Le incertezze legate all’approvvigionamento di elettricità suscitano preoccupazioni anche all’interno della filiera agricola. Considerata come ultima ratio, l’interruzione di corrente avrebbe infatti degli effetti devastanti per contadini e allevatori, così come per aziende e produttori.

Secondo quanto riportato dal portale dell’UFAE l’approvvigionamento elettrico della Svizzera è attualmente assicurato. La disponibilità di gas per la produzione di elettricità è molto importante, soprattutto per la sicurezza dell’approvvigionamento nel prossimo inverno. Con la siccità in Europa centrale, la scarsa disponibilità di centrali nucleari in Francia e la guerra in Ucraina, nei prossimi mesi è probabile che i mercati dell’elettricità rimarranno tesi e i prezzi alti. L’autorità di regolazione statale e indipendente del settore elettrico (ElCom1) sta monitorando la situazione in collaborazione con l’Ufficio federale dell’energia (UFE), l’Approvvigionamento economico del Paese (AEP) e con la proprietaria della rete svizzera di trasmissione Swissgrid.

In particolare si sono ipotizzati quattro scenari: il primo prevede il monitoraggio della situazione dell’approvvigionamento, mentre il secondo, ovvero quello in cui ci troviamo ora, consiste in un allarme e un alto livello di prontezza con appelli al risparmio per i consumatori e delle misure di risparmio su base volontaria. Tuttavia, la situazione non sembra migliorare e il terzo scenario si fa sempre più vicino. Questo comporterebbe una richiesta di entrata in vigore di ordinanze di disciplinamento. Se poi dovessimo avvicinarci anche al quarto e ultimo scenario, si arriverebbe all’attuazione delle misure di gestione attraverso dei contingentamenti.

Con questa previsione sono diversi i settori del primario che sarebbero duramente toccati. Abbiamo parlato con alcuni produttori e allevatori per capire quali sono le maggiori preoccupazioni legate a questa minaccia di contingentamenti e in quale misura ne sarebbero toccati.

Roberto Mozzini, orticoltore del Piano di Magadino, ci ha spiegato che nel suo caso la grossa preoccupazione sarebbero le serre: «attualmente facciamo i primi trapianti a inizio gennaio; per il riscaldamento non ci dovrebbero essere problemi, visto che siamo allacciati al teleriscaldamento TERIS2. Comunque tutto gira con l’elettricità». Se si dovesse poi giungere al punto in cui sia interrotta la corrente per qualche ora, sarebbe un vero disastro, «posso solamente immaginare in pieno inverno con temperature sotto zero, delle colture di pomodori che dovrebbero stare ad un clima temperato». Nonostante questa premessa Mozzini si dice fiducioso: «ho programmato i trapianti come lo scorso anno, speriamo in bene.
Mi auguro vivamente che fornire derrate alimentari alla popolazione continui ad essere considerato prioritario».

Diversa la situazione di chi invece è considerato un “grande consumatore”. Manfredo Forni, presidente della società del Macello cantonale (MATI SA), si dice piuttosto preoccupato per lo scenario che si preannuncia per i prossimi mesi. La Mati è considerata infatti un grande consumatore e i contingentamenti toccherebbero proprio per prima questa fascia di produttori. «Consumiamo circa 200mila chilowattora all’anno.

Specialmente il lunedì, il martedì, il giovedì e il venerdì, che sono i giorni di macellazione, quando le celle lavorano a pieno ritmo per raffreddare la carne. Un contingentamento sarebbe un grossissimo problema. I frigoriferi sono programmati, per legge, a certe temperature e se restassero spenti per 4-5 ore, le conseguenze sarebbero disastrose».

Anche per Fabio Balmelli, gerente della Federazione Ticinesi Produttori di Latte (FTPL), la situazione in generale è altamente preoccupante. «L’aumento dei costi fissi nelle nostre aziende produttrici di latte riduce ulteriormente i margini di profitto, se ve ne sono. Una mancanza di elettricità, che è una fonte necessaria per la produzione del latte, metterebbe le aziende in grosse difficoltà economiche. Già l’assorbimento dei costi era pressoché impossibile da coprire prima dell’arrivo del Covid-19 e della guerra in atto. La nostra Federazione sta costantemente lottando per un aumento del prezzo del latte da versare direttamente ai produttori. Per ora siamo riusciti ad offrire un aumento di 5 cts. al litro di latte. Ma la crisi economica e la guerra toccano anche la produzione di latte e rispettivamente i produttori, la siccità di quest’anno ha poi messo di nuovo a dura prova il nostro settore. Alcuni contadini stanno già diminuendo il numero di bestiame poiché il fieno prodotto in azienda non è abbastanza per l’inverno. Per molti sarà quasi impossibile non dover acquistare foraggio per il sostentamento dei propri animali». Un contingentamento che porterebbe delle difficoltà enormi ai produttori. «Esatto, le attrezzature per la mungitura e il benessere degli animali sono garantite con l’elettricità e sono sicuro che le autorità competenti ne terranno opportuna considerazione. L’unica variante sarebbe attrezzare le aziende produttrici di latte con generatori di corrente a benzina o diesel. Non dimentichiamo che molte aziende in Ticino utilizzano “robot” di mungitura che funzionano ad elettricità. Il benessere dell’animale deve mantenere un aspetto prioritario. E ricordo che attualmente è garantito 24 ore su 24», ha detto Balmelli.

Dello stesso avviso è Omar Pedrini, che gestisce la sua azienda agricola a Chiggiogna: «una mancanza di corrente andrebbe a colpire il benessere animale e il rispetto delle norme di igiene». Anche se le piccole medie aziende non sono considerate “grandi consumatori”, le preoccupazioni per il loro futuro non mancano. In particolare quelle legate ai costi: «una stalla come la mia dipende in maniera totale dell’energia elettrica: dalla mungitura al foraggiamento, così come per il raffreddamento e per la lavorazione del latte», mi spiega sempre Omar Pedrini, anche lui dell’avviso che per sopperire alla mancanza di corrente per alcune ore si potrebbero trovare degli escamotages, come ad esempio dei generatori a benzina. 

Il futuro rimane dunque incerto, «le informazioni concernenti la distribuzione e la carenza di elettricità sono altalenanti e poco rassicuranti. Cosa succederà veramente non siamo in grado di supporlo. Quello che è già successo è un forte aumento dei costi per i produttori di latte senza un riconoscimento del giusto rincaro per il prezzo del latte. Questo pesa già abbastanza sulle spalle dei nostri produttori», afferma ancora Fabio Balmelli. «Mi auguro che la situazione non sarà quella che sembra» è in conclusione la speranza di Omar Pedrini, anche presidente dell’UCT: «sono fiducioso che non resteremo senza corrente, ma a che prezzo però non so proprio dirlo».

Prisca Bognuda