al momento la situazione sia «sì tesa, ma non ancora drammatica». Oltre al mais e alla vigna, di cui abbiamo parlato la scorsa settimana, «ci sono anche le barbabietole da zucchero che stanno entrando in sofferenza e l’erba dei pascoli è ormai secca in molte località svizzere; tanto che alcuni contadini stanno già integrando il foraggio normalmente destinato all’inverno.

In molte zone di estivazione in Svizzera le sorgenti si stanno prosciugando. Inoltre l’orticoltura ha bisogno di continue irrigazioni e le restrizioni legate all’utilizzo delle acque di superficie sono in aumento in tutto il Paese. Nel corso della settimana che si è conclusa venerdì 22 luglio ci sono stati alcuni temporali tanto in Svizzera interna quanto in Ticino, ma con il terreno così secco la pioggia non è stata assorbita e si è limitata più che altro a scorrere in superficie. Quello che preoccupa, anche a livello nazionale, è il fatto che non si intravveda all’orizzonte un abbassamento delle temperature». Il messaggio, ormai canonicamente, si concludeva con l’augurio che la pioggia arrivi presto.

Come si definisce un’ondata di calore

Come chiarisce il sito di Meteo Svizzera, una volta definite quali siano le temperature di riferimento, si può dare per assodato che al momento è «dal 14 luglio che le temperature hanno superato la soglia per diramare un’allerta canicola (definita a 25°C di temperatura media giornaliera)». E si parla di ondata di calore quando questo valore si mantiene per un periodo superiore ai tre giorni. Nel corso di questa settimana in Ticino il caldo dovrebbe darci un po’ di tregua, ma

questa situazione di calura permanente non è prerogativa esclusiva del nostro cantone. E se il caldo lo soffriamo noi, la situazione non è diversa per le varie colture e per gli animali che lo patiscono in maniera ancora maggiore.

Previsioni per le colture nei mesi di luglio e agosto

Nel comunicato diffuso dall’Unione Svizzera dei Contadini, da un lato per acquisire informazioni sullo stato delle diverse colture e dall’altro per informare su quale sia l’orizzonte per le settimane a venire, sono stati definiti i seguenti cinque livelli di rischio: 1 normale, 2 moderato, 3 critico, 4 molto critico, 5 catastrofico. Al momento, le uniche due colture che sono considerate in una situazione normale sono la colza, anche perché si dovrebbe concludere il raccolto nell’arco di una decina di giorni, e alcune varietà di frutta. Le albicocche e le ciliegie sono già state raccolte e anche le prugne sono maturate bene. Per queste colture, se l’ondata di calore si interromperà con l’inizio della prossima settimana, non dovrebbero esserci problemi o se ce ne fossero sarebbero comunque limitati. Per le bacche, l’orticoltura e i cereali viene già indicato un livello di rischio moderato. I cereali hanno in realtà beneficiato delle alte temperature e a rimanere a rischio sono al momento le parcelle in quota. Lo stesso vale per l’orticoltura: a soffrire le ondate di calore infatti sono soprattutto le insalate, ma finché è garantita la possibilità di irrigare il rischio è relativo.

Se venisse però emanato un divieto di irrigazione delle colture, da moderato il rischio per l’orticoltura diventerebbe subito molto critico. Anche per girasoli e soia al momento il rischio è moderato, ma se persiste un tempo così secco sono da prevedere delle perdite. Per il mese d’agosto infatti il grado di rischio indicato è già il terzo: critico. Questo passaggio dal secondo al terzo grado di rischio include il mais, le barbabietole da zucchero e anche le patate. Al momento, queste colture corrono un rischio moderato, ma se dovesse continuare a non piovere anche dopo il 25 luglio, ci vorrebbe davvero poco per arrivare a delle perdite rilevanti sia in termini quantitativi che qualitativi.

Al momento, la situazione è già drammatica per prati e pascoli, che sono già gialli e secchi in molte zone della confederazione e del cantone, e per la vigna che, come chiarito nella comunicazione, se l’ondata di calore e siccità persisterà, dipenderà totalmente dalla possibilità di essere irrigata.

Torniamo in Ticino

Per sapere come sta andando con la vigna nel Mendrisiotto abbiamo ricontattato Davide Cadenazzi e gli abbiamo chiesto se l’approvvigionamento idrico dai pozzi che sono stati riaperti nel Mendrisiotto per andare incontro alle esigenze dell’agricoltura sta dando dei risultati. «All’inizio devo dire che ero un po’ in ansia, però adesso sta andando bene. Per gli agricoltori il sistema funziona e gli effetti sulla vigna si vedono già: le foglie hanno smesso di seccare, l’uva ha ripreso il suo colore verde chiaro e il grappolo è tornato in tensione».

Anche Fabio Gabaglio ci ha confermato il buon funzionamento dei prelievi dal pozzo di Stabio «Noi andiamo tre volte a settimana e qualcosa, forse il 50, 60% del raccolto si riesce a recuperare. Quando bagni il mais si vede subito che si riprende. Per ora però (fino a mercoledì 20 n.d.r.) anche se c’è stato un temporale su Capolago, qui da noi di acqua ne è arrivata davvero poca. Continuiamo a sperare nella pioggia, anche perché per una settimana o due puoi fare avanti e indietro con l’autobotte, ma non si può andare avanti così per un mese».

E sugli alpeggi?

Per conoscere la situazione sugli alpeggi in Ticino abbiamo contattato Valerio Faretti, presidente della Società Ticinese di Economia Alpestre, che ci ha detto che «su quasi tutti gli alpi l’erba è secca, a parte in alto dove ce n’è ancora di verde. La produzione di latte però è già calata un po’ dappertutto. Per fortuna si è caricato in anticipo, ma molto probabilmente si scaricherà anche prima». E questo caldo continuo ha dato altri problemi? «C’è il problema della temperatura in cantina, che spesso sale troppo. Però non è il primo anno che ci confrontiamo con questo problema».

E per quanto riguarda l’acqua? «Adesso in val Bedretto sono diversi gli alpeggi che iniziano ad aver problemi di approvvigionamento idrico: Cioss Prato o Stabiello, ad esempio. E già a inizio stagione c’erano alpeggi come Pesciüm con sorgenti che  avevano poca acqua». Ezio Pedrini, gestore dell’alpe di Pesciüm, ci ha detto che fanno sempre più fatica con l’acqua e sta diventando davvero difficile riuscire a farsi bastare l’acqua per abbeverare le vacche e gestire i lavori in caseificio. «Siamo davvero in difficoltà».

La causa di questa carenza d’acqua nelle sorgenti è dovuta alla scarsità di nevicate invernali, che da un lato non hanno impregnato il terreno d’acqua durante lo scioglimento e dall’altro, ci ha spiegato Faretti, «non lo hanno nemmeno isolato. Il gelo è così potuto penetrare più in profondità, provocando spaccature e crepe facendo disperdere l’acqua e rendendo i lavori di raccolta più difficili».

Cristian Bubola