Che cosa lega l’aumento di fatturato dei grossi rivenditori al dettaglio in Svizzera nel mese di luglio 2020 con l’impennata di vendita d’agrumi registrata in marzo negli Stati Uniti? Che cos’ha fatto imbufalire gli agricoltori australiani e ha trasformato ventimila litri di Pinot nero del canton Turgovia in vin brulé? E che cos’ha spinto l’Indonesia ad aumentare ancora di più la produzione di olio di palma e Caritas a richiedere un miliardo in più al Governo svizzero? La risposta è semplice: il Coronavirus.

Il servizio d’informazione agricolo (LID) ha costruito un piccolo aggregatore di notizie, nazionali e internazionali, diffuse nell’ultimo mese con l’obiettivo di allargare un po’ l’orizzonte e vedere in che modo il Coronavirus ha condizionato e continua a condizionare il mercato dell’agroalimentare, ma non solo.

Dall’Australia, problemi con bacche uva e mango
Una delle ultime notizie, in ordine di tempo, arriva dall’Australia. Con la riduzione del traffico aereo dovuta alla pandemia, una gran fetta del turismo australiano, composto da backpacker o da ragazzi che si pagano il soggiorno agli antipodi lavorando, quest’anno non ha potuto raggiungere il paese. In Australia gran parte del lavoro di raccolta di bacche e uva veniva infatti svolto da turisti che vi soggiornavano solo temporaneamente. Come riportato dalla rete televisiva australiana ABC.net, in seguito alla mancanza di manodopera, legata a questi particolari flussi di turisti, l’uva e la frutta stanno marcendo sulle piante. Gli agricoltori australiani temono che il problema si possa ripetere anche il prossimo anno. Oltre all’appello rivolto ai cittadini australiani per impegnarsi nella raccolta, i produttori di bacche e uva hanno già previsto, per l’anno prossimo, di ridurre le coltivazioni del 30%. Nel frattempo, il governo di Darwin nel Territorio del nord, ha avviato un programma sperimentale per cercare una soluzione per l’imminente raccolta dei manghi, facendo arrivare, per via aerea, 160 lavoratori stagionali dalle isole Vanuatu.
Risale invece a inizio settembre la notizia che le contadine e i contadini australiani hanno inoltrato una petizione al primo ministro per manifestare il loro scontento per il modo in cui la politica ha reagito alla pandemia di Coronavirus. In particolare per quel che riguarda la limitazione dello spostamento delle persone. «La federazione nazionale degli agricoltori non si capacita di come le misure prese per i centri urbani possano valere anche per le zone agricole, dove praticamente non si è registrato nessun caso di Coronavirus».

L’Indonesia aumenta la produzione di olio di palma
«L’Indonesia deve approfittare della pandemia, per ridare slancio alla principale economia del sudest asiatico» così ha dichiarato il presidente Joko Widodo il 14 agosto, come riportato da Swissinfo. L’obbiettivo è quello di migliorare l’approvvigionamento e­nergetico e alimentare e trasformare un numero maggiore di risorse naturali all’interno dei propri confini. Il presidente ha paragonato la crisi pandemica a un crash informatico e ora si tratta di ripartire. E come? È necessario ridurre il più possibile l’importazione di carburante dall’estero, così da attuare una vera e propria riforma energetica, per poi, a catena rifondare il sistema sanitario e quello di approvvigionamento di generi alimentari. Tutto questo processo partirà aumentando la produzione di olio di palma, non per l’industria alimentare, ma per produrre biodiesel. Al momento nel Biodiesel indonesiano la percentuale massima consentita di olio di palma è del 30%. Ora si punta a raggiungere il 100%, con un biodiesel di nuova generazione denominato D100. E tutto questo nonostante le direttive UE che, nel 2018, avevano stabilito che né la soia né l’olio di palma sarebbero più dovuti essere impiegati nella produzione di biocarburante a partire dal 2030.

Sudafrica e Stati Uniti legati a doppio filo
Se invece si fa un piccolo salto all’indietro nel tempo e si atterra non troppo distante dal Capo di Buona speranza, si possono leggere le dichiarazione di Justin Chadwick, CEO dell’associazione dei coltivatori di agrumi del Sud Africa, riportate sul Farmers Weekly, «Nel mese di marzo 2020, quando la situazione legata al Covid era particolarmente grave, la vendita di arance Navel è cresciuta dell’84% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno». Sull’arco dell’intero anno, la vendita agli USA di arance Navel è aumentata del 29%. Non sono aumentati solo i quantitativi, ma anche i prezzi.

Lo stesso è successo con i pompelmi e i limoni, anche se in percentuali minori. Tutto questo, secondo Chadwick, si spiega partendo dall’idea che la vitamina C rinforza il sistema immunitario. Quest’effetto però si è registrato soprattutto nei paesi occidentali, in Asia invece è stato quasi irrilevante.

L’allarme lanciato da Caritas
E se per certi generi alimentari c’è stata un’impennata nelle vendite, verso mercati con un grande potere d’acquisto, dall’altro lato Caritas ha ricordato a tutti che già prima della crisi legata al Covid, stando al rapporto della FAO, quasi una persona su dieci sul nostro pianeta soffriva la fame. E la situazione non è di certo migliorata. L’invito al Consiglio federale è stato quindi quello di «non girare la testa dall’altra parte» e di stanziare, oltre ai trenta miliardi per l’economia nazionale, anche un pacchetto di aiuti di un miliardo di franchi per quegli Stati che non hanno la possibilità di uscire dalla crisi da soli.

Pinot nero che diventa vin brulé, e vendita al dettaglio
All’interno dei nostri confini, oltre all’uva merlot ticinese, c’è stata un’altra iniziativa per il declassamento, legata al consumo di vino nella ristorazione che nel periodo di chiusura è rimasta al palo. Il Pinot nero del Canton Turgovia. L’eccedenza registrata nelle cantine superava i 20’000 litri di vino, così la Agro marketing ha deciso di trasformarlo in vin brulé. Ma se il consumo di vino in Svizzera continua a languire, la vendita al dettaglio nella grande distribuzione, per altri articoli, ha subito delle vere e proprie impennate.
Nel mese di luglio, come comunicato dall’Ufficio federale di statistica, i grandi rivenditori al dettaglio hanno registrato una crescita del 4,1% rispetto allo scorso anno. Ma i generi alimentari, con un incremento dell’8,8%, non hanno fatto la parte del leone, se confrontati ai supporti tecnologici (+13,7%) o agli apparecchi per la casa (+16,2).
A inizio autunno rimane la soddisfazione per l’aumento delle vendite nei negozietti in fattoria e un certo avvicinamento da parte dei clienti alle fattorie. I contadini bernesi, negli scorsi giorni, hanno ringraziato tutti i cittadini svizzeri per la fiducia riposta nei loro prodotti e nel loro lavoro, portando i girasoli sulle piazze davanti a Palazzo federale, i fiori simbolo di quest’estate.

CB