In passato ogni regione aveva i propri ceppi di animali domestici, allevati e sviluppati nei secoli e adattati alle realtà locali. Queste razze facevano parte del patrimonio culturale. Negli ultimi 80-90 anni, gli incroci e l’allevamento volto a un aumento delle prestazioni di queste razze sono state abbandonate. A differenza delle pecore, di cui sono state mantenute tante razze tradizionali, la perdita di razze autoctone di maiali si è rivelata piuttosto drastica. Oggi sono presenti quasi esclusivamente i maiali “moderni” ad alta prestazione per la produzione di carne rosa. Questo ha cambiato radicalmente anche l’allevamento dei maiali in alpeggio poiché queste razze “moderne” non sono più adatte al pascolo alpino (gambe corte, corpo lungo e pesante). La loro cute praticamente non più pigmentata, non sopporta più la luce ricca di UV in alta quota, gli animali sono molto più delicati e vanno protetti sia dai cambiamenti del tempo, sia dalle grandi differenze di temperatura e dalle condizioni meteorologiche instabili che si verificano sulle Alpi. Tuttavia i maiali “moderni” sono ancora condotti sugli alpeggi per l’utilizzo del siero, allevati però nelle stalle e ingrassati con i cereali. Con i maiali “tradizionali” e di allevamento estensivo, che pascolano allo stato brado hanno dunque poco in comune.

La stragrande maggioranza delle razze di maiali autoctone nelle Alpi sono ormai estinte.
Grazie al ritrovamento, quasi per caso, nel 2013 in una fattoria italiana degli ultimi suini neri della Valtellina (detti anche suini dei Grigioni), il gruppo di lavoro della Rete alpina “Pro Pa­trimonio Montano” ha deciso di prendere in mano la questione, con la consapevolezza che «una razza si estingue ben prima che muoiano gli ultimi esemplari» e sviluppando un nuovo allevamento con gli ultimi esemplari di questa razza ancora in vita. Il progetto si prefiggeva e si prefigge tuttora, di mantenere almeno l’ecotipo di questo maiale valtellinese, inserendo nel ceppo ulteriori esemplari restanti sul territorio a sud delle Alpi. Nel frattempo sono state ritrovate anche altre razze, come il Maiale di Samòlaco (SO) o il Suino pezzato dall’Alto Adige. Il progetto si è concentrato sul riunire in un pool genetico queste razze e conservarle insieme.

Risultati ottenuti e obiettivi futuri
Nel giro di due anni, gli ultimi animali di tre popolazioni rimaste della Valtel­lina, Samòlaco e maiali d’Alto Adige sono stati riuniti. All’inizio del 2020 i dati di riproduzione erano i seguenti: 55 gruppi di riproduzione con 172 animali riproduttori, distribuiti in: Italia 29; Austria 11; Svizzera 12; Baviera 3.

Il Suino nero e maculato delle alpi
Il Suino nero e maculato delle Alpi deriva da quello che rimane del Suino nero della valtellina o grigionese, del Samòlaco maculato e del Suino maculato dell’Alto Adige. Ognuna di queste razze non avrebbe potuto sopravvivere da sola per motivi di consanguineità, motivo per cui gli esemplari rimasti delle tre razze sono stati uniti alla razza composita del “Suino Nero delle Alpi”, nome già utilizzato in precedenza per l’insieme degli esemplari di maiale alpino nero, rosso e maculato esistenti all’epoca.

Il progetto “Suino nero delle Alpi”
Questo progetto è stato così concepito anche per promuovere le qualità della carne di questo tipo di maiale e per occupare una nicchia di mercato. I prodotti da allevamenti estensivi, preparati in modo tradizionale, hanno sapori autentici, caratteristici e tipici della regione. L’obiettivo è quello di promuovere l’allevamento di maiali adatti al pascolo sulle Alpi e che presentino una quantità minore di grasso.

Allevamenti in Ticino
Per poter dar seguito al progetto, Pro Patrimonio Montano desidererebbe allevare questa razza anche in Ticino.
I prossimi gruppi di riproduzione saranno diponibili a partire dall’estate 2020.
Normalmente vengono date due femmine di 3-4 mesi da allevare e 6 mesi dopo viene aggiunto un giovane verro. Su richiesta e a seconda della disponibilità vengono aggiunti anche due giovani maschi castrati che possono venire ingrassati e macellati per ottenere dei prodotti.

Se qualcuno fosse interessato ad allevare questi suini è pregato di contattare il signor
Hans-Peter Grünenfelder
Herrenwiese 2,
CH-9306 Freidorf (TG)
e-mail: hape.grunenfelder@gmx.net.

Pro Patrimonio Montano
Adattamento PB