Scoprire un poeta camminando nei dintorni del villaggio di Carrouge nel canton Vaud. Un invito per scoprire un pezzo di paesaggio svizzero e un autore di pregio.

«Il nostro mondo, se volete, sarà quel paese quasi sconosciuto che dal Lemano sale verso nord e tocca altri laghi. C’è chi lo fugge in treno, sui sidecar o in quegli autobus che, la domenica sul far dell’alba, ingoiano villaggi interi. Funesto accecamento […]». 

Probabilmente il poeta e fotografo vodese Gustave Roud, nato nel 1897 e morto nel 1976, non è molto noto fuori della Svizzera romanda, anche perché esistono poche opere sue tradotte nelle altre lingue nazionali, nonostante abbia lasciato una generosa eredità letteraria, in parte pubblicata postuma. Se si pensa alla sua opera più diffusa, “Petit traité de la marche en plaine”, di cui esiste una traduzione italiana a cura di Alberto Nessi (Del camminare in pianura, Dadò, 2014) si capisce però che sia stato un appassionato passeggiatore. Da alcuni anni esiste addirittura un itinerario didattico che percorre una delle passeggiate preferite del poeta, attorno al suo villaggio, dove certamente trovava le sue ispirazioni letterarie e fotografiche: un’ottima maniera per rendere omaggio a questo poeta e fotografo che celebrava la sua regione, i suoi paesaggi e la sua gente.

L’autore vodese ha passato quasi tutta la sua vita nel villaggio di Carrouge (VD), situato nella regione chiamata Haut-Jorat, poco lontano da Moudon e dal confine con il cantone di Friburgo. La famiglia vi si è sistemata quando il giovane Gustave aveva undici anni e nella casa contadina dei genitori il poeta è vissuto con sua sorella fino alla morte, avvenuta all’età di settantanove anni. Sembra dunque ovvio che sia stato molto attaccato a quelle zone rurali e forestali (Jorat è un toponimo che si riferisce al bosco, derivato dal patois) dove camminava con tanto piacere.

«Ecco, all’orizzonte, il villaggio illuminato da un sole radente; ogni vetro vi fa segno con un dito sfolgorante; là, solo là potrete prender sonno.»

Gustave Roud apprezzava particolarmente la natura e il quieto paesaggio della sua regione, e camminare era per lui un modo di unirsi agli elementi. Non stupisce quindi che abbia ammirato e tradotto alcuni poeti tedeschi quali Hölderlin, il romantico Novalis e il neoromantico Rilke. Un altro grande scrittore vodese della generazione precedente, Charles Ferdinand Ramuz, aveva esaltato le Alpi. Gustave Roud onorava la pianura. I futuristi vantavano la velocità, Roud celebrava la lentezza. 

«La buona strada ben asciutta, il rumore dei passi senza fretta perché non vanno da nessuna parte, e ben presto le stelle […]» Camminava senza posa, talvolta perfino di notte, da quanto si deduce dalla sua opera, raggiungendo anche regioni molto più discoste quali le rive vodesi e friburghesi del lago di Neuchâtel. E in cammino scattava fotografie.

Un opuscolo descrive otto tappe emblematiche nei punti in cui Gustave Roud amava fermarsi per scrivere brevi annotazioni o scattare fotografie. Contiene inoltre alcuni estratti dei suoi scritti. Il sentiero didattico esiste fin dal 2012, ma dallo scorso anno la passeggiata è arricchita di una novità: camminando si possono ascoltare sullo smartphone alcune registrazioni di testi dell’autore e quattro registrazioni di opere di scrittrici e scrittori contemporanei che entrano in dialogo con quelle di Gustave Roud. E ovviamente camminando per quei bei paesaggi si può meditare come facevano l’autore e i poeti romantici che apprezzava tanto.

L’itinerario di sette chilometri con pochissimo dislivello si compie senza sforzo, così che è ideale per la contemplazione. Purtroppo non è però agibile alle carrozzine e alle sedie a rotelle. Il tracciato, indicato con il simbolo di una piuma, ha come punto di partenza e di arrivo la casa di Gustave Roud. Si lascia rapidamente dietro le spalle il paese di Carrouge per camminare in campagna e poi lungo la riva del corso d’acqua che dà il nome al villaggio. «Un fiume che resta un fiume e non è una «forza» che viene «sfruttata» ma il buon compagno che passa, il vicino servizievole che vi dà un colpo di mano quasi senza fermarsi, – a cui si è tentati quasi quasi di dire grazie, come a un uomo.»

Questo paesaggio fa anche parte dei temi fotografici prediletti di Gustave Roud. Infatti l’opuscolo contiene parecchie foto paesaggistiche che il poeta ha scattato a suo tempo lungo queste vie di campagna. Non si tratta però degli unici soggetti che fotografava. Tra i suoi temi fotografici si contano innumerevoli ritratti di contadini al lavoro e feste popolari, e perfino nature morte, soprattutto con fiori, che allestiva lui stesso in casa. Il suo immenso repertorio fotografico di oltre diecimila fotografie, costituisce una ricchissima documentazione artistica, storica e antropologica al pari della sua opera letteraria.

«Un falciatore s’arresta, alza le spalle e se ne va, il corpo preso da un altro ritmo. Lasciatelo partire […]»

Walter Rosselli