Dal 2012 esiste l’associazione agricola Onsernone, Melezza e Isole, che associa il mondo agricolo di Onsernone, Centovalli, Terre di Pedemonte e tutto il versante di Ascona, Ronco e Brissago. A metà settembre hanno annunciato la nuova denominazione dell’associazione con la creazione di un vero e proprio marchio che riassume in un’unica parola la caratteristica principale del loro territorio: Terramagra.

«Sono davvero pochi gli ettari in pianura nel nostro territorio», mi dice Pascal Mayor, presidente dell’associazione. «In Centovalli e in Onsernone non c’è nemmeno un fondovalle, e anche su tutto il versante occidentale del Lago Maggiore si lavora sui pendii. Per almeno il 90% in mezzo ai boschi, in piccoli monti e alpi scoscesi. La maggior parte del nostro terreno è terreno golenale, sassoso, ghiaioso, che fatica a ritenere sia l’acqua che gli elementi nutritivi. Una terra magra insomma».

Ma anche la terra magra può essere valorizzata e, se non ho capito male, è proprio questo uno dei vostri intenti. «Certo. La morfologia del territorio impone spesso una gestione estensiva, abbiamo moltissimi ambienti particolari e differenti tra loro, tra cui prati magri e secchi, con una grande ricchezza di biodiversità. Con il progetto d’interconnessione delle superfici di promozione della biodiversità (SPB) promuoviamo la gestione di questi ambienti nel migliore dei modi ed è anche grazie a questo progetto che esiste la nostra associazione».

Una, e forse la più importante caratteristica della vostra associazione, è proprio legata al ricambio generazionale.

«È proprio così. Tanto il nuovo marchio/logo quanto i nuovi intenti sono nati anche grazie alle forze fresche che hanno rilevato un’azienda o proseguito con quella dei loro genitori. Io adesso ho 37 anni e quando ho cominciato a fare l’agricoltore le aziende non avevano una successione sicura. Il timore che molte zone non sarebbero più state gestite destava grande preoccupazione. Fortunatamente adesso sono subentrati diversi giovani, tutto il territorio è ben coperto e c’è una bella energia fresca.».

Nel sito della vostra associazione si può leggere che avete intenzione di valorizzare i vostri prodotti.

Potresti farci qualche esempio di prodotto tipico della vostra zona?

«Bè, il più famoso è senza dubbio la farina bona. Devo parlarti della farina bona?»

Dai.

«Fa proprio parte della regione e ora si commercializzano gelati, biscotti, amaretti… Ma c’è davvero qualcuno che non la conosce?»

Raccontami la storia.

«Si ricava dal mais tostato, appena si scoppiano i primi popcorn il mais è pronto per essere macinato. Il grande vantaggio rispetto alla polenta di mais è che la farina bona non doveva essere cotta e quindi si prestava per i pasti veloci, quelli che ora chiamiamo fast food. È quello che è geniale. Una volta in Onsernone la mettevano nel latte, faceva parte della dieta del posto e adesso quel delicato gusto lo possono riscoprire tutti».

Ma il mais per produrla non viene più coltivato in Onsernone.

«Adesso il mais viene quasi tutto dal Piano di Magadino, anche se c’è ancora chi coltiva qualche piccolo campo in valle e sarebbe bello aumentare la produzione».

Va bene la farina bona, ma altri prodotti?

«Sulla poca pianura si è edificato moltissimo negli ultimi anni, diversi ettari sono diventati campi da Golf e rimangono la grande azienda terreni alla Maggia che produce svariati e ottimi prodotti e i grandi viticoltori del piano che producono vini pregiati. Gli altri lavorano prevalentemente in pendenza, spesso senza accesso stradale. Ci si è specializzati su vitigni interspecifici per produrre un vino più sostenibile che necessita molti meno trattamenti. Diversi allevano vacche madri, pecore e capre per la carne. Dai monti provengono ottimi prodotti caprini e dagli alpi dell’alta Onsernone provengono formaggi di latte di vacca e capra. Abbiamo ottimi prodotti e puntiamo alla massima qualità e sostenibilità. Le asperità del territorio non ci permettono però di aumentare molto la quantità, per questo in futuro vogliamo impegnarci a sostegno di progetti per produrre nuovi prodotti come ad esempio verdure e frutta, mais per la polenta o la farina bona, erbe aromatiche, erbe selvatiche, ecc. ma anche sostenere attività agrituristiche. È importante per una regione turistica come la nostra poter offrire i prodotti del territorio».

Se ho capito bene però, per provare i vostri prodotti bisogna venire a trovarvi.

«Esatto. Non stiamo parlando di grosse produzioni; la maggior parte della commercializzazione si fa in vendita diretta in azienda, al mercato, o la si offre ai negozietti di paese. La filiera corta inoltre ci permette di spuntare un prezzo maggiore per i nostri prodotti».

Tra le aziende che fanno parte della vostra associazione c’è già chi offre la possibilità di un turismo diverso.

«Sì, quando si parla di turismo nelle Centovalli è ormai quasi automatico associarlo al Lamatrekking della famiglia Bäschlin. È molto importante quello che stanno facendo con l’allevamento dei lama associando la produzione di prodotti agricoli, la cura del paesaggio e il contatto della gente con gli animali e il territorio con le escursioni che propongono. Diverse aziende mettono a disposizione vitto e alloggio andando a soddisfare la crescente richiesta di proposte agrituristiche. Per noi è fondamentale l’aspetto di responsabilità e rispetto con la natura e molti dei turisti che vengono nelle nostre zone condividono questi valori, che vanno comunque promossi, ricordati e rinnovati, per far sì che non si perdano».

Come ultima cosa: hai voglia di provare a spiegare che cos’è un progetto di interconnessione e il ruolo che svolgono gli agricoltori?

«La prima cosa che va detta è che anche in questo caso, la nostra è una regione atipica. Siamo già in un territorio di ambienti agricoli ricchi di biodiversità. L’immagine classica quando si parla di interconnessione è una pianura coltivata in modo intensivo. Grandi campi con monocolture per intenderci. È difficile in quel caso che vengano previste spontaneamente da parte degli agricoltori zone per la promozione della biodiversità nei terreni più comodi e fertili e spesso restano ai margini delle superfici agricole. Un progetto di interconnessione è invece pensato da esperti, per creare un reticolo efficace per flora e fauna, un percorso per gli animali, vere e proprie oasi di biodiversità nella sterile campagna».

Un esempio per la flora e per la fauna di Terramagra?

«Per la flora c’è senz’altro l’orchidea serapide di Cresmino che è praticamente la popolazione più abbondante in Svizzera. Il raro Chrisopogum gryllus (Trebbia maggiore) è una graminacea pure molto ben rappresentata.

Per la fauna invece penso soprattutto alla martora che si trova in Valle Onsernone e ad uccelli come il torcicollo, l’upupa o il succiacapre. Progetti di promozione e protezione di queste specie sono in corso in collaborazione di BirdLife e Ficedula».

Cristian Bubola