Lorenzo Tognola è il nuovo gerente della Federazione Ticinese Pro­duttori di Latte (FTPL). Classe 1993 e originario di Caneggio in Valle di Muggio, è agronomo diplomato alla Scuola universitaria profes­sionale HAFL di Zollikofen, con specializzazione in Scienze animali e Agricoltura internazionale. Poi ha svolto un master in Sistemi di produzione animale all’Università di Wageningen in Olanda. Il suo percorso formativo lo ha spedito in giro per il mondo per partecipare a diversi progetti di ricerca su gli animali da reddito: in Macedonia per un’analisi sulla pastorizia in relazione alle disposizioni agricole e ambientali dell’U­nione Europea; in America, dove ha lavorato in un’azienda di campicoltura con una stalla da 5’000 vacche da ingrasso; e in Irlanda, sulle colline erbose per una ricerca sulle stalle e il benessere animale delle mucche da latte nelle contee del sud del paese.
Lo abbiamo incontrato per una breve intervista:

Il mercato del latte non sta vivendo tempi molto rosei…
«È vero. Però sono convinto che la realtà lattiera ticinese ha molto potenziale per continuare a esistere e migliorare. Abbiamo pascoli e latte di qualità, e consumatori che potrebbero essere pronti a spendere qualcosa in più. C’è il sapere tecnico e scientifico e abbiamo agricoltori che lavorano con passione. Il mio compito è quello di riuscire a trasformare questa passione in qualcosa di economicamente valutabile».

Quali saranno i tuoi primi passi?
«Nel prossimo mese e mezzo ho intenzione di andare a visitare i produttori, per capire quali sono i loro desideri e le loro preoccupazioni, per poi indirizzare il mio lavoro in quella direzione. Come gerente della federazione, voglio che i federati sappiano che non mi limiterò a fare l’amministratore o il rappresentante, ma sono qua anche in funzione di sostegno. Sono a disposizione per qualsiasi difficoltà: tecnica, famigliare, personale, relazionale con terzi o con altri federati, oppure finanziaria. Perché se un agricoltore sta bene, lavora meglio, cura maggiormente i dettagli e la qualità del latte migliora. Se invece ci sono dei problemi, che possono essere personali o tecnici, e che con il tempo potrebbero diventare di natura finanziaria, ne va della sopravvivenza dell’azienda. E un’azienda agricola in meno a causa di un problema esterno non serve a nessuno».

I tuoi studi ti avranno sicuramente dato spunti interessanti
«Studiare Agricoltura internazionale mi ha permesso di vedere come diversi tipi di agricoltura si adattano alle diverse conformazioni geografiche. Mentre negli studi di Sistemi di produzione animale, durante il Master a Wageningen, abbiamo messo l’accetto sul concetto di sostenibilità in tre dimensioni: ambientale, sociale ed economica. Ciò significa che, per avere futuro, un’azienda deve trovare l’equilibrio fra benessere dell’ambiente e degli animali, di sé stessi e delle persone che ci circondano, e deve permettere di ricavare un reddito che consenta di continuare l’attività».

Sono spunti attuabili in Ticino?
«Certamente, bisogna soltanto studiare, provare, sperimentare. Trovare idee e pensare a come possano essere messe in pratica nella nostra realtà».

Abg

Polletti in vigna

Ieri, giovedì 8 ottobre, due giovani agronomi del Mendrisiotto, Enzo Ortelli e Lorenzo Tognola, hanno presentato a Corteglia lo sviluppo e l’attuazione di un loro progetto che ha l’obiettivo di valorizzare gli scarti della vendemmia. L’idea prende spunto dal loro percorso accademico. In particolare da studi lungimiranti che cercano soluzioni per produrre più cibo, consumando meno risorse. Lorenzo e Enzo hanno quindi cercato una possibilità di produrre derrate alimentari in vigneto durante il periodo di riposo vegetativo. 

Interazione polletti-vigna
Dopo alcune ricerche fatte sui libri e sul campo in una parcella di prato erboso di fianco al vigneto degli Ortelli a Corteglia, i due giovani agronomi si sono focalizzati sulla produzione di polletti Cou nu, Patte Noire. Come indica il nome, si tratta di una razza di polletti con il collo nudo, senza piume, e le zampe nere. Lorenzo Tognola mi racconta dei numerosi benefici che il polletto porta alla pianta di vite e viceversa. Il calpestamento dei polletti e il loro appetito per le erbette riduce la pressione dell’erba sulla pianta della vite. In secondo luogo, si riduce anche il lavoro di sfalcio con le macchine e l’erba trasformata in feci è assorbita più facilmente dalla vigna. D’altro lato invece la vigna fornisce al polletto l’uva di scarto, ombra e un minimo di protezione dai rapaci. Per altri predatori come la volpe e la faina, naturalmente, bisogna utilizzare una rete elettrificata e durante la notte i polletti vanno messi nel pollaio.

Progetto
Questo progetto è un primo esperimento dei due giovani agronomi, basato su testi di letteratura scientifica messi in pratica a Corteglia, che sperano di consolidare nei prossimi anni. L’idea è appunto quella di valorizzare il periodo dalla vendemmia fino all’inizio dei trattamenti in primavera. Per questo primo inverno hanno introdotto 100 polletti. Per le ricerche si sono basati sulle disposizioni del Bio sulla vita dei polletti: ossia che devono avere accesso al pascolo al più tardi entro i 21 giorni di vita e possono essere macellati a partire dall’82esimo giorno. L’obiettivo è quello di riuscire a calcolare con precisione quanti polletti sarà possibile allevare per ettaro, quanto tempo farli pascolare in ogni filare per tutelare la pressione sul suolo, quanto deve durare il periodo totale del pascolo in vigna. In altre parole, avere dati precisi per ridurre al minimo il lavoro di sfalcio con i macchinari in vigna.
Contemporaneamente Enzo Ortelli sta sviluppando la fase iniziale del sistema di produzione, per avere incubatrici e allevatrici.
Nel frattempo, sempre nel Mendrisiotto, anche altri progetti legati all’interazione tra vigna e volatili sono in fase di sperimentazione.
Abg