Sono occorsi venticinque anni d’impegno da parte di un gruppo di appassionati naturalisti locali per far tornare questo emblematico trampoliere nel Giura. Da allora la sua bianca silhouette si staglia di nuovo regolarmente sui prati e nel cielo del giovane cantone, dopo un secolo d’assenza.

Ma venticinque anni fa la musica era diversa: solo una coppia di cicogne bianche nidificava regolarmente in Ajoie, il distretto di Porrentruy, ossia la zona più pianeggiante e climaticamente più mite del cantone del Giura (la sola veramente pianeggiante e mite, oserei dire). Quella coppia aveva scelto come domicilio il tetto della chiesa di Damphreux, il villaggio in cui avevano lanciato il progetto di reintroduzione. Quest’ultimo si basava su un ritorno volontario dato dalla ricreazione di condizioni idonee, non da una reintroduzione fisica come è avvenuto in passato con l’altrettanto emblematico stambecco o con l’utilissimo gipeto, spazzino delle Alpi.

Damphreux è un villaggio ricco di zone umide, paludi, laghetti e prati parzialmente inondati, in cui queste amiche dell’agricoltura trovano le bestiole di cui si cibano: arvicole e topi campagnoli, anfibi, lumache e grossi insetti. La promotrice della cicogna nel Giura è appunto la Fondation des marais de Damphreux, che protegge le zone umide di quel comune.

Le cose sono andate avanti così per anni, tranquillamente, con la coppietta di Damphreux e i loro discendenti. Poi è arrivata la cicogna Porrentruy, che prende nome dalla capitale del distretto, la città in cui è nata quattro anni fa. È ormai mamma e nonna e forse perfino già bisnonna di parecchi discendenti che nidificano a loro volta attorno alla capitale distrettuale. Oggi ci sono quasi venti coppie nidificanti a Porrentuy e altre nei comuni vicini, in testa ai quali veleggia, ovviamente, Damphreux.

Le premesse sono dunque buone perché la cicogna si stabilisca di nuovo in modo permanente in quella porzione di Giura. La colonia d’Ajoie è ormai la seconda in Svizzera romanda, per quanto riguarda le dimensioni, dopo quella di Avenches (VD).

In fondo non è dunque stata una questione di cattive condizioni locali se c’è voluto molto tempo per far sì che le cicogne tornassero nel Giura: dopo un secolo d’assenza per motivi che non posso indicare in dettaglio in questa sede non erano semplicemente più abituate a nidificare in quella zona. Hanno per così dire dimenticato la regione. Si è dovuto dar tempo al tempo affinché la coppia che nidificava a Damphreux attirasse altre coppiette. Essendo le cicogne animali gregari, la strategia ha finito per dare i suoi frutti.

Ogni primavera i bianchi trampolieri tornano ormai dall’Africa e dall’Europa meridionale per passare l’estate in questa regione. Quest’anno la prima cicogna è arrivata già in febbraio e capita perfino, ma raramente, che alcune coraggiose esponenti passino l’inverno da noi. In quel caso bisogna comportarsi come con gli altri animali selvatici: non foraggiare. Trovano abbastanza cibo da sé e se occorre si spostano.

Oggi le cicogne del Giura nidificano in grandissima parte in campagna, su strutture artificiali costruite apposta per loro. Si tratta di pali di dieci metri d’altezza su cui è posto un gran cesto di vimini che serve da incentivo al nido. E forse è meglio così, per evitare conflitti di vicinato nella zona abitata, seppure le colonie del Giura siano per il momento ancora piuttosto contenute.

In Svizzera ci sono oggi circa seicento coppie di cicogne nidificanti. Le colonie più cospicue, con oltre venti nidi, si trovano sull’Altipiano, soprattutto lungo le vallate e le zone golenali dei grandi fiumi (Aar e Reno) e dei loro affluenti. Le grandi e numerose colonie sul delta del Reno tra Sargans e il lago di Costanza e le piccole colonie sul lago dei Quattro Cantoni sono le più vicine alla Svizzera italiana. Le cicogne che talvolta si osservano nelle nostre regioni sono individui di passaggio, in migrazione, che si fermano un paio di giorni per far pausa e rifocillarsi e poi ripartono verso nord o verso sud, a seconda della stagione. La cicogna non è quindi un uccello alpino, ma questo gran trampoliere deve comunque oltrepassare le Alpi in migrazione. E sull’Altipiano contende ormai l’annuncio della primavera alle rondini.

Chissà se lo sconvolgimento climatico cui assistiamo le porterà un giorno a passare l’inverno nelle nostre contrade meridionali.

Walter Rosselli