La Fondazione Amici della Vita rifornisce di alimenti le principali associazioni di beneficenza del Ticino , che a loro volta distribuiscono cibo a chi ne ha più bisogno.  

Nel loro ultimo bollettino trimestrale, la Fondazione Amici della Vita ha comunicato ai suoi sostenitori l’utilità e i buoni risultati del lavoro di approvvigionamento di beni alimentari. Tramite collette alimentari nei supermercati o raccolte di esuberi orticoli sul campo, la Fondazione rifornisce le principali associazioni benefiche e mense già presenti sul territorio. In una lettera allegata al bollettino, il presidente, Klaus Stocker, comunica di essere sempre alla ricerca di nuove aziende orticole disposte a permettere l’accesso ai propri campi ai volontari della Fondazioni Amici della Vita, per raccogliere o ritirare gli esuberi di produzione o gli scarti dopo la raccolta. 

Abbiamo contattato Klaus Stocker per farci raccontare come sta andando il progetto:

«Bene! Abbiamo diversi contatti e siamo sempre alla ricerca di nuove aziende. Ci siamo procurati un furgoncino per portare i volontari sul campo come pure un camioncino frigo. Ufficialmente il progetto per il recupero di prodotti agricoli freschi è nato nel 2019, ma è dal 2020 che ha “ingranato”. Grazie alle aziende orticole abbiamo lavorato molto bene. Dalla primavera siamo infatti andati ogni mercoledì mattina a raccogliere ciò che era rimasto indietro dalla raccolta o a ritirare esuberi che non sono riusciti a essere venduti».

Può farci qualche esempio di esuberi?

«Scarole di 25 cm, cetrioli non dritti, melanzane e patate che non raggiungevano il calibro definito,…» 

E le aziende agricole sono state disponibili? Come le avete contattate?

«Sì, disponibili. A volte c’è un pochino di preoccupazione per il fatto di regalare della merce che altre persone sarebbero disposte a pagare. Io devo quindi spiegare che le associazioni e le mense a cui portiamo il cibo assistono persone che hanno davvero bisogno di aiuto. Andrea Zanini della Orti ci sta dando una grande mano, è ben disposto nei nostri confronti e ci ha procurato i contatti».

Come avviene la distribuzione degli alimenti?

«Noi non facciamo distribuzioni dirette di alimenti. Le abbiamo fatte soltanto durante il primo lockdown dell’anno scorso, quando anche le associazioni che distribuivano cibo erano state costrette a interrompere l’attività. Ma adesso che hanno riaperto non c’è bisogno che lo facciamo anche noi. Noi ci occupiamo solo dell’approvvigionamento. Con le collette alimentari nei supermercati, dove i negozi ci lasciano uno spazio a disposizione per chiedere ai clienti del supermercato di partecipare alla colletta con qualche prodotto a lunga conservazione, oppure con la collaborazione con qualche negozio di paese dove abbiamo lasciato dei cestelli che ritiriamo una volta alla settimana. Con il nuovo progetto di raccolta esuberi, però, riusciamo a procurare per queste associazioni anche dei prodotti freschi di cui sono molto contenti. E il fatto di lavorare con associazioni già presenti è positivo perché conoscono bene i loro utenti e le loro difficoltà». 

La Fondazione è attiva dal 1990 e ha iniziato con progetti di raccolta vestiti per la Romania e l’Albania. Nel corso degli anni l’attenzione degli aiuti si è spostata verso il Ticino e con il loro progetto TisinVisin, dal 2008 lavorano principalmente nel nostro cantone. 

Come è avvenuta questa transizione?

«Abbiamo iniziato nel 1990 facendo avanti e indietro dalla Romania con camion pieni di vestiti. Poi però sono state introdotte alcune nuove difficoltà burocratiche per portare la merce per beneficenza. Ad esempio le biciclette dovevano possedere un certificato che comprovasse che non fossero radioattive, o i vestiti un documento ufficiale di una lavanderia. Abbiamo poi portato i prodotti come merce di smercio fino a quando è diventato difficile pure quello, e nel frattempo abbiamo aperto il nostro primo centro in Ticino per la raccolta e la distribuzione di vestiti a un prezzo simbolico. Abbiamo notato che c’era il bisogno anche qua, quindi abbiamo esteso i servizi e oggi lavoriamo principalmente in Ticino. Svolgiamo ancora qualche attività all’estero: abbiamo un centro diurno per bambini disabili in Albania, ai quali a volte riusciamo anche a portare giù dei veicoli. Qui in Ticino ci sono anche persone che hanno bisogno di aiuto. Basta andare alle distribuzioni di cibo per incontrare qualche realtà molto cruda. Per non parlare della disoccupazione in aumento in Ticino, a mio parere le difficoltà economiche per alcune famiglie aumenteranno».

Andrés Bignasca