Le aziende agricole di montagna che si trovano in un momento di difficoltà, per un carico eccessivo di lavoro, una malattia o per condizioni meteo estreme, da oltre quarant’anni hanno la possibilità di ricorrere all’aiuto dei volontari del programma Caritas-Montagnards.

Jessica Pillet, che a fine marzo era venuta in Ticino per far conoscere il programma Caritas di aiuto alle aziende agricole di montagna, aveva sottolineato come «chiunque può portare le sue competenze in un’azienda agricola e sono davvero molti i modi in cui si può aiutare una famiglia contadina. Inoltre, un valore enorme è quello legato al riconoscimento del lavoro agricolo da parte dei volontari. Oltre all’aiuto fisico infatti ci sono fattori umani, sociali e di sostegno che spesso vengono trascurati, ma sono invece preziosissimi». Nel 2021 sono state 130 le famiglie di contadini di montagna che hanno avuto un sostegno attivo da parte di volontari.

Per chi volesse conoscere meglio il progetto o per gli agricoltori di montagna che hanno bisogno di collaboratori che diano loro una mano, tutti i dettagli del programma si trovano sul sito: www.montagnards.ch/www.bergeinsatz.ch.

Non solo in casi eccezionali

Ad aver fatto ricorso al programma Caritas-Montagnards da ormai oltre trent’anni in Ticino c’è l’azienda Ai Córt da Tréven di Scareglia, in val Colla, rilevata da Zoe Läuchli, che è subentrata di recente ai suoi genitori. Siamo in zona di montagna 3 e l’azienda basa la propria attività sull’allevamento di grigie retiche e viene gestita secondo le direttive della gemma bio Suisse. I prati da sfalcio e i pascoli qui vicino all’azienda e nei dintorni hanno una pendenza superiore al 50%. «Per noi il periodo di lavoro più intenso è quello della fienagione», mi spiega Zoe, «che inizia a fine maggio e ci impegna nei mesi di giugno luglio e agosto». Fin dagli inizi, per gestire questo periodo di carico di lavoro i genitori di Zoe hanno fatto ricorso all’aiuto di civilisti e volontari del programma Caritas-Montagnards.

«A me è sempre piaciuto in estate avere così tanta gente intorno, passare da una lingua all’altra, tedesco, italiano, francese ma delle volte anche inglese», mi dice. Quando ho incontrato lei e sua mamma Hannah, a inizio maggio, Zoe stava ultimando la lavorazione di alcune assi di legno in castagno. «Queste ci serviranno poi per le panchine. Il tavolo c’è già. Però c’è bisogno di spazio per mangiare tutti insieme. In estate siamo circa una decina di persone». Per la fienagione, a Scareglia sono sempre arrivate persone dal resto della Svizzera per organizzare una vera e propria squadra di lavoro. I volontari alloggiano sopra la stalla e mangiano tutti insieme. «Per me, come per i miei genitori, sarebbe davvero difficile fare in un altro modo. I lavori di sfalcio, che noi facciamo con una moto falciatrice e un transporter, ma senza teratrack, sono davvero impegnativi e lunghi. Per quello, in luglio ci organizziamo con i gruppi. Rastrellare prende davvero tanto tempo, così come i lavori di pulizia. Gestire tutto quanto con i gruppi è l’ideale.

Del resto non potrei permettermi di assumere un operaio, che in ogni caso per quel periodo non basterebbe». Zoe gestisce i lavori di sfalcio e sua mamma si occupa di preparare il pranzo, oltre a condividere con lei la propria esperienza. «L’aspetto della cucina non va sottovalutato. È fondamentale. Fino a quando c’è mia mamma che se ne occupa funziona. Io ad esempio non potrei falciare e preparare anche pranzo e cena per tutti. Mia mamma, inoltre, quando io non ho tempo, organizza il lavoro, da una mano e spiega come va fatto».

Chiedo ad entrambe com’è andata con i volontari in tutti questi anni. «Problemi grossi in realtà non ne abbiamo mai avuti. Anzi. In molti sono tornati tutte le estati per diversi anni. Ci sono due amici, ad esempio, che ormai da quindici anni vengono tutte le estati». Nel corso dei diversi anni da Scareglia sono passate a rastrellare e girare il fieno quasi cinquecento persone di età ed esperienze diverse. «Non ci sono stati più uomini o più donne e anche per le età abbiamo avuto tanto ventenni che sessantenni che si impegnavano tantissimo e tutti davvero in gamba». Ed è mai successo che qualcuno vi abbia dato una mano grazie alle sue competenze professionali? «È successo. C’è stato una volta un elettricista che ci ha aiutate a risolvere un problema. Oppure ci hanno dato una mano con un po’ di informatica. Però mi impressiona sempre quando i volontari mi dicono della soddisfazione che provano per i lavori che fanno qui. Cose per me anche semplici, di routine. Una volta un ragazzo, dopo che avevamo fatto un po’ di pulizia sotto i recinti, si era guardato intorno e mi aveva detto “guarda lì che bel lavoro che abbiamo fatto”. E poi mi ha spiegato che lui in ufficio non lo vede quasi mai il risultato del suo lavoro». Ma volontari ticinesi? Ne avete mai avuti? «No. Ticinesi mai».

Deborah Giori: l’esperienza con Caritas Montagnard in un percorso formativo

Di volontari ticinesi che aderiscono al programma nel corso degli anni ce ne sono stati, ma molto spesso hanno deciso di impegnarsi in un’azienda d’oltralpe. Le motivazioni possono essere di tipo diverso, collegate alle diverse esperienze di vita.

Deborah Giori, che vive in Capriasca, partirà infatti come volontaria la prima settimana di luglio per andare a Bex nel canton Vaud. Deborah è venuta a conoscenza del programma Caritas Montagnards tramite internet. «Nel mio percorso di studi in lavoro sociale alla SUPSI, dobbiamo svolgere un periodo di volontariato. Avevo voglia di qualcosa di un po’ diverso rispetto al solito e allora mi sono messa a fare una piccola ricerca. Mi piace lavorare all’aperto e il contatto con la natura. Mi interessava un ambito un po’ diverso dal solito e ho guardato se c’era qualcosa in agricoltura». Come hai scelto l’azienda in cui andare? «Ho guardato tra le varie possibilità e a Bex, nel canton Vaud, c’era una piccola azienda che cercava volontari e che si occupava anche di valorizzare la lana. A me è sempre interessata la lavorazione della lana e poi quando ho letto che la titolare dell’azienda lavora anche come assistente sociale, mi sono detta che le affinità erano davvero tante. In ogni caso anche se farò fieno e basta, andrà benissimo lo stesso». La questione della lingua non ti preoccupa? «No, in realtà me la cavo sia con il francese che con il tedesco. Non credo ci saranno problemi».

Cristian Bubola