L’Associazione dei Frutticoltori ticinesi aveva previsto tutta una vasta serie di attività per celebrare la nascita dell’associazione, fondata nel 1945 dal dottor Linneo Marti­noli, capo del Servizio cantonale di frutticoltura. Quest’anno ricorre infatti il 75esimo anniversario e la manifestazione principale avrebbe dovuto essere una giornata di festeggiamenti in onore della frutticoltura, prevista per il 17 ottobre al Mercato coperto di Giubiasco. Il “malaugurato Covid-19”, però, come l’ha definito il presidente dei Frutticoltori Alberto Sassella, li ha purtroppo costretti ad annullare l’evento.

Ma lo spirito e le attività dell’associazione rimangono comunque vivi e, per celebrare il 75esimo anniversario, hanno realizzato: un video della durata di mezz’ora che ripercorre la stagione frutticola, due opuscoli in collaborazione con l’Unione Conta­dini Ticinesi che cartografano la realtà della frutticoltura ticinese e, da ultimo, hanno deciso di piantare un melo in nove centri scolastici del cantone: Faido, Acquarossa, Claro, Giubiasco, Locarno, Cevio, Viganello, Mezzana e Castel S. Pietro.

Nel primo pomeriggio di martedì 24 ottobre, si è tenuta una piccola cerimonia, in forma ridotta, in occasione dell’impianto di un melo nel cortile delle scuole elementari di Giubiasco. La cerimonia è stata un momento intimo, ma dal forte valore simbolico e che, grazie al servizio del Quotidiano della RSI, è riuscito a raggiungere un vasto pubblico. «L’associazione dei Frut­ticoltori» come ha ricordato Alberto Sassella, «inizialmente era formata da un piccolo gruppo di frutticoltori potatori in possesso di una formazione specifica. Oggi invece conta più di 350 appassionati frutticoltori».
A chi gestisce un frutteto in maniera professionale o semiprofessionale, si sono aggiunti nel corso degli anni molti appassionati frutticoltori che gestiscono soprattutto alberi nel proprio giardino, vestigia degli antichi frutteti domestici presenti in passato in molte case del cantone. L’obiettivo dell’as­sociazione dei frutticoltori ticinesi consiste principalmente nel tenere aggiornati i propri soci sulle varie tecniche colturali, per favorire una frutticoltura rispettosa dell’ambiente e garantire una produzione sana e di qualità.

A proposito di varietà
La mela è originaria dell’Asia centrale e risale al neolitico. Venne introdotta in tutta Europa dai Romani e si è poi diffusa in tutto il mondo, diventando il frutto per antonomasia. Ogni anno in Svizzera se ne consumano 16 kg a testa. Sono migliaia le varietà di mele nel mondo, e il melo che è stato impiantato nel cortile delle scuole elementari di Giubiasco è una Renetta di Champa­gne. «Questo melo» ha ricordato Sassella «rappresenta una parte genetica del nostro territorio: si tratta di una varietà francese descritta nel 1799 e importata dalla Francia da migranti ticinesi, che è poi stata innestata su dei meli selvatici presenti in Ticino». Ogni melo che verrà piantato sarà di una varietà diversa. Grazie a quest’azione e agli impianti di ProFrutteti, si punta a mantenere una biodiversità varietale nel tempo e a sensibilizzare i giovani, affinché questo patrimonio frutticolo venga trasmesso anche in futuro.

Grazie al banchetto allestito da Muriel Hendrichs, dov’erano presenti varietà del nostro territorio, come la Pom Rose (Capel de prevet) o il Piattone o giallo di Osogna, o la piccolissima Malus floribunda, si è potuto, con Daniele Reinhart, Alber­to Sassella e la stessa Muriel Hendrichs, fare un discorso un po’ più ampio sulle scelte varietali.
È interessantissima ad esempio la storia della Malus floribunda, «che risveglia subito la curiosità dei bambini», come ha specificato Muriel, abituata a svolgere attività nelle scuole «per il fatto di essere così piccola». «Ma la sua specificità, il suo ruolo» mi hanno poi spiegato, «è soprattutto legato all’impollinazione. Avendo frutti così piccoli, ha una fioritura enorme che attira molte api e favorisce così l’impollinazione degli altri meli. Nei frutteti italiani capita di vedere un melo molto più grande degli altri. Ecco, di solito si tratta di una varietà di questa mela, che in passato veniva messa a dimora proprio con questo scopo».

Ma invece per quello che riguarda le varietà che vengono piantate oggi, anche a livello professionale, quali sono i criteri di scelta? «Oggi si punta sempre di più su varietà resistenti, come l’Opal o la Sirius e, quando si parla di varietà resistenti, ci si riferisce soprattutto alla resistenza alle malattie fungine, come la ticchiolatura».
E a livello di gusto invece? Che cos’è che determina il successo di una varietà rispetto ad un’altra?
«Ogni varietà ha delle caratteristiche diverse. Se prendiamo la Granny Smith, ad esempio, è una varietà sudafricana, che ha avuto molta fortuna soprattutto con i giovani, perché è croccante, fresca, acidula e la si trova sul mercato nel periodo estivo. Però è decisamente un po’ troppo dura per le persone di una certa età, che preferiscono mele più dolci con una polpa succosa e fondente come le Golden, più facili da masticare. La ricchezza varietale ha senso anche in questa direzione, per rispondere a diverse esigenze di gusto».

Ma, una mela che cresce bene in Svizzera interna, crescerà bene anche in Ticino? «Eh, non è detto. Ci sono varietà che fanno faville a nord della Alpi e poi in Ticino non funzionano. La Mairac ad esempio, che qui da noi feconda bene, ma poi non si sviluppa in modo omogeneo sull’albero. Oppu­re la Jonagold, che, dato che in Ticino fa più caldo e, soprattutto, non c’è uno sbalzo di temperatura tra la notte e il giorno, ha difficoltà a colorare».

Piantare un melo
Della piantumazione del melo si è occupato Daniele Reinhart. A guardarlo lavorare si rimane incantati. «La pianta deve muoversi, anche se è legata» ha ricordato dopo aver stretto al punto giusto il nodo che lega il tronco del melo appena piantato al palo di sostegno. Anche per l’angolo scelto tra palo e tronco, c’è una motivazione, così come per il posizionamento dei rami rispetto al sole. «Il palo lo pianto così perché se l’avessi messo parallelo al tronco, sarei entrato nella zolla e avrei danneggiato le radici. Puoi metterlo in terra più vicino al tronco se l’albero è a radice nuda» mi ha detto Daniele. Ha poi anche spiegato i suoi criteri di posizionamento della pianta in base alla chioma «Io tendo a mettere la parte dove i rami sono meno sviluppati verso sud, perché è in quella direzione che cresceranno di più. Detto in altre parole, quando identifico il ramo dominante, lo posiziono verso nord».

Parlare con Muriel Hendrichs, Alberto Sassella, Daniele Reinhart o guardarli lavorare anche solo per qualche minuto, fa capire alla perfezione che cosa si intende per patrimonio di conoscenze.
E gli scopi e la magia dell’associazione risultano immediatamente evidenti. Ora non ci resta altro da fare che augurare a tutti i frutticoltori ticinesi almeno altri cento di questi giorni.

CB