Il 2020 è stato un anno strano anche per le letture. Forse l’ho già detto altrove, ma a me, come ad altri, soprattutto in primavera, è successo di non essere più in grado di accettare quella sospensione dell’incredulità che è il primo processo, indispensabile, per sprofondare in un testo.
Accettare che nei libri le persone si abbracciassero, mangiassero insieme, ballassero o andassero a un concerto, sembrava qualcosa di incredibile.
In qualche modo il nostro cervello, o per lo meno il mio, confrontato con le misure anticovid da un lato e con il bombardamento mediatico dall’altro, sembrava non essere più in grado di godersi fino in fondo un buon libro o un buon film. Le letture sono quindi in un certo senso diventate uno sforzo. Poi però, per fortuna, ci sono i colleghi, gli amici, che ti parlano di qualche libro e ti fanno venire voglia di prenderlo in mano, iniziare a dare un’occhiata e poi andare avanti. È andata così, proprio quest’anno, qui nella redazione dell’A­gri­coltore, con i libri di Doris Femminis.


Naturalmente, avevamo letto che in gennaio le era stato assegnato uno dei premi svizzeri di letteratura per il suo romanzo “Fuori per sempre”, pubblicato da Marcos y Marcos nel 2019. Ma, come detto, non siamo partiti da lì. Tutto è iniziato con il suggerimento di un libraio al mio collega Andrés. È stato lui ad arrivare in redazione, con tra le mani “Chiara cantante e altre capraie”, saga di donne strette tra le montagne e il cielo. A tutti noi della redazione è piaciuto molto quel sottotitolo, così come la fotografia in copertina e la cartina del Val Bavona che si trova all’inizio del volume.
Il primo romanzo di Doris Femminis è uscito nel 2016 per le edizioni Pen­tàgora e qui vale la pena spendere un paio di parole. Pentàgora si presenta, sul suo sito, blog.pentagora.it, come una comunità editoriale. Prima quindi di un’attività di pubblicazione è uno spazio di confronto, di dialogo e incontro. Leggere il blog di Massimo An­gelini, il curatore delle edizioni, può essere un buono spunto per ogni aspirante scrittore, così come dare un’occhiata alle pubblicazioni in catalogo e alle diverse collane. Per citarne un paio: piccola libreria di campagna, manuali per chi ama curare la terra; e ruralismo, il mondo della terra e la cultura dei contadini. Pentàgora infatti dichiara di avere un’attenzione particolare “per i libri dedicati al mondo rurale e alle persone che lo fanno vivere”. E il primo libro di Doris Femminis si inserisce perfettamente in questa dimensione. Nel suo primo romanzo infatti, “Chiara cantante e altre capraie”, vengono raccontate storie che affiorano dai ricordi, dal mondo contadino di una volta, che parte dal primo decennio del ventesimo secolo, per concludersi nel 1946. Oltre alle donne, citate nel titolo e che vengono considerate, almeno narrativamente, le protagoniste delle diverse storie, molto presente e costante è anche la forza della natura, della valle Bavona, una delle più note della letteratura svizzera in lingua italiana.

«(…) un alpe “di quelli tutto a scarpate, che neanche le capre ci stavano comodo: uno di quegli alpeggi della Bavona che ti ammazzano le bestie e i figli (…)».

Ma se le storie narrate da Doris Fem­minis in Chiara cantante” sono storie d’altri tempi, la lingua che utilizza è attuale, verrebbe da dire “nuova”. A me è sembrato che proprio in questa ricerca di accostamenti tra parole, nella costruzione delle frasi o nella ricostruzione del parlato, stia la forza principale di questo primo romanzo. È spesso il conflitto, presente negli episodi narrati, a trasformarsi, anche nella lingua, in qualcosa di aspro ed efficace.
In “Fuori per sempre” la componente legata alla vita dei contadini di montagna rimane, ma si mescola con altri elementi, più contemporanei, in un tempo che si avvicina molto al nostro presente e sembra corrispondere a quello del recente passato dell’autrice. La protagonista, Giulia, è una studentessa di storia a Losanna, cresciuta però in una valle del Ticino, una di quelle dove le montagne sono “vere”. Giulia si trova in un momento decisamente critico della sua esistenza e quasi subito finisce rinchiusa nell’ospedale psichiatrico di Mendrisio. Inizia così un viaggio a ritroso nella sua storia famigliare e allo stesso tempo verso il futuro, alla ricerca di una via d’uscita. La dimensione del viaggio è a tratti onirica e “flirta” con temi fondanti legati all’identità e al doppio, attraverso la creazione di personaggi dalla forte valenza simbolica. Chi siamo noi, ma soprattutto chi saremmo potuti essere?
Alla dimensione montana e agricola del primo romanzo l’autrice aggiunge, in questo secondo lavoro, anche quella della cura psichiatrica che viene indagata con grande onestà. Particolarmente significativa in tal senso la spiegazione del titolo del libro, che non viene fornita, ma è facilmente intuibile se si giunge alla fine del romanzo. Fuori per sempre è un romanzo riuscito, godibile e vi si ritrova la stessa incisività ed espressività del precedente romanzo di Doris Femminis.
CB