A un primo sguardo il bosco in inverno può sembrar privo di vita. Ci sono però alberi che proprio in questa stagione danno il meglio di sé, come il larice. Inoltre, è anche il momento ideale per gustare le bacche di rosa canina.

I veri signori del bosco, in questo periodo, sono le latifoglie (con foglie larghe) montane e questo è il momento opportuno che ci permette di valutare la differenza con le altre piante del bosco. In questo periodo spicca la potenza dei loro tronchi che possono superare i trenta metri di altezza e ci rivelano una struttura semplice, quasi lineare, fatta per sfidare e vincere il vento gelido dell’inverno. Le piante di grandi dimensioni si trovano normalmente sui versanti meglio esposti al sole perché, pur resistendo se poste al nord o nelle zone più fredde, crescerebbero con lentezza.

È nel rigore dell’inverno che il larice dà il meglio di sé e diviene, seppur spoglio, il solo capace di spiccare con grande forza sulla coltre nevosa.

In questa stagione il bosco sembra essere del tutto inospitale e senza nutrimenti per i suoi abitanti.                                                                                                                                        L’unica eccezione è rappresentata dalle bacche di rosa canina che, esposte alla ripetuta azione del gelo, hanno perso la loro consistenza diventando più tenere e soffici.

Le bacche da lucide e piene diventano opache e molli, forse non più così appetibili, ma assai più ghiotte da gustare.                                                                                                                               Ma attenzione: solo la parte esterna della bacca, ossia la polpa, che si origina dall’ingrossamento del ricettacolo è dolce e commestibile. Nel centro si trovano i veri frutti, piccoli acheni di colore chiaro, ovali e scambiati sovente per i semi.

In inverno le piante non hanno vita facile: se il terreno gela, le radici non riescono ad assorbire l’acqua, mentre quando le foglie congelano internamente muoiono, in quanto il ghiaccio occupa più spazio dell’acqua.

Pensiamo ad esempio a una bottiglia piena d’acqua: se viene fatta congelare scoppia, e non dimentichiamo che le foglie sono costituite da cellule e sono paragonabili a tante minuscole bottigliette.  Se l’acqua contenuta nelle cellule congela, esse scoppiano e la foglia muore.

Durante l’inverno, un albero che perde le foglie (deciduo), non ha bisogno d’acqua. La neve ha meno appigli per trattenersi sui rami che, dovendo sostenere meno peso, non rischiano di spezzarsi.

Ma esistono anche alberi che non perdono le foglie o gli aghi; questi alberi hanno nelle proprie cellule una sorta di “antigelo”, grazie al quale congelano solo con temperature eccezionalmente basse. 

Non dimentichiamo che la vita e la natura si fondano su un gioco di sottili equilibri. Il bosco protegge i suoi abitanti e dà loro nutrimento, li accoglie e si rende teatro di uno spettacolo straordinario che è l’esistenza di creature che vivono infrangendo fra loro ritmi e leggi millenarie, così lontane dai bisogni umani e in continuo cambiamento. Proprio per questo, essere spettatori di un simile spettacolo, è un grande privilegio che ci permette di ritrovare equilibri e ritmi che ci appartengono in quanto esseri umani e facendo parte del mondo naturale.

L’inverno è un tempo difficile, una stagione che non tutti potranno superare nonostante gli infiniti adattamenti di cui li ha dotati Madre natura, e sopravvivere in inverno è per molti abitanti del bosco un sottile gioco di equilibri che un niente può spezzare: una primavera tardiva, un tepore precoce, troppo freddo o troppa neve.

Eppure il bosco anche in inverno è vivo, una lunga fila di orme sulla neve testimoniano che non tutti gli abitanti del bosco dormono. Animali erbivori come i caprioli o i cervi tendono a spostarsi più in basso alla ricerca dell’erba non coperta dalla neve, oltre a cibarsi di rametti di cespugli e delle parti più tenere delle piante.

Anche se ci sono animali onnivori come i cinghiali che possono disporre di più risorse alimentari: radici, tuberi, lombrichi,  quando troviamo le loro impronte, seguendole potremmo forse capire qualcosa in più della vita del bosco e dei suoi abitanti. 

Franca Negrini