La Flavescenza dorata (FD) è una malattia appartenente al gruppo dei giallumi della vite causata da un fitoplasma (battere senza parete cellulare che vive nel floema della vite). La malattia ha origini europee, ma ha assunto un importante carattere epidemico con l’introduzione accidentale dal Nordamerica della cicalina Scaphoideus titanus che funge da suo vettore all’interno dei vigneti. Questo ha fatto sì che la FD sia oggi considerata una malattia di quarantena con obbligo di notifica e lotta.

Le misure di lotta finora adottate in Ticino hanno permesso di rallentare la diffusione dell’epidemia e di contenerne i danni. Una sua eradicazione è invece ormai praticamente impossibile a causa della presenza estesa sul nostro territorio sia del fitoplasma sia di nuovi vettori secondari ed alternativi a S. titanus. Recenti ricerche finanziate dall’Ufficio Federale dell’Agricoltura e svolte in Canton Ticino al Campus di Ricerca di Cadenazzo da WSL e Agroscope in collaborazione con il Servizio Fitosanitario cantonale hanno permesso di evidenziare un possibile ruolo attivo di alcune specie forestali in questa dinamica epidemiologica.

L’ontano nero (Alnus glutinosa) è stato per esempio trovato anche in Svizzera infetto in grande percentuale da fitoplasmi compatibili con la FD della vite. La contemporanea presenza su questi ontani anche della cicalina giapponese (Orientus ishidae), già nota per compiere il ciclo biologico e/o visitare spesso anche altre specie forestali come noccioli, aceri e salici, rafforza il possibile ruolo dell’ontano come bacino di inoculo di fitoplasma. La cicalina giapponese visita infatti occasionalmente anche la vite e può quindi teoricamente fungere da vettore alternativo del fitoplasma anche all’interno di un vigneto. La presenza di ontano nelle dirette vicinanze dei vigneti potrebbe dunque contribuire a mantenere più alto il livello di inoculo della FD.

Sotto la lente sono finite anche specie legnose forestali e ornamentali come l’acero, il rododendro, e l’azalea poiché sono gli ospiti di cicaline esotiche quali Japananus hyalinusHishimonus hamatusGraphocephala fennahi, ecc., a loro volta già trovate infette da FD. Il ruolo di questi insetti nell’epidemiologia della FD è per il momento ancora sconosciuto, ma la mancanza di prove che siano effettivamente in grado di trasmettere il fitoplasma alla vite ci permette al momento di ritenerlo marginale. Il vettore secondario riconosciuto Dictyophara europaea, che solitamente acquisisce la FD dalla clematide, è fortunatamente molto poco presente sul nostro territorio. Nell’Italia nordorientale e nei Balcani rappresenta invece un problema piuttosto grave, soprattutto in considerazione della frequente presenza di clematide nei dintorni dei vigneti.

Un tema importante che verrà affrontato nei prossimi anni al Campus di Cadenazzo è anche quello dei boschi di neoformazione in aree abbandonate dalla viticoltura e dove sono ancora presenti viti inselvatichite. Queste viti possono infatti rappresentare un serbatoio attivo e rigenerante di FD così come un habitat perfetto per il vettore principale S. titanus. Anche in questo caso questa tipologia particolare di bosco potrebbe quindi diventare una parte attiva nel ciclo epidemiologico della FD che al momento sfugge alle misure di lotta.

Fortunatamente la corretta applicazione delle decisioni esecutive e delle linee guida emanate dalla Confederazione e dai Cantoni in materia di gestione e di contenimento della FD è finora risultata molto efficace e in grado di neutralizzare anche un eventuale ruolo di questi presunti vettori ed ospiti ulteriori della FD. Una migliore conoscenza del potenziale ruolo del bosco nell’epidemiologia della FD potrebbe comunque notevolmente migliorare le strategie gestionali future della malattia, soprattutto per quei vigneti nelle vicinanze dell’area boschiva e per le viti inselvatiche in bosco sopravvissute all’abbandono della gestione. Se queste dovessero effettivamente dimostrarsi infette e ospiti di S. titanus e quindi parte attiva nell’epidemiologia della FD, l’impossibilità dell’impiego di insetticidi nel bosco renderebbe ancora più importante procedere all’estirpo sistematico delle viti prima dell’abbandono della gestione come già richiesto dalle ordinanze vigenti.

Attilio Rizzoli1, Marco Conedera1, Riccardo Battelli2, Mauro Jermini3

1 Istituto Federale di Ricerca WSL, Campus di ricerca, Cadenazzo

2 Servizio Fitosanitario Cantonale, Bellinzona

3 Agroscope, Campus di ricerca, Cadenazzo