Come riportato dal Quotidiano alla RSI, lo scorso sabato 3 luglio sull’Alp de Mucia, in Mesolcina, quattro pecore sono state predate da un lupo, quattro risultavano disperse e una ha dovuto essere soppressa dal guardiacaccia.

Nel frattempo, Alberto Toscano ci ha comunicato che uno dei quattro capi dispersi è stato ritrovato. A far notizia però, questa volta, oltre alla predazione è stata la conseguenza immediata dell’attacco. L’alpe dove è avvenuta la predazione è stato prontamente scaricato e sabato scorso, quattro giorni dopo la predazione, i proprietari degli ovini, tutti provenienti dalla Svizzera tedesca, sono venuti a riprendersi i propri animali.

Per capire più nel dettaglio quanto accaduto la scorsa settimana abbiamo contattato Alberto Toscano, che ci ha spiegato come si tratti in realtà di due alpeggi non molto distanti dove erano caricati un gregge di pecore Suffolk di 90 capi e un altro di bianca alpina di 260 capi. Le greggi vanno tenute in zone distinte per mantenerne la genetica. Dato che i capi predati vengono risarciti soltanto se il gregge è custodito, gli abbiamo chiesto quale fosse la situazione. «L’alpe è gestito con pecore e mucche nutrici e c’è un pastore, però non riesce a custodire il gregge con le misure previste dalla Confederazione, anche perché per farlo ci sarebbe bisogno di rifugi in quota durante la notte e al momento non ci sono. Al momento non si sa ancora se riceveremo un risarcimento. Senza dubbio siamo intervenuti in maniera tempestiva, scaricando gli animali da Mucia subito dopo l’attacco e caricandoli a Vigón, da dove sono poi stati scaricati e restituiti ai proprietari tre giorni più tardi. Abbiamo ricevuto delle rassicurazioni dal capo dell’Ufficio caccia e pesca, ma per ora non ci sono garanzie». Ora agli allevatori che hanno riportato le proprie pecore in azienda tocca trovare una soluzione per i prossimi mesi. «È un problema grosso, perché tenere le pecore in azienda significa non avere l’erba per l’autunno e poi il fieno per l’inverno. So che uno dei quattro ha forse trovato una soluzione per caricarle in un alpeggio in bassa Engadina, ma gli altri non sanno ancora come faranno». La situazione del gregge dopo il passaggio del lupo era davvero impressionante. «Per recuperare alcuni agnelli mi sono dovuto calare con una corda di sicurezza. Era incredibile vedere dove si erano spinti gli animali per trovare una via di scampo». Per Alberto Toscano quanto sta accadendo in questi giorni «rischia di essere soltanto la punta dell’Iceberg. Sono davvero molti gli episodi di questo tipo che si susseguono negli ultimi anni. Le greggi sono sempre più nervose e anche per le mandrie di bovini, anche da latte, la situazione sta diventando critica».

Nella mattinata di lunedì abbiamo contattato anche Nadia Filisetti, che carica le sue pecore nell’alto Moesano, in un alpe che confina con la Val Chiavenna. Di recente ha trovato un suo agnello sbranato e da diversi giorni non riesce più a trovare dieci pecore. «Oramai ogni anno ho quasi la certezza di subire una predazione in questa zona. Tutte le stagioni si valuta, si cerca di capire quale può essere la soluzione migliore, ma con il lupo in giro si sa che anche con i recinti o con i cani da protezione e i pastori le predazioni capitano». È davvero molto complicata la situazione, anche perché per Nadia le alternative non ci sono. Anche per lei la soluzione di tenere le pecore a Giova non è praticabile. «In ogni caso, gli alpeggi sono contingentati e c’è un numero massimo di capi che si possono caricare. Poi io sono affezionata al mio alpe, un po’ perché mio papà l’ha caricato per sessant’anni prima di me e poi anche perché mi permette di salvaguardare la genetica del mio gregge come previsto dal consorzio». In mattinata, in redazione, abbiamo ricevuto da Germano Mattei il comunicato stampa a nome dell’Associazione svizzera per la protezione del territorio dai grandi predatori, della Sezione ticinese e di quella grigionese condiviso anche dall’Unione Contadini Ticinesi e che affronta il tema dello scarico degli alpeggi, che riportiamo in maniera integrale. 

Troppe predazioni da lupo. Si scaricano gli alpi in luglio.

In passato era già capitato, seppur raramente, che si dovessero scaricare gli alpi per una nevicata precoce di fine agosto, inizio settembre. Lo scarico di un alpeggio all’inizio di luglio a causa della presenza di un grande predatore fino a pochi anni fa era qualcosa di inimmaginabile. Ora invece capita. È successo lo scorso anno in Val Camadra. Si sta ripetendo quest’anno e tutto lascia presupporre che questa tendenza continuerà purtroppo anche in futuro. Segno inequivocabile che la situazione sta diventando ingestibile. Ogni allevatore sa quanto stress crea in un gregge uno spostamento come quello avvenuto a Klosters e a San Bernardino negli scorsi giorni. E sa quanto lavoro, quante spese, quanti disagi ad animali e persone, e quante preoccupazioni ciò comporta.

Nei casi recenti non parliamo di “alpi della fame” come quelli che si sono abbandonati in passato. Non si tratta nemmeno di alpeggi dove si pratica il libero pascolo, ma realtà ben sorvegliate e protette. Se si è giunti a tanto, la situazione doveva quindi essere diventata gravissima e insostenibile. Appare encomiabile l’offerta di collaborazione da parte di Pro Natura di mettere a disposizione dei volontari per la sorveglianza e la dissuasione. Sorge però spontaneo qualche legittimo dubbio sull’efficacia di questa disponibilità. Se dei pastori esperti non sono riusciti a gestire queste realtà, si vuol far credere che dei volontari che non conoscono il territorio ci potranno riuscire? Un gregge che fugge all’impazzata perché terrorizzato o braccato da lupi (e che poi precipita nel vuoto, come è già capitato), lo possono forse fermare dei volontari o delle reti di protezione? E come mai la Confederazione ha rinunciato al Gruppo di pronto intervento che negli scorsi anni agiva con cani da protezione in casi analoghi? Ma è veramente per salvaguardare la pastorizia che si vuol prestare aiuto oppure c’è anche un sottile intento-alibi di far credere che il problema dei grandi predatori si possa risolvere facilmente?

L’Associazione svizzera per la protezione del territorio dai grandi predatori, in collaborazione con le sezioni ticinese e grigionese nonché con l’Unione Contadini Ticinesi, esprime agli allevatori colpiti la massima solidarietà e rivolge parimenti alle autorità federali una forte e puntuale critica.

Nonostante pressanti e ripetuti richiami giunti da più parti, anche dalle nostre Associazioni, per anni si è lasciato che il lupo si espandesse senza alcuna limitazione. Ora siamo giunti alle gravi conseguenze che noi preannunciavamo già diversi anni fa.

In Francia per le realtà in cui le misure di protezione non bastano, si sono introdotti dal 2018 i tiri di dissuasione, i tiri di difesa e di contenimento, basati su uno specifico regolamento.

Rinnoviamo perciò la nostra perentoria sollecitazione affinché le autorità federali valutino con urgenza la possibilità di intraprendere, oltre alla protezione delle greggi già in atto, misure analoghe anche in Svizzera. È probabilmente l’unica e ultima possibilità che ci resta se vogliamo salvaguardare la pastorizia sulle Alpi.

Cristian Bubola