Mentre sugli alpeggi si affronta il problema del lupo, che rischia di andare fuori controllo, c’è chi propone di sfruttare lupi e orsi come attrazioni turistiche.

Dal 1995 al 2020

Il lupo ha fatto la sua ricomparsa in Svizzera nel 1995. Si trattava allora di singoli individui, provenienti da Francia e Italia, che varcavano il confine nazionale. Dal 1999 in poi, si è iniziato a livello nazionale ad analizzare sistematicamente i campioni di feci, urina e saliva per certificarne la presenza. Dopo una decina di anni, nel 2012, in Svizzera si è stabilito il primo branco di lupi nella zona del Calanda (GR), seguito tre anni dopo dal branco della Valle Morobbia (TI).

L’anno scorso, i lupi contati in Svizzera erano ben 105, per un totale di 11 branchi e 815 capi di bestiame rimborsati. Nelle cartine della fondazione Kora, vengono illustrate le presenze e la distribuzione dei lupi in Svizzera nel 2012 e nel 2020.

Di lupo si è parlato molto quest’estate

Il lupo è stato senza dubbio tra i principali temi di quest’estate. La stagione estiva 2021 per gli allevatori che portano le proprie bestie all’alpe non è cominciata bene e con il passare delle settimane le predazioni si sono ripetute puntualmente: il lupo sta mettendo in subbuglio tutto il paese, dal Giura vodese alla Prettigovia. L’Unione Svizzera dei Contadini in un comunicato stampa del dieci agosto ha esortato il governo federale ad «approvare rapidamente e senza burocrazia le domande per l’abbattimento dei lupi e a creare rapidamente nuovi regolamenti legali per un controllo mirato del lupo così come dare un sostegno agli allevatori colpiti». Il numero crescente di lupi sta mettendo sotto pressione l’economia alpestre, poiché, come si è visto in diversi casi, anche le misure di protezione risultano possibili in pochi alpeggi e non sempre sono efficaci.

Attacchi da lupo su greggi di bestiame minuto, ma non solo

Va precisato che gli eventi riferiti dalla stampa non sono gli unici.

Ad inizio luglio, come riportato nell’AT 27, alcuni alpi della Mesolcina vengono scaricati a causa di attacchi da lupo a greggi di pecore in cui vigevano misure di protezione. A seguito di questo evento, ripreso da diversi media nazionali, i Cantoni di montagna hanno quindi deciso di scrivere una lettera aperta alla Consigliera federale Simonetta Sommaruga, capo del Dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni. Nella lettera veniva espressa la preoccupazione delle regioni alpine legata per l’espansione del lupo e si formulava quindi la richiesta esplicita di intervento. Due settimane più tardi, a seguito di ripetuti attacchi da lupo a greggi di pecore, il canton Vallese dà il via libera all’abbattimento di un lupo nella regione di Goms. Pochi giorni dopo pure il canton Grigioni, a causa di episodi simili al Vallese, decide di emanare una liberatoria per l’abbattimento di un esemplare nella Prettigovia. A fine luglio, sempre in Mesolcina, gli animali di due alpi vengono riportati a valle. Questa volta però gli attacchi da lupo non si verificano soltanto su greggi di pecore, ma pure su vacche nutrici e asini. Nel frattempo il cantone dei Grigioni ha cominciato a valutare l’abbattimento di altri lupi appartenenti ai branchi Valgronda e Stagias, in Surselva, e Beverin nella regione Viamala. Anche in altri cantoni, oltre a Grigioni e Vallese, la presenza del lupo si fa sentire. L’Unione Contadini Bernesi, dopo varie predazioni, esige l’intervento tempestivo di Cantone e Conferderazione sulla questione lupo.

Fa scalpore l’intervista all’ex direttore di Svizzera Turismo Jürg Schmid, ora direttore di Grigioni Vacanze, riportata ad inizio agosto dalla SonntagsZeitung, in cui afferma che «lupi e orsi non vanno abbattuti ma sfruttati a fini turistici». Una proposta percepita da molti come provocatoria, soprattutto alla luce degli episodi appena citati. Il giorno dopo, sempre ad inizio agosto, pure il canton Vaud, di cui non si era sentito parlare in precedenza, chiede l’abbattimento di due lupi del branco del Marchairuz, nel Giura vodese. Quest’ultimo branco è stato responsabile non di attacchi a bestiame minuto, ma a mandrie di vitelli protette. Nello stesso giorno, il tre agosto, il lupo, per cui era stata emanata una liberatoria di caccia nella regione di Goms, viene abbattutto dai guardiacaccia. Due giorni dopo, nella richiesta di liberatorie da abbattimento, si aggiunge di nuovo il canton Vallese, questa volta per la regolazione del branco della Valle d’Hérenes (se viene confermata la presenza di una famiglia di lupi). Intanto i lupi colpiscono ancora bovini nella valle di Safien, si tratta presumibilmente di esemplari del branco del Beverin. Il nove agosto, ancora una volta, una manzetta gravida viene ferita da più lupi. A seguito di questi molteplici episodi, l’USC in data dieci agosto pubblica un comunicato stampa in cui chiede al Consiglio federale di approvare in tempi rapidi tutte le richieste di abbattimento inoltrate dai Cantoni e di sostenere maggiormente gli agricoltori che hanno subito danni.

La Svizzera come lo Yellowstone

Proprio in questo contesto già difficile per gli agricoltori di montagna, l’ex direttore di Svizzera Turismo e ora presidente di Grigioni Vacanze Jürg Schmid ripropone l’idea di “ecoturismo” in uno studio commissionato dall’Ufficio federale per l’ambiente (UFAM). Il lupo e l’orso, secondo Schmid, «non vanno abbattuti ma sfruttati a fini turistici». Si tratta di una parte di quanto riportato dalla SonntagsZeitung lo scorso primo agosto, in riferimento ad uno studio condotto dall’azienda di cui fa parte Schmid e intitolato “Chance Landschaft”. L’idea lanciata da Jürg Schmid non è una novità; infatti, già nel 2014, l’allora direttore di Svizzera Turismo aveva accennato a un simile progetto. Si tratterebbe di offrire dei safari condotti da ranger, come accade in Africa o in Nord America. L’ecoturismo si inserirebbe  «nei segmenti di prezzo più alti», conclude Schmid.

Ma proprio mentre sto scrivendo questo articolo, ndr 10.08.2021, è arrivata l’ennesima notifica di una possibile predazione da lupo in alta Leventina.

Sara Derighetti