Proprio alla fine della scorsa settimana, al Consiglio degli Stati è stata approvata, con 31 voti favorevoli, 6 contrari e 4 astenuti, una revisione della Legge sulla caccia nata da un’iniziativa parlamentare della Commissione dell’ambiente, della pianificazione del territorio e dell’energia (CAPTE-S) per la regolazione dei lupi.

Con il progetto si vorrebbe consentire l’abbattimento preventivo dei lupi sul modello di quanto già avviene per gli stambecchi. I lupi si stanno moltiplicando rapidamente anche per la Camera dei Cantoni. Il dossier passa ora al Nazionale, che dovrebbe esprimersi entro fine anno.

Come riportato da ATS, sul territorio svizzero si contano oggi circa 180 lupi e almeno 17 branchi e i conflitti con gli animali da reddito si moltiplicano. In base al progetto della CAPTE-S, l’eliminazione dei branchi o dei singoli lupi deve essere autorizzata laddove l’agricoltura è minacciata. I guardacaccia potranno abbattere esemplari che si avvicinano in modo minaccioso a zone abitate o essere umani, o per i quali le misure di protezione delle greggi risultano inefficaci. Il Governo non si è opposto alle misure presentate. «La sola protezione delle greggi non basta», ha dichiarato la ministra dell’ambiente Simonetta Sommaruga. «La legislazione in vigore, che consente la regolazione del lupo soltanto in seguito a danni di ampia portata o a un grave pericolo, non è sufficiente», ha aggiunto.

Considerata l’accettazione del progetto, i deputati hanno ritenuto superflua la mozione del consigliere nazionale Fabio Regazzi che chiedeva che i danni causati da specie protette come lupi, linci, orsi e castori, dovessero essere assunti integralmente dalla Confederazione.

Immediata la reazione dell’Unione Svizzera dei Contadini che, con un comunicato stampa, ha fatto sapere di accogliere favorevolmente le misure di regolazione proposte per il futuro. Come si può però leggere nei punti essenziali del progetto elaborato dalla CAPTE-S «stambecco e lupo verrebbero inseriti nel nuovo articolo 7a capoverso 1a», che prevede il controllo degli effettivi di queste due specie tramite interventi di regolazione. Se il periodo per la regolazione dello stambecco verrebbe prolungato di un mese, quello del lupo risulta però al momento fissato tra il 1° di settembre e il 31 gennaio. Per l’Unione Svizzera dei Contadini, definire un periodo limitato non ha senso, come sottolineato dal titolo del comunicato: “Non c’è più tempo per le mezze misure”. L’USC, si impegna sin d’ora per far sì che il progetto venga migliorato lungo l’iter parlamentare e che si possano risolvere anche le questioni di dettaglio.

A riguardo di questa iniziativa parlamentare, pubblichiamo di seguito la lettera aperta inviata prima della seduta del 29 settembre dall’Unione Svizzera delle Donne Contadine e Rurali ai senatori della Camera alta, per renderli attenti a un aspetto spesso trascurato, legato alla presenza del lupo.

«Va considerato anche il peso psicologico»

L’Unione Svizzera delle Donne Contadine e Rurali rappresenta più di 50’000 associate: donne che vivono in zone rurali con le loro famiglie. «Se nelle discussioni condotte fin qui, la salvaguardia della biodiversità legata alla presenza del lupo ha avuto un peso determinante, aspetto questo che non vogliamo mettere in discussione, le conseguenze negative subìte dalle famiglie contadine e dai loro animali sono diventate insopportabili. Le misure di protezione attuate mostrano purtroppo chiari limiti e il lupo sembra avere molte più risorse e una capacità d’adattamento superiore al previsto».

Nelle decisioni future sul lupo, le donne contadine invitano i deputati a riflettere sul fatto che tutte le considerazioni legate al benessere animale, che includono anche l’evitare ogni sofferenza inutile agli animali da reddito, quando si parla di lupo vengono trascurate. La paura e lo stress continuo fanno parte di questa sofferenza. «Subire la pressione costante del lupo, sia in seguito a un attacco portato da un singolo lupo che da un branco, le ferite e l’agonia per gli animali predati comportano traumi profondi per gli animali, ma anche per chi li accudisce».

«Quando un gregge o una mandria è minacciato dai lupi notte dopo notte, non reagisce più in modo normale e diventa pericoloso per le persone che se ne occupano così come per gli escursionisti. E bisogna tener conto anche di questo aspetto».

Le donne contadine danno per assodato anche gli aspetti pratici ed economici della questione: le perdite di guadagno per le famiglie contadine, i problemi per il turismo in determinate regioni, i costi per le misure di protezione, il lavoro supplementare e la scomparsa dell’economia alpestre siano già abbastanza noti ai deputati. «C’è però anche un altro aspetto che non viene considerato e si tratta del peso psicologico del lupo sulle persone coinvolte, in particolare le donne e i bambini».

La pressione psicologica subìta notte e giorno dalle famiglie contadine è enorme. «Di notte ci si sveglia al minimo rumore e di giorno, quando si cammina nei pascoli, siamo angosciate. Che cosa potremmo fare in caso di un incontro ravvicinato? Riusciremmo a proteggere i nostri figli?».

«Durante la stagione alpestre i nostri figli continuano a chiederci con insistenza di tornare in pianura perché hanno paura del lupo. Lupo che inoltre torna con frequenza preoccupante nei compiti e nei disegni dei bambini a scuola».

Le famiglie che vivono in località discoste hanno paura per i loro figli quando giocano fuori o quando tornano a casa da scuola da soli. «Anche se si cerca di minimizzare, i bambini crescono con questa paura. Perdono il sonno, perché sono preoccupati per i loro animali o perché non riescono a togliersi dalla testa l’immagine di pecore straziate che hanno ritrovato loro stessi». Sono pesi insostenibili a livello psicologico già per gli adulti, figuriamoci per dei bambini.

L’impressione che questa situazione non venga considerata dalle autorità e il fatto di sentirsi abbandonati di fronte a queste difficoltà senza essere prese sul serio, non fanno altro che aumentare ancora di più lo sconforto tra le famiglie contadine toccate dal problema.

La situazione ha raggiunto livelli tali che, per esempio, in Ticino le associazioni agricole hanno chiesto alle autorità cantonali di instaurare una collaborazione con il Care team cantonale o di creare per lo meno un servizio di assistenza psicologica.

Da ultimo, ci preme sottolineare come sia sempre più difficile, e a volte addirittura impossibile, riuscire a trovare del personale che si occupi del bestiame, viste le condizioni descritte. Anche questo problema non fa altro che scaricare ulteriore peso sulle famiglie contadine che non hanno alternative e spesso devono fare tutto da sole.

A Berna si ricalca quanto successo in Ticino

Lunedì 19 settembre infatti il Gran Consiglio aveva accolto la mozione “Salviamo l’allevamento ovicaprino in Ticino”, presentata da Sem Genini e 18 parlamentari, come richiesto nel rapporto di maggioranza della Commissione Ambiente, Territorio ed Energia che ha anche chiesto al CdS di sollecitare il Governo federale a modificare le condizioni di analisi dei campioni di DNA. Attualmente possono richiedere diverse settimane poiché non vengono trattati secondo le priorità di urgenza bensì in ordine di arrivo. Con il voto espresso a netta maggioranza dal parlamento: 53 favorevoli, 17 contrari e 2 astenuti, anche a livello cantonale era stato il legislativo a intervenire per esercitare pressione sull’esecutivo. In sostanza, si tratta di trovare una strada che garantisca una migliore tutela degli allevatori contro il lupo.

Cristian Bubola