Marina Martinali, classe 1995, insieme alla sorella Doris collabora nella gestione dell’azienda di famiglia a Largario, frazione del Comune di Acquarossa in Valle di Blenio. Qualche anno fa con la fusione dei Comuni la sua famiglia ha acquistato la casa adiacente all’azienda, nonché ex Casa comunale. L’hanno ristrutturata ed è diventata la loro casa primaria.

Partiamo dall’inizio: sei cresciuta in un’azienda. Quanto questa esperienza ha influito sulla tua scelta professionale?

«In tutto questo la mia passione è nata spontaneamente vivendo già da piccola a stretto contatto con la realtà agricola. Certo, forse quando eravamo adolescenti non sempre facevamo i salti di gioia quando i compagni di classe d’estate andavano in piscina e a noi toccava dare una mano a fare il fieno. Ma alla fine questo ci ha permesso di toccare con mano e sviluppare quella sensibilità necessaria a comprendere fino in fondo che cosa sta dietro ai prodotti che mangiamo, e il lavoro investito per accudire gli animali. Siamo stati sempre molto coinvolti in famiglia, anche nelle decisioni più burocratiche e finanziarie, e questo ci ha permesso di indirizzarci verso gli studi in questo settore, con una certa cognizione di causa. Ho iniziato con il liceo di Bellinzona e già lì avevo in testa di voler fare qualcosa di concreto per i contadini. Mi sono poi iscritta alla HAFL di Zollikofen dove ho conseguito un bachelor in agronomia e successivamente un Master in “Sviluppo delle regioni di montagna” con un approccio sia scientifico sia sociale. Appena conclusa la formazione mi si è poi presentata l’opportunità, che ho colto al volo, di lavorare al 60% per il Candidato Parco regionale Val Calanca. Nello specifico mi occupo dell’agricoltura e di portare avanti i progetti ad essa collegati. Al momento, essendo ancora “candidato parco”, mi occupo più in generale del tema natura e paesaggio, ossia della gestione dei prati secchi,  di lotta alle neofite, del recupero di terreni agricoli, della promozione dei prodotti del territorio e via dicendo. Anche la percentuale è interessante perché mi permette di dare una mano in azienda».

Ecco, torniamo proprio alla vostra azienda, Funtana. Principalmente allevate vacche da latte bruna originale con le corna.

«Sì, esatto, le nostre vacche si riconoscono praticamente da tutte le altre perché sono le uniche con le corna. Abbiamo anche pecore e qualche capra. Le capre erano un mio desiderio. Quando mia sorella ha iniziato a lavorare in azienda dopo la formazione, abbiamo fatto una riflessione soprattutto riguardo ai prezzi del latte. Per un’azienda di montagna così piccola come la nostra non era molto sostenibile continuare a vendere latte attraverso il canale industriale. Tuttavia a Doris piaceva tanto mungere come un po’ a tutti noi. Siamo legati alla tradizione delle vacche da latte. Già i nostri genitori Carlo e Monika erano ritornati ad allevare la Bruna originale, e, proprio grazie alla sua duplice attitudine, oggi vendiamo sia formaggi sia carne di vitello. Avevamo già un piccolo caseificio che usavamo prevalentemente d’autunno e abbiamo così deciso di farci un bell’investimento, ingrandirlo e iniziare a lavorare il nostro latte da settembre a giugno. Del caseificio e della vendita dei prodotti me ne occupo più che altro io. Partecipo anche spesso e volentieri ai corsi di specializzazione. Dopo il liceo ho trascorso una stagione come tünar all’alpe  Motterascio dove ho potuto imparare molto».

Marina mentre sta togliendo dei recinti al monte Pü, dove al momento pascolano le vacche asciutte.

Tra i prodotti della vostra azienda spicca su tutti la Crenga. C’è qualche altra novità in arrivo?

«Sì, da anni ormai produciamo soprattutto la Crenga, la formaggella tradizionale della Valle di Blenio. Da alcuni anni faccio anche la raclette. Durante i primi mesi di Covid si faceva un po’ fatica a vendere la formaggella, allora ho provato a fare un formaggio semiduro che ho chiamato “il Funtana”. Quest’anno invece ho voluto provare a fare un formaggio tipo il taleggio e l’ho chiamato il “Funtaleggio”. La nostra clientela spazia fra il Ticino e la regione di Zurigo. Visto che mia mamma è originaria di quella zona abbiamo con il tempo instaurato dei bei contatti; anche perché il mercato ticinese è piuttosto saturo, quindi è difficile barcamenarsi. A Zurigo abbiamo anche tre negozietti che ci ordinano regolarmente dei prodotti. Siamo ben contenti di avere anche questo sbocco verso la Svizzera interna. Trovo sia molto interessante  come ci si stia muovendo con la vendita self-service anche in Ticino, con l’installazione dei primi distributori automatici, come quello delle Donne Contadine di Acquarossa. Un ottimo primo passo per avvicinare i consumatori al prodotto locale e un’iniziativa condivisa».

In questo senso, quanto pensi sia importante il lavoro di sensibilizzazione della popolazione, magari anche fatto dai giovani?

«Bè, diciamo che lo ritengo fondamentale, soprattutto “dai giovani per i giovani”. Trovo si sia creata una certa distanza tra la popolazione e il mondo contadino. È importante che anche le persone non attive direttamente in agricoltura siano informate riguardo all’importanza del lavoro dei contadini e di un’agricoltura multifunzionale.

Inoltre, sono anche nel comitato dei Giovani Contadini (GCT) e con loro cerchiamo costantemente di portare avanti un discorso di sensibilizzazione verso la gente. Uno dei nostri obiettivi principali è sicuramente quello. Anche se al momento siamo molto presi con il tema lupo e le iniziative agricole estreme. Ci siamo recentemente incontrati con i nostri coetanei dei vari partiti politici per far presente anche a loro il nostro punto di vista e renderci disponibili per chiarire qualsiasi dubbio o per spiegare loro i temi che più ci toccano da vicino. Uno dei tanti argomenti che stiamo portando avanti è anche quello legato alla formazione agricola in Ticino, in collaborazione con altri enti e associazioni del settore. All’interno dei GCT c’è chi si è formato in Ticino, chi nei Grigioni, chi in Svizzera orientale, e questo è un aspetto arricchente.

Prisca Bognuda