In caso di accettazione dell’iniziativa da parte del popolo, all’orizzonte si presentano gravi conseguenze soprattutto di tipo economico, non solo per l’agricoltura ma anche per i settori dell’industria alimentare e della logistica. 

Come avevamo annunciato nell’agenda di due settimane fa, martedì 12 gennaio si è tenuta la presentazione online dello studio condotto dal professor Gottlieb dell’Università di San Gallo sulle conseguenze macroeconomiche di un’eventuale accettazione dell’iniziativa “Per una Svizzera senza pestidici sintetici”. Per cercare di trarre delle conclusioni sul possibile impatto dell’iniziativa si sono analizzati i tre diversi settori del sistema alimentare svizzero: agricoltura, industria alimentare e logistica. La suddivisione è stata fatta perché, nonostante si parli prevalentemente dei prodotti fitosanitari di origine sintetica utilizzati in agricoltura, nel settore dell’industria alimentare e della logistica si usano i biocidi, anche questi di origine sintetica, per lottare contro parassiti, disinfettare i macchinari e per prolungare la conservazione degli alimenti. 

Il divieto di utilizzare pesticidi di sintesi, secondo il testo dell’iniziativa, si estende anche alle importazioni. Dallo studio dell’Università di San Gallo emerge subito un dubbio: a livello commerciale-internazionale è poco probabile che la Svizzera possa importare alimenti unicamente prodotti senza pesticidi sintetici. Al di là degli accordi firmati con gli Stati esteri, la Svizzera dovrebbe accaparrarsi il 50% della produzione mondiale di cacao biologico per soddisfare la domanda attuale, e il 21% di quella di caffè bio. La seconda incertezza riguarda il fatto che non è ancora chiara la definizione di pesticida sintetico e non è ancora stato definito concretamente quali prodotti fitosanitari saranno colpiti.  

Agricoltura

Per raccogliere i dati sull’agricoltura svizzera, l’Università di San Gallo si è rivolta ad Agroscope per reperire informazioni sulle aziende agricole svizzere sia biologiche che convenzionali. Le aziende biologiche, che già oggi rinunciano all’uso di pesticidi di sintesi, sono state rappresentative per questo studio e per le analisi si è ipotizzato di trasformare tutte le aziende agricole in aziende agricole bio. Le principali conclusioni sono che la produzione del settore primario potrebbe diminuire, sia in termini di quantità che di varietà. Il grado di autoapprovvigionamento medio calerebbe dall’attuale 60% al 42% e il passaggio a una produzione biologica graverebbe sull’approvvigionamento di barbabietole da zucchero, frutta, uva, ortaggi e patate, nonché sulla produzione di carne suina. Meno intaccati sarebbero invece i cereali e il latte. 

Industria alimentare

Per quanto riguarda le conseguenze per i trasformatori dei prodotti agricoli si è proceduto con un sondaggio che ha coinvolto le industrie alimentari, toccate dall’iniziativa nel reperimento delle materie prime e nell’utilizzo dei biocidi. Purtroppo va detto che la partecipazione a questa indagine, a causa della bassa adesione, non può essere ritenuta rappresentativa per tutto il sistema alimentare svizzero, ma fornisce comunque una chiara tendenza, dato che vi hanno partecipato alcune grosse aziende del settore. 

Nel campo della sicurezza alimentare, soprattutto per prodotti sensibili come la carne, si avrebbero delle difficoltà a mantenere gli standard attuali perché mancano alternative economicamente valide ai biocidi sintetici. Infatti, per esempio, i costi per lo stoccaggio degli alimenti in atmosfera controllata, senza additivi sintetici, arriverebbero a crescere fino a 10 volte tanto. In generale, le preoccupazioni delle aziende intervistate riguardano i maggiori costi e sforzi per implementare dei sistemi alterativi ai biocidi. C’è anche il timore che non riescano a garantire lo stesso risultato. Riguardo all’aumento dei prezzi delle materie prime biologiche, nella maggior parte dei casi le aziende faranno fatica a far fronte ai costi. Ci sono state anche alcune grosse aziende del settore che hanno affermato che prenderanno in considerazione l’ipotesi di trasferirsi all’estero. Ricordiamo che il 3% del valore delle esportazioni svizzere proviene da aziende dell’industria alimentare, a cui sono legati altri settori come quello della gastronomia. 

Logistica

Per raccogliere i dati sul settore della logistica, l’Università di San Gallo ha intervistato alcuni attori del settore dei trasporti. I container per i viaggi in treno o in nave degli alimenti vengono anche questi trattati con pesticidi. Le derrate alimentari bio attualmente trasportate vengono messe in piccole quantità in scompartimenti separati nei container. L’ipotesi di trasportare prodotti bio in grosse quantità è considerata irrealistica, per di più ci possono essere residui sui container a causa del trattamento dei container vicini. 

Conclusioni e incertezze

La principale incertezza riguarda il prezzo che avranno le derrate alimentari, non è infatti ancora chiaro come l’industria alimentare potrà sostituire i biocidi. Questo problema riguarderà in particolare il settore della vendita al dettaglio, che rappresenta il principale canale d’acquisto delle economie domestiche. 

Per il settore agricolo, dovranno essere messi in conto un aumento dei pagamenti diretti o dei prezzi pagati ai produttori, per rendere economicamente sostenibile l’attività dopo l’abbandono dei pesticidi.  

Andrés Bignasca