Molti degli oggetti che utilizziamo quotidianamente sono stati inventati dall’uomo tanti anni fa, magari con lo stesso scopo, ma con necessità diverse. Conoscerne l’origine ce li fa guardare con occhi nuovi e, magari, apprezzare di più.

Forse il 2020 verrà ricordato, oltre che per la pandemia di Covid-19, anche per un altro fenomeno particolare, meno strepitoso ma che nel contesto degli sport invernali abbiamo sicuramente notato tutti. Si tratta del ritorno in auge di un’attività che è stata riscoperta negli ultimi tempi grazie o a causa del confinamento e della chiusura delle strutture dedicate al tempo libero. Stiamo parlando delle passeggiate con le racchette da neve o ciaspole.

Questi attrezzi erano già diffusi in passato e non solo nell’arco alpino. La loro particolare struttura permetteva di muoversi sul manto nevoso senza sprofondare. Ancora qualche tempo fa i contadini delle nostre valli le utilizzavano per spostarsi ad esempio tra la stalla e il fienile durante l’inverno. Si trattava beninteso della versione artigianale costruita in legno con dei lacci in cuoio o in corda.

L’origine delle ciaspole ha radici molto lontane, addirittura attorno al 6’000 a.C.; periodo al quale risalgono alcune pitture rupestri rinvenute in Mongolia che raffigurano uomini con ai piedi degli attrezzi simili a racchette da neve o a degli sci. 

Attrezzi simili erano in uso anche presso i popoli che vivevano nei territori freddi dell’Asia e dell’America settentrionale ma anche del Nord Europa. Queste popolazioni se ne servivano per poter rispondere alle esigenze primarie di sostentamento; ad esempio per cacciare e per raccogliere legname, ma anche per spostarsi da un luogo all’altro facilitando così i contatti e i rapporti sociali. 

Una delle prime fonti scritte che riportano la testimonianza dell’utilizzo di “proto-ciaspole” la troviamo in un testo greco di Senofonte. Il letterato ne descrive l’utilizzo che ne fu fatto durante un’attraversata dei monti armeni nel IV secolo a.C. In Armenia venne insegnato ai greci come attrezzare i propri cavalli con dei sacchetti apposti sulle zampe degli animali in modo che non sprofondassero nella neve. Anche i Romani conoscevano, se non le racchette da neve, perlomeno i ramponi. Secondo Tertulliano, vissuto all’incirca tra il 150 d.C. e il 230 d.C, furono inventati da spie proprio per muoversi su terreni difficoltosi.

La necessità di migliorare la capacità di spostamento durante i periodi invernali era una prerogativa di non poco conto anche per gli eserciti. Ad esempio, tra il 1775 e il 1781, durante la Guerra di indipendenza americana, le armate britanniche ne fecero uso per spostarsi sui territori della provincia del Quebec. Durante la Prima guerra mondiale, le racchette da neve erano parte integrante del materiale in dotazione alle truppe alpine di diversi paesi europei.

Più note sono le gesta quasi eroiche degli esploratori e alpinisti che non di rado se ne servirono per le loro imprese alla conquista delle vette più alte e di territori inesplorati. Da Jaques Balmat che le utilizzò per prepararsi alla prima salita sul Monte Bianco che conquistò nel 1786, alle imprese in Alaska del Duca degli Abruzzi sul monte Sant’Elia, la seconda vetta più alta della regione. Il famoso esploratore Fridtjof Nansen le impiegò, assieme agli sci, durante la traversata della Groenlandia nel 1888.

Sempre verso la fine dell’Ottocento, ritroviamo le racchette da neve ai piedi dei cercatori d’oro che si spostavano sui territori innevati del Nord America.

Abbiamo visto come eserciti, esploratori, contadini e alpinisti si dotassero di racchette da neve per poter muoversi durante l’inverno. Un aspetto molto importante riguarda le particolarità morfologiche e climatiche dei differenti territori in cui vennero utilizzati questi attrezzi. Da queste variabili dipendeva anche la forma, il materiale e lo scopo dell’utilizzo. Ad esempio Nansen, come molti esploratori dell’Artico, le indossò per brevi tratti, non tanto per spostarsi sul ghiaccio, ma soprattutto quando si trattava di attraversare dei canali poco ghiacciati. La maggior superficie d’appoggio scongiurava il pericolo che sotto il peso dell’esploratore il ghiaccio si rompesse. Nelle Alpi e nelle zone montane, dove i pendii sono ripidi e la neve può essere ghiacciata, le racchette erano adattate allo scopo di non scivolare e a volte si preferì indossare dei ramponi. Inoltre, dalle osservazioni degli esploratori di inizio Novecento possiamo constatare un’ulteriore differenza: in Asia e in Nord Europa si utilizzavano sia le racchette che gli sci, mentre in Canada e nel Nord America, dove la neve cade generalmente copiosa ed è particolarmente farinosa, unicamente le racchette da neve. Questa differenza è spiegabile con il fatto che nel secondo caso, più che scivolare, la priorità era quella di non sprofondare nella neve.

Diana Tenconi