Nella relazione presidenziale preparata per l’assemblea annuale, era evidenziato quel “venti” che voleva significare venti nuovi per l’orticoltura ticinese.
In effetti a causa della pandemia che ha investito tutti, se ne sono viste di tutti i colori, e se nel settore orticolo le incertezze sono oramai una consuetudine, la primavera è iniziata con presupposti veramente poco rosei. Molte sono state all’inizio le insalate rimaste invendute; fortunatamente in seguito alla chiusura delle frontiere e il conseguente assalto ai commerci locali, si sono però aperti nuovi canali per articoli che, di regola, non vengono assorbiti dai commercianti all’ingrosso dei prodotti ortofrutticoli e in generale dalle grandi superfici di vendita al dettaglio.

Anche le colture messe a dimora più tardi nel corso della stagione hanno potuto beneficiare di questo particolare stato delle cose e hanno dato la possibilità ai consumatori locali di apprezzare e anche di conoscere la produzione ticinese.
Purtroppo, appena le frontiere sono state riaperte, tutto è ritornato alla situazione antecedente l’arrivo della pandemia.

Attualmente stiamo nuovamente in parte rivivendo un’analoga situazione, ma oramai il picco di produzione dei tipici prodotti ticinesi (gli ortaggi tipici dell’estate) è passato e per il nostro settore orticolo l’influsso della particolare situazione non è più così marcato, poiché, salvo poche eccezioni (formentino, verze, cicorie autunnali) l’offerta ticinese di verdure non è più così importante.
Per far posto alle nuove coltivazioni da mettere a dimora alla fine dell’inverno, nelle grandi serre si stanno estirpando quelle estive piantate in primavera (pomodori e melanzane). Resta comunque una certa incertezza per il futuro, che non si può sapere cosa ci riserverà.

Molti sono i cittadini che quest’anno si sono cimentati nella coltura dell’orto domestico, ma sono pure molti quelli che oltre a sperimentare che la “terra è bassa”, hanno capito che le colture richiedono di essere assistite e curate, spesso anche dal lato fitosanitario. Proprio in vista delle prossime votazioni su questo tema del prossimo giugno, queste constatazioni fanno ben sperare il settore orticolo cantonale e dell’intera Svizzera. Infatti non è sempre semplice. Nem­meno per chi opera a livello professionale e anche per chi segue la linea del biologico. Non ci si può certamente improvvisare su due piedi, e la conferma sta nelle richieste di consulenza che hanno inondato, con domande di ogni tipo, i dipendenti dei centri di giardinaggio e dei punti vendita di sementi, piantine e attrezzature per la coltivazione e la gestione di un orto.

È rassicurante il fatto che l’interesse verso il nostro settore è aumentato in modo considerevole e più consumatori si recano ora direttamente nelle aziende, dove oltre a essere sicuri della provenienza delle diverse verdure, possono pure acquistare a prezzi convenienti anche prodotti con standard qualitativi (piccoli difetti) e dimensioni che la grande distribuzione non accetta di commercializzare. Questo è sicuramente un vantaggio anche dal lato dello spreco alimentare che assieme al km 0 è sempre più un tema sensibile presso l’opinione pubblica e in particolare per il singolo consumatore.
L’associazione orticoltori ticinesi è stata quest’anno in particolare molto attiva nell’affrontare le problematiche che ci hanno visti confrontati con le restrizioni Covid-19, fortunatamente accolte e considerate anche dal mondo politico.
La sovranità alimentare non si è mai sentita tanto come durante questo periodo; purtroppo però l’incoerenza dei consumatori, che si recano all’estero per i loro acquisti, sembra smentirla inconfutabilmente.
Malgrado le modeste possibilità, i membri dell’associazione si sforzano di farsi notare con tutti i pochi mezzi a disposizione, e oltre agli autoadesivi, alla pagina Facebook, e alle magliette, prossimamente per potersi fare conoscere meglio sarà creata anche una pagina internet.
Il comitato direttivo è ben affiatato e si incontra regolarmente nel rispetto delle norme sanitarie, mentre le riunioni con l’associazione mantello, l’Unione svizzera dei produttori di verdura (USPV) sono state organizzate in maniera virtuale.
Inizialmente le problematiche ticinesi sembravano essere un’esagerazione, ma in seguito anche le nostre consorelle associate all’USPV hanno manifestato le nostre stesse situazioni, e la settimana scorsa, all’ultima conferenza dei presidenti, tutte le sezioni regionali hanno portato le loro esperienze vissute in questa particolare annata.

Tutti concordano che i prodotti dell’orticoltura svizzera sono di alta qualità. Occorrerà però sensibilizzare maggiormente quanto sta a monte della produzione, che in futuro dovrà confrontarsi con sfide importanti, dal lato politico, ambientale, climatico e commerciale.

La certezza, di cui si può certamente andare fieri, è che le derrate orticole sono alla base di un’alimentazione sana ed equilibrata, e questo non può che far guardare al futuro in maniera positiva.
Un grazie va a tutti i produttori ticinesi di ortaggi per l’impegno dimostrato in questo turbolento 2020, ma fiduciosi andiamo avanti e stringiamo i denti.

L’Associazione Orticoltori Ticinesi augura a tutti serene festività.