La viticoltura ticinese è di fronte a una svolta. Solamente restando uniti e positivi si potrà superare questo duro momento di chiusure e distanziamento sociale. 

Tutti noi siamo colpiti dalle restrizioni e molti, purtroppo, lo sono anche negli affetti. Noi viticoltori amiamo la solitudine e il silenzio nel nostro lavoro, ma ora è troppo. Era così bello quando dovevi rientrare dal vigneto per andare in cantina con un cliente, spiegare, degustare e alla fine incassare. Poco prima di rientrare a casa, in questo periodo, quando alle cinque è già buio, ci si fermava al bar, si facevan due chiacchiere sulla giornata, la politica e a volte qualcuno chiedeva: «Domani sei in cantina? Che ho bisogno vino». È una tale tristezza essere sempre davanti a uno schermo: per partecipare a comitati; per riunioni sportive, politiche o per quelle del nostro settore. Le decisioni si discutono o si accettano come prima, ma manca davvero molto il contatto di una sala viva e spesso si percepiscono la tensione, le preoccupazioni e lo sconforto. Quante volte in passato alla fine di una riunione, durante una bicchierata o una cena, si discuteva di quanto detto e, oltre ad appianare alcune divergenze, si riusciva anche a sviluppare nuove proposte. Con lo schermo, puff, in un attimo ci si saluta, si clicca e si spegne. Questi contatti ridotti all’osso, hanno spinto molti di noi a scrivere e parlare a volte anche troppo, ma purtroppo manca quello scambio quotidiano necessario per sviluppare nuove idee. Non ci possono essere gesti, non ci si può avvicinare fisicamente per trasmettere le proprie posizioni. Davanti allo schermo di un computer si è solo un riquadro, un’immagine. Senz’altro anche a causa di questo nuovo modo di comunicare sono nate incomprensioni che hanno portato a importanti rotture nel nostro settore. 

Una nota canzone di qualche anno fa diceva «sono fuori dal tunnel del divertimento». Ora, purtroppo, ci siamo ancora tutti nel tunnel, un tunnel grigio, scuro come questa domenica mattina di febbraio in cui scrivo. Speriamo di riuscire a intravvedere una luce tra poco. Chissà, mi chiedo, se riusciremo a organizzare la giornata del viticoltore a novembre?

La ripartenza della ristorazione di fine aprile-inizio maggio dello scorso anno è stata da Formula Uno. Per tutta l’estate e in autunno i grotti e i ristoranti erano strapieni. Era impossibile trovare ancora un letto. C’era gente in tutti gli angoli. Non c’era nessuno che si lamentava, eravamo tutti di nuovo presi dal nostro lavoro. Le diverse iniziative pubblicitarie per rilanciare il territorio avevano funzionato. Quell’euforia aveva segnato positivamente la nostra vendemmia e ci aveva fatto in parte scordare le decisioni di aprile.

L’uva arrivata nelle cantine nel 2020 è stata di ottima qualità, grazie soprattutto a un’estate asciutta. Un uva non molto pesante ma perfetta per essere trasformata in grandi vini. Tutte le Cantine se ne sono accorte, forse un po’ in ritardo, arrivando agli ultimi giorni di vendemmia con ancora dello spazio a disposizione. È stato un peccato aver dovuto aspettare cosi tanto per avere i risultati della vendemmia e per molti viticoltori vedere il calcolo generico, tot. quintali a 4.-, trascurando totalmente le diverse diminuzioni di prezzo attuate da varie Cantine, è stato davvero un colpo al cuore.

Purtroppo dopo la vendemmia, vista l’incertezza del mercato, ci sono stati alcuni piccoli viticoltori che hanno estirpato il vigneto, mettendo la parola fine a una passione che si tramandava da generazioni. Altri, ormai stufi o sconfitti dagli anni che passano, ne hanno affidato la gestione a terzi. La nostra viticoltura è destinata a un cambiamento epocale. Sono sempre di meno i viticoltori non professionisti che, mai come quest’anno, hanno ricevuto in forma ridotta o in ritardo un’entrata vitale. Come già detto, si è letto e sentito davvero troppo nel 2020. Personalmente non ricordo di aver mai visto a fine gennaio così tanti vigneti già potati e legati. Le sfide future che dovrà affrontare il nostro settore sono davvero tante, per citarne alcune: scorte nelle Cantine, prodotti di sintesi, patentino, ecc… 

Sarà solo con un forte rispetto e la giusta stima tra le parti, che riusciremo a superare questo momentaccio. Idee e progetti sono in fase esecutiva. Dobbiamo guardare avanti e pensare a quanto abbiamo perso e a stiamo ancora perdendo, ma mai come ora dobbiamo restare UNITI.

Graziano Carrara