Svariati mesi di siccità e di difficoltà legate all’approvvigionamento idrico, e ora temporali violenti con tanto di grandine. Danni ingenti sul Piano di Magadino hanno letteralmente compromesso la produzione ortofrutticola locale e non solo.

Martedì scorso, mentre eravamo in redazione a Cresciano, verso le 10.15 il sole è stato improvvisamente oscurato da nuvole nere, a cui sono seguiti dapprima un acquazzone e, infine, una grandinata come non la si vedeva da un po’. Quello che ha però raggiunto la Riviera è stata solo una minima parte di ciò che si è invece scatenato sul Piano, soprattutto in zona Giubiasco e a Riazzino. Abbiamo quindi incominciato a sentire alcuni agricoltori per determinare la gravità dei danni, appurando che purtroppo in alcuni casi sono irreparabili.

Nell’occhio del ciclone

Il Mendrisiotto, che altri anni è stato protagonista di sciagure simili, è stato del tutto risparmiato, mi dice Andrea Zanini, presidente della OrTI, confermando che «l’epicentro è stato tra Camorino, Giubiasco e Sant’Antonino, sul Piano» e che le perdite dei produttori locali si risolveranno in «un grosso danno per il km 0».

«I campi sono tutti allagati e distrutti. Il campo aperto è andato tutto», mi spiega con rammarico Roberto Mozzini, che ha la propria azienda esattamente a Giubiasco. «Mai vista una cosa del genere. È stato un disastro. C’è ancora ghiaccio dappertutto» alle 14 del pomeriggio, 3-4 ore dopo la grandinata, (vedi foto).

«È una grandinata che ha lasciato il segno», mi dice invece Andrea Bizzozero dalla propria azienda a Sant’Antonino, spiegandomi che a casa gli si staccava perfino l’intonaco dalle pareti.

Bisogna aspettare per capire la vera entità dei danni

Sempre Bizzozzero mi spiega che «bisogna aspettare qualche giorno per appurare veramente i danni e capire se le colture si riprenderanno», ricordando che in seguito alle grandinate dell’anno scorso alcuni campi che aveva inizialmente dato per spacciati si erano ripresi. Questa volta, «i cereali sono rovinati, ma il peggio è il mais, oltre alle verdure nei campi vicini. Il mais ancora piccolo non so se si riprenderà, mentre quello grande che era quasi in fiore dubito fortemente che ce la farà».

Del mais ci parla anche Paolo Bassetti, che lo coltiva in varie parcelle del Piano: «In certe situazioni, il mais ha una bella ripresa. Per esempio, l’anno scorso abbiamo avuto una situazione simile in una parcella bio e alla fine abbiamo avuto comunque un buon raccolto». Malgrado questa volta la superficie colpita sia «più estesa», attualmente «si spera che alcune di queste parcelle arrivino a riprendersi, dando almeno un raccolto parziale. Altrimenti non possiamo rimpiazzarle».

Una questione di pochi metri

È quanto si intuisce dalle parole di Luigi Cattori, sempre di Sant’Antonino, che nel pomeriggio di martedì 28 giugno sta raccogliendo le proprie zucchine, di cui «solo alcune sono un po’ ammaccate». Nella sua azienda, poco più a sud di quella di Andrea Bizzozero, danni ce ne sono stati, ma molti di meno. Sono bastati «solamente 200 metri di distanza in direzione di Giubiasco» per capovolgere del tutto la situazione. Tant’è che alcuni campi in quella zona sono stati rovinati solamente a metà, mi ha detto ancora Bizzozero, parlando nello specifico di un campo in cui «si vede proprio la linea» di passaggio della grandine. Anche Paolo Bassetti ci conferma che i suoi campi di mais rosso e mais giallo «di Contone e Cadenazzo non sono stati toccati», mentre le parcelle coltivate a mais bio giallo «sono state colpite duramente perché concentrate proprio in quella fascia dov’è arrivata la grandine».

Una produzione rovinata

Il sunto della situazione, secondo Marco Bassi, direttore della TIOR, è che «da Sant’Antonino a Bellinzona è tutto distrutto, mentre da altre parti i danni sono stati molto inferiori e le colture si riprenderanno». Bisogna però capire che pochi minuti son bastati a compromettere la produzione locale e che la ripartenza non sarà facile per tutti. «Per quanto riguarda la grande distribuzione, problemi da approvvigionamento non ce ne saranno», rassicura Bassi. «Ovviamente non avremo molti prodotti locali, ma piuttosto d’oltralpe», aggiunge facendo l’esempio delle zucchine, una delle colture maggiormente colpite in loco. È ora necessario capire quale impatto avrà questo buco di fornitura, malgrado sia chiaro che anche «quando accadono eventi naturali di questo tipo c’è comunque una certa apertura da parte della grande distribuzione».

In questo contesto, bisogna anche tener conto degli standard qualitativi richiesti dalla grande distribuzione. È quanto emerge dalle parole di Davide Cattori, il quale mi dice che mentre «i campi di zucchine sono distrutti e il raccolto è perso al 100%, le cipolle e le patate tardive sono rovinate e bisognerà vedere se nel momento della raccolta rispetteranno i criteri della grande distribuzione, o se saranno troppo piccole o altro». E mentre ora Cattori per le zucchine avrà «un mese senza raccolto» e proverà a interrare delle piantine nuove, per le altre colture bisognerà vedere come evolve la situazione, con la speranza di riuscire a salvarle.

Al di fuori dell’epicentro

Come detto, se il grosso si è scatenato tra Sant’Antonino e Bellinzona, anche altre località sono state colpite. Ce ne dà un esempio Cesare Perozzi, orticoltore di Riazzino: «in campo aperto è andato tutto. Il maltempo mi ha addirittura scoperchiato alcune serre. Insalate e zucchine sono tutte irrecuperabili. Ora aspetto un attimo a vedere se il tempo si placa e poi ripianterò tutto. Ormai ci si barcamena come si può. Le uniche cose che si sono salvate, per ora, sono i pomodori e le melanzane».

Viticoltura: danni minori

Ovviamente, la grandinata di martedì scorso non ha risparmiato nemmeno la viticoltura. Tuttavia, in confronto ad altri settori, come ci dice Giuliano Maddalena, presidente Federviti, «rispetto ad altre situazioni» i danni registrati sono stati generalmente inferiori e si sono concentrati prevalentemente, come ci conferma Graziano Carrara, Commissione tecnica della Federviti, nel Bellinzonese, mentre «nel Locarnese non è stato così forte». Mirto Ferretti, Federviti Bellinzona, ci spiega che, malgrado la «grossezza dei chicchi di dimensione nettamente superiore alla media, fortunatamente l’intensità è stata ridotta». Per questo motivo, alcuni danni ci sono stati, «ma non di defogliazione» e grazie anche alle reti di protezione antigrandine sono stati contenuti. Inoltre, rispetto al momento successivo alla fioritura o a una situazione più avanzata della maturazione dell’uva, quello attuale è «un momento meno delicato. L’acino è formato e quelli colpiti cadranno a terra, evitando malattie e altri problemi che insorgerebbero in una fase più tardiva», mentre per quanto riguarda le foglie, «si è in un momento importante dello stadio vegetativo e quelle danneggiate saranno sostituite».

Andrea Arrigoni