Dopo le forti precipitazioni della scorsa settimana e i danni subiti da orticoltori e viticoltori, c’è apprensione per l’esondazione dei canali sul Piano di Magadino.

Giovedì 8 luglio, in tarda mattinata, il Ticino è stato investito da un fronte temporalesco di forte intensità. La grande quantità di pioggia caduta in poche ore ha provocato smottamenti e ha ingrossato i fiumi. Ma nella memoria collettiva resterà soprattutto la violenza della grandinata che nel giro di pochi minuti, attorno a mezzogiorno, ha colpito giardini, orti e vigneti per lo più nel Sopraceneri. Le colture orticole del piano di Magadino sono state martoriate. «È stata probabilmente la grandinata del secolo» ci ha detto Roberto Mozzini.

Colpito soprattutto il Bellinzonese

«La zona in cui la grandine ha fatto più danni, parlando in giro, è stata proprio la mia. Qui, tra Camorino, Giubiasco e Sant’Antonino, è stato impressionante. Era davvero tanto che non si vedeva una cosa del genere», ci dice Roberto Mozzini, che ha la sua azienda agricola a Giubiasco. «Avevamo iniziato proprio in questi giorni la raccolta delle zucchine che stava anche promettendo bene. Ma oramai la perdita è totale». Diverso invece il discorso per le altre colture. «Per valutare il danno subito dalle piantine che avevamo da poco messo in campo bisognerà aspettare un po’. Di certo per il fatto che erano ancora piccole sono state danneggiate meno, però bisogna aspettare, soprattutto per i cavoli e le insalate per capirne l’entità». Perché? «Bisogna vedere se è stato colpito il cuore. Se vengono colpite solo le foglie esterne non è così grave, ma se è stato colpito il cuore non c’è più niente da fare e lo si capisce solo dopo alcuni giorni».

Chiaramente molto dipende dalle colture che ci sono in campo oltre che dall’intensità dell’evento. «So che anche Claudio Cattori dell’Agrotomato, l’azienda che si trova accanto alla mia, ha avuto grossi danni».

Ma con le assicurazioni come funziona? «È molto complicata la questione delle assicurazioni in realtà, perché assicuri le singole colture e poi magari per un sacco di anni eventi di questo tipo non si verificano. O magari colpiscono colture su cui non sei assicurato. Io per molti anni sono stato assicurato sulle zucchine e sulle cipolle. Poi però, visti i pochi danni, i risarcimenti piuttosto scarsi e l’aumento dei premi, ho rinunciato alla copertura assicurativa».

Ad aver impressionato Roberto Mozzini, che oltre ad occuparsi di orticoltura gestisce anche terreni vitati, sono stati i danni subiti dai vigneti. «Il danno grosso in questa zona coinvolge soprattutto le vigne. Chi non aveva le reti di protezione ha perso tutto. Il vigneto di villa dei Cedri, uno dei più belli di tutto il Bellinzonese è stato completamente distrutto. Ma anche con le reti, tutte le parti della vigna che uscivano dalle protezioni sono andate distrutte. E serve una buona copertura fogliare per far maturare l’uva». Ma come si può intervenire? «Ormai, l’uva che è stata colpita diventa marrone, si secca e poi si stacca. Per le ferite del legno e dei germogli c’è un prodotto cicatrizzante che immagino sia andato praticamente a ruba, per lo meno in questa zona». Alla fine della telefonata Mozzini sottolinea comunque che «è stato senz’altro meglio prendere la grandine sulla vite adesso piuttosto che in agosto, quando la fase vegetativa e di sviluppo del grappolo è molto più avanzata».

Viticoltura

«Senza dubbio il danno in alcuni vigneti del Bellinzonese è stato totale. Nelle tre valli, la situazione è stata meno grave e nel Mendrisiotto non ha grandinato. Nel Luganese ci sono state situazioni molto diverse in base alla zona. Ma con la grandine è sempre così, colpisce a macchia di leopardo», conferma Giuliano Maddalena, presidente della Federviti cantonale. Nel Pian Scairolo non ha nemmeno grandinato. «Per i vigneti della Tenuta Bally i danni sono stati davvero minimi», ci ha comunicato Rodolfo Bänninger. Mentre in Capriasca i chicchi di grandine hanno raggiunto un diametro di 4-5 centimetri. Sacha Pelossi, che ha i vigneti a Cagiallo, lungo la Piana di Sarone, ci dice che «anche con le reti antigrandine, ormai il danno c’è stato». Gli chiedo se riesce a quantificare il danno e se ha fatto qualche trattamento post-grandine. «Il danno sulla vite è del 30%. Avevamo già un trattamento previsto per venerdì e abbiamo cambiato il prodotto. Senza foglie la vite non lavora e ci sarà senz’altro un ritardo di maturazione di un paio di settimane almeno». Per quanto riguarda la possibilità di quantificare le perdite a livello cantonale è molto difficile al momento, come ci conferma Giuliano Maddalena. «Bisogna innanzitutto valutare le diverse parcelle e poi bisogna anche considerare che quest’anno la stagione è partita tardi, anche se poi si è ripresa bene. È senz’altro prematuro stimare il danno sulla resa e oltretutto, proprio in questi giorni (martedì 13 luglio n.d.r.), sono ancora previste allerte meteo».

In conclusione

Per tirare le somme abbiamo contattato Andrea Zanini, presidente della Orti, che oltre ad averci confermato come la zona più colpita per l’orticoltura sia stata quella che dal piano di Magadino verso Bellinzona, ha sottolineato come in certi casi un danno totale per una coltura come quello causato dalla grandine sulle zucchine sia più facile da gestire di uno parziale. «In casi come quello citato, almeno sai che quella coltura è andata, e non ci puoi fare più niente. Quando invece il danno è parziale, continui ad occupartene cercando di rimediare e sono molte altre ore di lavoro, anche solo per capire come procedere e quali misure prendere. È chiaro che non può essere di conforto, ma si sa, la grandine è così». A preoccupare Zanini però è soprattutto un altro problema legato alle precipitazioni così intense. «Quando scende così tanta acqua in così poco tempo, la mia preoccupazione è soprattutto legata al rischio di esondazione dei canali del Piano di Magadino. La scorsa settimana ci siamo andati davvero vicini. Se accadesse, com’è successo tredici anni fa, ne farebbero le spese anche tutte le colture protette, quelle in serra per intenderci, e tutti gli orticoltori del piano ne subirebbero le conseguenze. Ci tengo a sottolinearlo perché per scongiurare quel pericolo basterebbe forse una migliore manutenzione dei canali».

Cristian Bubola