Le incubatrici sono state testate, la stagione delle esposizioni sta giungendo al termine e gli allevatori trepidano. In molti, già in febbraio-marzo, iniziano con l’incubazione artificiale, in particolare i detentori di razze grandi. Vale però la pena fare un piccolo ripasso.

Dire che la pulizia e l’igiene sono due fattori determinanti potrebbe sembrare scontato, ma trascurarli porta a ripercussioni negative che sono spesso dimenticate quando si analizzano le cause di un’incubazione fallimentare.
Spesso infatti si trascura soprattutto l’igiene del nido in cui vengono deposte le uova. Le uova possono essere pulite e sterilizzate al meglio, ma in un nido sporco ci sono milioni di batteri pronti a infettarle. Una volta deposto, l’uovo si raffredda e l’aria circostante penetra attraverso i pori del guscio, batteri compresi se sono presenti. Quando un gran numero di pulcini muore nella prima settimana di vita, bisogna ricercare le cause dell’infezione soprattutto nella scarsa igiene del nido. Prima di cominciare a raccogliere e preparare le vostre uova, destinate all’incubazione, vale quindi la pena pulire in maniera approfondita i nidi di deposizione. Questa pulizia ha la stessa importanza di quella della vostra incubatrice.
Chi inizia con l’incubazione alla fine dell’inverno sa perfettamente che fa ancora freddo e che può anche capitare che il gelo screpoli le uova dimenticate magari nei nidi di un pollaio isolato male. Bisogna quindi raccogliere le uova a più riprese sull’arco della giornata. Una temperatura inferiore ai 5°C infatti è dannosa per il seme e riduce drasticamente le possibilità di ottenere una buona schiusa.

Dove e come conservare le uova
Le pregiate uova da cova devono essere conservate in un locale adatto, una cantina ad esempio, in cui la temperatura sia bassa ma regolare, tra i 10 e i 14°C, e che abbia un’umidità elevata. Dovrà essere perfetta anche la qualità dell’aria del locale, vale a dire senza emanazioni provenienti da altri materiali depositati nello stesso locale e senza correnti d’aria. Se la temperatura supera i 15°C, l’acqua contenuta nell’uovo evaporerà attraverso i pori del guscio e lo sviluppo dell’embrione sarà così compromesso. Le uova si possono conservare anche in un frigorifero, a patto che sia mantenuta una temperatura superiore ai 5 °C. Prima di metterle nell’incubatrice, le uova conservate in frigo invece dovranno essere riscaldate per almeno due ore a temperatura ambiente, per evitare un brusco choc termico.

Per le uova che sono state trasportate c’è una regola che è sempre valida: bisogna farle riposare ventiquattr’ore prima di metterle nell’incubatrice. Le componenti dell’uovo devono, in un certo senso, ritrovare il proprio equilibrio. In febbraio, si sa, le galline non fanno ancora così tante uova, ma varrebbe comunque la pena non conservarle, prima di farle covare, per più di 10 giorni. Alcuni esperti, comunque, sostengono che una conservazione di due settimane è ancora accettabile, soprattutto per le uova che saranno covate da una chioccia.

In linea generale, le uova vanno conservate con la punta rivolta verso il basso, così che la camera d’aria sia in alto. In effetti, il giallo dell’uovo non si posiziona esattamente al centro dell’uovo, ma piuttosto nella parte superiore. In questo caso si può correre il rischio che aderisca alla membrana del guscio con la conseguente morte prematura dell’embrione. Se l’allevatore è un patito della conservazione in orizzontale, su un letto di fieno per esempio, le uova dovranno essere rigirate almeno due volte al giorno. Per determinarne la posizione, bisogna fare una croce su uno dei due lati. L’ideale per segnare le uova, lo ricordiamo, è usare una matita con la mina molle. Per la conservazione si possono usare dei cartoni per uova puliti, che non vanno però lasciati completamente orizzontali, ma leggermente inclinati. Il sistema migliore per farlo è appoggiarli sopra un’asticella di legno. Infatti se i cartoni vengono ribaltati delicatamente da una parte all’altra, una volta al giorno, si genera un relativo spostamento del contenuto, che è molto utile alla conservazione delle uova da cova o incubazione. Con questa manipolazione, i processi biochimici naturali nell’uovo e soprattutto quelli attorno al futuro embrione sono favoriti e contribuiscono al suo sviluppo.
Nella fase di conservazione infatti, l’embrione è all’inizio del suo sviluppo ma inizia già ad assorbire le sostanze nutritive nel liquido che lo circonda. Se l’uovo resta totalmente immobile, gli strati del suo contenuto vicini al seme rimarranno sempre gli stessi e, a lungo termine, non conterranno più abbastanza elementi nutritivi per l’embrione. Il cambiamento di posizione dei cartoni delle uova permette di ridurre questo rischio.

Caratteristiche delle uova da cova
Per la cova bisognerebbe usare solo uova pulite, la cui massa e colore corrispondano alle indicazioni dello standard. Per le razze grandi, il peso minimo può essere leggermente superato mentre il contrario vale per le razze nane, soprattutto per le più piccole. Da uova piccole, lo ricordiamo, usciranno pulcini piccoli, più deboli che spesso non sopravvivono, mentre le uova grosse si schiudono male.

Il guscio dell’uovo deve essere liscio e senza accumuli granulosi. Le uova con il guscio granuloso o ondulato è meglio friggerle in padella, così come le uova allungate, con la punta pronunciata, tonde o con il guscio molto poroso. La parte appuntita e quella arrotondata devono essere individuabili in maniera chiara.
La teoria, secondo cui da un uovo con la punta pronunciata nascerà un gallo non ha alcun fondamento. In un uovo così, spesso, il pulcino ha troppe poche possibilità di movimento al momento della schiusa. Per le uova troppo rotonde invece, da cui, secondo le credenze nasceranno solo galline, il pulcino si trova invece in una posizione anomala.
Capita a volte di aver a che fare con galline di valore che depongono uova con una specie di torretta, dovuta a un certo accumulo di calcare. Se questo accumulo si trova al di sotto del punto in cui il pulcino becchetta per uscire, non c’è nessun problema. Per quanto riguarda il colore del guscio invece, dovrebbe corrispondere a quello richiesto dallo standard, in particolare per le razze che depongono uova verdi o di un marrone intenso.
È praticamente impossibile che nella deposizione non si sporchi almeno un uovo. I pori del guscio risultano così chiusi e lo scambio d’aria durante l’incubazione ne risulterebbe limitato. Se queste uova saranno covate da una chioccia, si puliranno in modo automatico grazie agli sfregamenti provocati dai movimenti della chioccia. Se invece sarà incubato artificialmente, bisognerà grattar via delicatamente la sporcizia con un coltello smussato oppure lavare le uova in acqua tiepida, facendo attenzione a non rovinare la membrana che avvolge l’uovo sfregando in modo troppo energico. Dopo averle lavate inoltre, bisogna lasciare che si asciughino da sole e non con una pezza.
L’allevatore che lo ritiene opportuno, se vuole, può anche disinfettare le uova da incubare. C’è una buona disponibilità di battericidi, virucidi e fungicidi sia sul mercato sia su internet.
In ogni caso, lo ribadiamo, come sostiene lo specialista tedesco Wolfgang Palleske: «Il tempo non si ferma mai e quello che era considerato esatto ieri, oggi può ormai considerarsi un errore». E l’incubazione, probabilmente, non sarà mai una scienza esatta…

Raccolta e conservazione per uova da cova di qualitàMichel Bovet da l’Éleveur
Trad. e adattamento CB