La convivenza tra agricoltori e allevatori non è sempre facile, in particolare quando devono condividere delle risorse piuttosto limitate, come l’acqua.

Il Sahel è una fascia di territorio che attraversa tutta l’Africa, dal Senegal-Mauritania al Sudan, e rappresenta la zona di transizione tra il deserto a nord e la savana umida a sud. La disponibilità d’acqua per il consumo umano, degli animali e per l’irrigazione condiziona le relazioni tra i gruppi coinvolti. La pressione demografica è notevole e i cambiamenti climatici già in atto hanno provocato una riduzione delle precipitazioni e di conseguenza l’acuirsi dei conflitti tra i diversi attori. Dato che la disponibilità d’acqua è il problema più grave, sono stati trivellati molti pozzi per garantire soprattutto il fabbisogno umano.
Un progetto di COOPI in corso, nella regione ciadiana del Sila, è diretto a migliorare la coabitazione di agricoltori e pastori. Le ostilità sono causate da una serie di fattori, fra i quali sicuramente l’uso conflittuale dello spazio agropastorale. L’indebolimento delle relazioni fra i due gruppi sfocia infatti nel susseguirsi di controversie sulle aree coltivate e in incidenti, contribuendo ad esacerbare la scarsità di cibo per tutti, impedendo la generazione di redditi adeguati sia per gli uni che per gli altri, aggravando inoltre la situazione ambientale e contribuendo al degrado dei suoli e della vegetazione.
I sistemi pastorali sono per animali destinati ai mercati urbani, ma anche utilizzati per lavorare la terra, trasportare le colture e fertilizzare la terra; quindi rappresentano un contributo fondamentale al reddito e alla sicurezza alimentare delle famiglie interessate. La regione del Sila si trova vicina alle rotte delle mandrie nomadi che sono alla ricerca di foraggio tutto l’anno. Essere in grado quindi di fornire infrastrutture strategiche quali “corridoi” per la transumanza (“le piste” per la sicurezza alimentare) o punti di abbeveramento (le “mare”- componente idrica), significa stimolare la resilienza di un intero sistema.
In un progetto precedente sono stati definiti i piani di sviluppo condivisi fra le comunità, attraverso un lavoro di formazione e concertazione in modo da garantire la sostenibilità socio-culturale.

COOPI collabora con le autorità competenti nelle due componenti del progetto. In una verranno eseguite delle marcature delle piste accordate con le diverse comunità, con la recinzione di aree coltivate impedendo al bestiame di devastare i campi. Inoltre gli agricoltori evitano di coltivare le zone dedicate alla transumanza. La marcatura comporta l’installazione di segnali lasciando una pista di 60-100 m di larghezza.
L’altra parte del progetto, pure accordata con gli interessati, prevede la costruzione delle “mare” per l’abbeveramento del bestiame lungo le piste. Si tratta di una sorta di stagno di dimensione e profondità che varia in base alle caratteristiche della zona, dove già esistono dei punti di acqua superficiali naturali, in modo tale da aumentarne la disponibilità stagionale per almeno 3 o 4 mesi alla fine del periodo delle piogge (alcuni addirittura possono essere resi permanenti). Questo permette agli allevatori di compiere molti meno spostamenti nell’arco della stagione per garantire acqua sufficiente al bestiame. Prima dell’avvio dei lavori, verrà firmato un cosiddetto “accordo sociale”, in cui si accetta la localizzazione dell’infrastruttura, la sua vocazione pastorale (quindi per uso animale) e vi si descrivono gli accordi sulle modalità e le regole di gestione. Per questo progetto i lavori consistono nello scavare il terreno per realizzare una “mare” di circa 10 mila m3 e porvi un strato di pietre e/o argilla sufficiente per rendere il fondale più impermeabile.

Negli ultimi anni nel Sahel si sono sviluppate azioni di gruppi jihadisti con molteplici cause, tra cui anche quella del conflitto tra le diverse etnie di allevatori e agricoltori. Questo ha provocato un esodo di molti abitanti dalle zone in conflitto. Questa violenza rende difficili e rischiose le attività delle ONG e i loro partner, che comunque continuano i loro progetti, nel limite delle possibilità e malgrado le restrizioni dovute al COVID-19.


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