San Martin di Tratúr Vécc in compagnia
- 24 lug
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Il 20esimo raduno San Martin di Tratúr Vécc è ormai nei libri di storia. Ne abbiamo approfittato per fare una chiacchierata con Gabriele Bosisio, presidente dell’associazione organizzatrice dell’evento, gli Amici delle Vecchie Macchine Agricole (AVMA).

Da venerdì a domenica scorsa, il borbottio cadenzato dei motori si è fatto sentire come ogni anno di fianco alla chiesa di San Martino. E come al solito il più importante raduno di macchine agricole d’epoca in Ticino è stato accompagnato da un ricco programma di attività. Ma facciamocelo raccontare direttamente dal presidente degli Amici delle Vecchie Macchine Agricole, Gabriele Bosisio, con cui abbiamo fatto una chiacchierata a margine dell’evento.
Buongiorno Gabriele, com’è andata questa ventesima edizione?
«Bene. Siamo molto contenti. Hanno partecipato circa 150 trattori e abbiamo servito più di 1’500 pasti. E come ogni anno abbiamo proposto tanta musica, dimostrazioni, giochi di abilità e buon cibo».

Parliamo un po’ del passato. Com’è nata la manifestazione?
«L’associazione è nata nel 2003 su per la montagna nel Mendrisiotto; fra Meride, Tremona, Arzo e Besazio. Davanti al camino, un bicchiere di vino e una fetta di salame, un gruppo di amici con la passione per i trattori vecchi ha deciso di fondare un gruppo nel 2003. E oggi siamo arrivati al nostro ventesimo raduno».
E quali sono le principali motivazioni che spingono i proprietari di trattori a presenziare?
«I motivi sono molti: partecipare al raduno, vedere altri trattori, stare in compagnia, farsi una passeggiata col trattore…».
E quali erano le particolarità dell’evento di quest’anno?
«Come l’anno scorso, si poteva assistere alla dimostrazione di Luigi Meier che spaccava legna con la sua segheria mobile. Poi, abbiamo anche messo in funzione una trebbia costruita prima degli anni ’30 della marca Orsi, che come gruppo abbiamo acquistato di recente in Piemonte. Il grano che abbiamo trebbiato era quello coltivato da Mauro Bessler sui terrazzamenti ad Arogno. Infine dopo alcuni anni siamo tornati a riproporre il giro in trattore per Mendrisio».

Toglici una curiosità, perché al raduno si vedono sia trattori con il fascino dell’usura, sia trattori che sembrano appena usciti dalla fabbrica. Voi come gruppo avete preferenze?
«Assolutamente no. La nostra filosofia è innanzitutto stare in compagnia e andare d’accordo, dunque nel gruppo accettiamo tutti, da chi ha il trattore originale come nuovo, a chi ha un trattore più vissuto. È un peccato escludere qualcuno. Facciamo un esempio, magari c’è un ragazzo che si vuole avvicinare a questo mondo, e a casa possiede un vecchio trattore usato di suo nonno. Può essere che non sia lucido, ma anche se è vissuto e interessante è perfetto per approcciarsi a questa passione. Che poi la bellezza è soggettiva».
In che senso?
«Nel senso che per esempio nei raduni in Italia piacciono di più i trattori completamente originali, chiaramente ben conservati ma anche arrugginiti, piuttosto che riverniciati a nuovo come se ne vedono di più da noi. Loro piuttosto si limitano a mettere su una lacca per conservarlo così com’è. Sono due visioni diverse. Tutte e due condivisibili».
Ma a proposito di trattori originali, si preferiscono quelli con tutti i pezzi originali o piacciono di più quelli personalizzati con qualche modifica?
«Anche qui è soggettivo. Poi va detto che, per chi usa il trattore per fare lavori, a lui o lei interessa soprattutto che sia funzionante anche se non è più completamente fedele alla versione di quando è stato costruito. E poi sì, c’è chi mette su tubi di scarico più rumorosi per farli rombare di più, per folclore».
Quanti anni deve avere un trattore per essere definito d’epoca?
«L’asticella è fissata a 30 anni. Dunque oggi un trattore del 1996 si può già definire d’epoca. Ma è probabile che nei prossimi anni il limite aumenterà, perché gli old-timer iniziano a essere tanti. Probabilmente si aumenterà prima a 35 e poi a 40 anni».
E poi al raduno come funziona? Voi premiate i trattori migliori?
«No, noi non lo facciamo. Però sì, in alcuni raduni si fa. Ma è molto difficile premiare un trattore perché per esempio al momento dell’acquisto si poteva scegliere di farselo personalizzare dal produttore con alcune variazioni in base alle esigenze dell’acquirente. E quindi magari il tuo trattore era l’unico con quella modifica e dunque dopo 50 anni è molto difficile stabilire se era stato costruito così solo per te o se si tratta di una modifica fatta più tardi. Quindi valutare l’originalità è molto complicato. In altri raduni si premia per esempio il trattore più anziano o quello che è arrivato da più lontano. Che poi i trattori sono tutti diversi, quello con più cavalli per fare lavori più pesanti, quello più grosso per fare più traino, quello più leggero per compattare meno il terreno… E anche a livello di estetica, c’erano marche che la curavano di più e altre che si concentravano sulla funzionalità».

E qui a San Martino qual era il più anziano? E qual è quello che è arrivato da più lontano?
«In questo momento non ho la lista sottomano. Però solitamente il più vecchio è un veicolo Fiat Balilla del 1932 di Roland Woffray dalla Capriasca. E da più lontano sono arrivate tre persone dal Canton Berna, e sono arrivati fino a qui con il trattore».
Ci sono proprietari di trattori speciali che contattate di proposito per venire al raduno?
«No. Noi puntiamo proprio sullo stare in compagnia accettando tutti, non soltanto perché uno ha il mezzo più particolare, o più lucido. Per esempio, in Italia c’era un’associazione che pagava il trasporto ad alcuni proprietari per portare i trattori a determinati raduni, ma poi capita che se questo aiuto viene meno quei veicoli non li tirano più fuori. A noi è capitato di osservarlo negli scorsi anni, in un raduno, dopo che l’associazione ha smesso di investire il risultato è stato che il raduno si è rimpicciolito parecchio e quei trattori particolari non li vedi più».
Quali altre attività organizzate come AVMA?
«Questa è la manifestazione più grande, poi organizziamo una castagnata in autunno e da qualche anno seguiamo il raduno nazionale svizzero e ci partecipiamo. Quest’anno sarà nel canton Vaud, a Vucherens, e noi organizziamo il trasporto con i bilici per i nostri soci. Parteciperemo con una quindicina di trattori. Poi anni fa siamo andati a fare un giro sui passi sopra Brescia, sul Passo del Maniva. Anche lì il gruppo ha organizzato il trasporto».
Qual è la tua marca preferita? Hürlimann?
«No, non ho una marca preferita. Io ho cinque trattori tutti diversi. Però sì, spesso ognuno ha la sua marca prediletta. In Svizzera la Hürlimann appassiona molte persone perché la fabbrica produceva tutto: dal telaio al motore e tutti i pezzi. E dunque era il più svizzero».

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