Se le colture del Piano di Magadino nelle scorse settimane sono state flagellate dalla grandine, quelle del Mendrisiotto soffrono la sete. Si sta vivendo un’emergenza idrica senza precedenti.

Il mese di giugno appena trascorso, da quando sono iniziate le misurazioni nel 1864, è stato secondo per temperature solo a quello del 2003. Il dato è stato riportato anche nel rapporto Agristat pubblicato l’11 luglio. Oltre alle temperature preoccupano le precipita- zioni risultate «inferiori alla media decennale su gran parte del territorio nazionale».

I temporali primaverili nel Mendrisiotto non sono arrivati

Gli inviti della maggior parte dei Comuni del Mendrisiotto all’uso parsimonioso dell’acqua, a metà luglio, mentre stiamo scrivendo, si sono moltiplicati. Anche Chiasso, Balerna, Morbio Inferiore, Vacallo e Breggia, ultimi in ordine di tempo, hanno invitato la cittadinanza a evitare le irrigazioni di prati e aiuole, il riempimento delle piscine e altre attività non essenziali.

E l’agricoltura?

Abbiamo contattato Nicola Widmer, responsabile campicoltura e produzione animale all’Azienda agraria cantonale di Mezzana. «Al momento la situazione nel Mendrisiotto è decisamente critica per il mais», ci ha detto. «Con il raccolto del frumento ce la siamo cavata, ma il mais è già in sofferenza e le possibilità di irrigare sono praticamente nulle perché non c’è acqua nei riali e nemmeno nei pozzi. Al momento non sembra che ci siano posti dov’è possibile pescare acqua per l’agricoltura. Forse nel lago, ammesso che venga permesso, ma poi bisognerebbe trasportarla con l’autobotte fino ai diversi campi e anche irrigare rimarrebbe un problema. L’unica cosa è la pioggia».

La stagione è iniziata con una carenza d’acqua in tutto il Ticino. Ma se nell’Alto Ticino i temporali di maggio e giugno hanno migliorato un po’ la situazione, nel Mendrisiotto di pioggia ne è caduta davvero poca. «Al momento, nel Mendrisiotto, le precipitazioni si attestano al 37% della media pluriennale», ci ha confermato Guido Della Bruna di Meteosvizzera. «Adesso si prevede un ulteriore aumento delle temperature e per i prossimi dieci giorni non è prevista pioggia».

«La situazione di siccità però», prosegue Widmer, «non riguarda soltanto gli strati superficiali del terreno; anche negli strati più profondi di acqua non ce n’è. L’umidità del suolo a 30 cm di profondità si attesta al 18%. Per il futuro probabilmente bisognerà ripensare la rotazione delle colture, anche perché non è un problema solo di quest’anno. Se si esclude l’anno scorso, che è stato piuttosto piovoso, il problema della mancanza d’acqua nel Mendrisiotto negli ultimi anni si è presentato più volte. Anche se un anno come questo io davvero non lo ricordo».

La situazione dell’azienda di Fabio Gabaglio

Nell’azienda La Pobbia di Novazzano, Fabio Gabaglio alleva vacche da latte ed è praticamente autosufficiente in termini di foraggio. «In un anno normale, copriamo il 60% del nostro fabbisogno con l’insilato di mais e il mais da granella, ma quest’anno la vedo davvero dura». Se si escludono le due parcelle che si trovano nei pressi dell’azienda a Novazzano, le altre attorno al 10 di luglio hanno iniziato a patire la siccità. «Naturalmente ci sono delle differenze tra le varie parcelle seminate a mais, in base al terreno e al momento della semina. In quelle di Stabio e di Seseglio però la situazione è già critica. In una si vedono già diverse chiazze di giallo e nell’altra, anche se al mattino le piante di mais sembrano normali, durante la giornata si chiudono su loro stesse». I quantitativi d’acqua per la coltura del mais sono elevati e con i fiumi e i canali secchi e senza pozzi in zona non ci sono soluzioni. «Anche ad andarla a pescare nel lago, sempre che fosse permesso, con i costi di gasolio attuali e il tempo che serve per coprire il percorso non sarebbe fattibile». Gli chiediamo che cosa si può fare. «Per il futuro si potrebbero ripensare i tempi di semina, anche se le valutazioni sono sempre difficili perché i terreni delle varie parcelle sono diversi; a Stabio più leggeri e a Novazzano più pesanti. Forse, in futuro, si può pensare di sostituire il mais con il sorgo, che ha bisogno di meno acqua, ma che dà anche rese inferiori». E nell’immediato? «Nell’immediato non ci resta che fare la danza della pioggia».

Anche la vigna è in stress idrico

A patire la siccità non sono però soltanto le colture annuali, ma anche quelle perenni come la vigna. «Soprattutto nelle zone vocate», ci dice Davide Cadenazzi, viticoltore di Corteglia, «molti vigneti sorgono infatti su terreni più sciolti, con meno umidità. Penso alle viti di Castello, Seseglio, Pedrinate e Vacallo. Le barbatelle e le piante più mature hanno stress idrici forti. Stanno lignificando in anticipo di qualche settimana per tenere l’acqua. Le piante hanno dei mezzi di difesa naturali, ma è ugualmente necessario intervenire nei prossimi giorni, altrimenti si rischia di avere un danno anche per gli anni a venire».

La messa in atto delle prime misure

Per rispondere a queste difficoltà e dopo che già quattro aziende avevano chiesto aiuto sollecitando il Cantone a prendere provvedimenti urgenti, venerdì scorso è stato diramato un comunicato stampa con cui si informava dell’autorizzazione all’impiego di materiale della protezione civile da parte delle aziende agricole. Nello specifico, motopompe e tubi per l’irrorazione delle colture. Previa richiesta tramite formulario e preavviso favorevole del Guardiapesca sarà quindi possibile ricevere il materiale necessario e prelevare acque pubbliche di superficie.

Come ci spiega Cadenazzi, attualmente «con la Protezione Civile di Mendrisio si sta preparando una zona di prelievo al Pozzo di S. Martino, dove si riempirà una vasca da cui poter prelevare l’acqua, e anche a Stabio si stanno organizzando». Si tratta di un aiuto fondamentale, dato che il problema più grande è proprio quello di poter accedere all’acqua.

Il discorso più delicato della faccenda è ora però anche di tipo logistico. «Tra agricoltori vi è solidarietà e ci si presta il materiale a vicenda, ma ci si deve arrangiare». Non bisogna però dimenticare che trasporti di questo tipo possono avere costi elevati, che rimangono comunque a carico dei contadini. Ora è necessario valutare le prossime mosse per capire in quali casi il santo vale la candela.

«Dal mio punto di vista ha senso bagnare i vigneti per mantenere la perennità delle piante» ed evitare che la siccità di quest’anno le danneggi irrimediabilmente ripercuotendosi sui raccolti degli anni a venire. «Altre colture, come per esempio il mais, in molti casi rischiano di essere già perse».

Questo considerando oltretutto che a inizio di questa settimana, in base alle previsioni meteo stabili a medio-lungo termine, «non si vede la fine della canicola».

Andrea Arrigoni, Cristian Bubola

Foto (F. Gabaglio): Una delle parcelle di mais dell’azienda di Fabio Gabaglio.