In occasione della Giornata del viticoltore di due anni fa, il tema principale è stato quello di valutare quali potrebbero essere gli effetti dei cambiamenti climatici sulla viticoltura. Dopo le interessanti relazioni, al termine della giornata si è sostanzialmente giunti alla conclusione che non vi dovrebbero essere ripercussioni di rilievo.
Le insidie per il settore sono però altre. Infatti, le difficoltà del mercato del vino a livello ticinese, e anche svizzero, pongono una serie di interrogativi, ai quali si spera di poter dare una risposta, in tempi non troppo lontani, per non correre il rischio, come si usa dire, di aver ormai perso il treno.


Questa criticità ha, ovviamente, quale diretta conseguenza, l’impatto sulla coltivazione della vite. I segnali che giungono da più parti devono far riflettere. Infatti in Ticino si è arrivati ad un sensibile calo del prezzo delle uve (meno ca. CHF 0,50 al chilo, il che equivale a una diminuzione, in un anno, del 12%). Qualcuno ha pure avuto difficoltà a trovare l’acquirente del prodotto del suo impegnativo lavoro. Altri, allarmati dai segnali che ormai già giungevano in primavera, hanno addirittura optato per l’abbandono del vigneto. Se questa preoccupante tendenza dovesse ripetersi anche in futuro, le conseguenze negative per il nostro bel paesaggio saranno gravi, e qui pensiamo soprattutto alle colline, che se dovessero perdere questo bene prezioso, vedrebbero, con buone probabilità, avanzare il bosco e l’incolto e perdere di attrattività, con un impatto negativo anche sul turismo. Altri ancora, che avevano previsto l’impianto di nuovi vigneti, hanno congelato i progetti, in attesa di vedere gli sviluppi della situazione nei prossimi anni.
Se a questo aggiungiamo l’impegno richiesto per proteggere le colture dalle varie malattie, quali oidio, peronospora e flavescenza dorata, oltre che combattere il moscerino Drosophila suzuki, il quadro si complica ulteriormente.
Qualora, probabilmente quest’anno, dovessero, malauguratamente, essere accolte le due iniziative “Per un’acqua potabile e un’alimentazione sana” rispettivamente “Per una Sviz­zera senza pesticidi di sintesi”, la situazione si complicherebbe ulteriormente. Sarà infatti ancora molto più difficile, per non dire impossibile, garantire alla vigna la necessaria protezione. Non va infine dimenticato che si è pure confrontati con la necessità di difendersi dai danni degli ungulati, calati negli ultimi anni, ma ancora importanti.
Come si vede, la situazione non può non preoccupare.
Di regola, sono ottimista, o se si preferisce, e qui l’espressione mi pare azzeccata, vedo il bicchiere mezzo pieno, ma le prospettive che ci attendono mi dicono di essere anche realista.
Di fronte a questa situazione, la domanda più ovvia è: cosa fare?
Personalmente, sono convinto, che, in primo luogo, tutti gli attori, vale a dire viticoltori, vinificatori, negozianti e, aggiungerei anche i consumatori finali, con il coinvolgimento, in particolare, del settore alberghiero, si debbano incontrare e valutare come cercare di uscirne. E in tal senso già ci si sta muovendo.
A livello federale è già stata coinvolta la politica, proponendo, ad esempio, una riduzione delle possibilità di importazioni di vino.
Molti avranno sentito e seguito quanto fatto da un gruppo di giovani del settore, che hanno creato l’associazione “Les Raisin de la colère” e si sono fatti sentire anche a Berna, ovviamente preoccupati per le importanti riserve di vino giacenti nelle cantine e che, Oltralpe, in particolare nella Svizzera romanda, hanno avuto, quale conseguenza, l’impossibilità di ritirare le uve. In qualche caso, e questo è grave e preoccupante, addirittura i grappoli sono rimasti sui tralci.
Qualcuno potrebbe essere portato a tacciare queste mie, ma non solo mie, preoccupazioni, come il solito piagnisteo messo in scena per smuovere la sensibilità di qualcuno, con l’obiettivo di poter magari attingere a qualche aiuto statale. Ma, posso assicurare che non è così: quanto si sta verificando deve farci riflettere, far finta che tutto va bene sarebbe molto più grave. Nonostante le citate preoccupazioni, invito tutti ad affrontare con fiducia la nuova stagione, che auguro possa essere proficua.

Giuliano Maddalena,
presidente della Federviti