Come vogliamo valorizzare il nostro patrimonio boschivo a breve, medio e lungo termine? Le sfide sono molteplici, ma prima di addentrarmi in aspetti più dettagliati è giusto avere sottocchio alcune cifre fondamentali.

Il nostro cantone conta una superfice forestale pari a 142’000 ettari (1 ha = 10’000 m2) di bosco, che corrisponde a poco più del 50.5% dell’intera superfice cantonale, che ne conta 218’200 ha. La frammentazione del nostro bosco la possiamo così riassumere: il 21,2% in bosco di privati; il 78,8% è di ordinamento pubblico di cui il 74,5% di proprietà dei Patriziati, l’1% di proprietà della Confederazione; l’1,7% di proprietà del Cantone, lo 0,6% di proprietà dei Comuni e il restante 1% di altri.

Da questi dati balza subito all’occhio come i Patriziati abbiano la maggior incidenza di proprietà. Questa porzione la dice lunga sul potenziale di attuazione di progetti di conservazione, valorizzazione, sfruttamento sostenibile e gestione del patrimonio boschivo da parte di questo importante ente.

A livello cantonale si stima un valore di legname in piedi pari a 23 milioni di m3, con un accrescimento annuo di 550’000 m3 e con un prelievo medio di circa 60’000 m3 all’anno. Anche in questo caso possiamo notare come tutte le attività svolte nell’ambito dei tagli da parte delle aziende forestali riescono a prelevare solo l’11% degli interessi senza incidere sul capitale. Un’espansione continua e un invecchiamento del patrimonio boschivo pongono inevitabilmente dei problemi di gestione.

Il nostro bosco in futuro, quindi, assumerà sempre più un’importanza fondamentale nella conservazione degli equilibri ecologici e ambientali. È importante quindi la salvaguardia degli ecosistemi e il mantenimento della molteplicità di prestazioni fornite dal bosco alla collettività; al riguardo pensiamo al bosco di protezione, al bosco come svago, al bosco di produzione energetica e di legname d’opera e pensiamo anche alla biodiversità. Come possiamo raggiungere questi obiettivi, inserendoli in un quadro di uno sviluppo sostenibile? Evidentemente passando necessariamente attraverso un incremento delle attività di gestione del bosco. Il nostro territorio muta in seguito a processi naturali o alle attività e/o azioni antropiche.

Cosa dobbiamo fare allora in concreto nei prossimi anni?

Sicuramente con tutti gli attori dovremmo chinarci sulla tutela della funzione del bosco di protezione, il 40% della superfice boscata, ovvero una superficie di ca. 54’000 ha, contribuisce alla protezione diretta delle abitazioni di 64’000 persone, di 92 km di linee ferroviarie, di 44 km di strade nazionali e di 533 km di strade cantonali;

implementare senza ombra di dubbio l’utilizzo del legno quale materia prima indigena e rinnovabile regolamentandone il prelievo secondo i criteri della gestione sostenibile e sviluppare filiere bosco-legno a livello locale, regionale e cantonale, in modo che l’utilizzo e la lavorazione del legname generino indotti per l’economia locale;

raddoppiare se non triplicare la produzione e l’utilizzo del legno indigeno quale fonte energetica;

tutelare il bosco nella sua struttura ecologica nelle aree fortemente antropizzate e di fondovalle;

contenere l’espansione del bosco almeno nelle aree dove la salvaguardia degli ambienti naturali e della struttura del paesaggio tradizionale lo esige;

valorizzare la componente boschiva all’interno dei parchi naturali.

In conclusione, tenuto conto di tutti gli attori operanti sul territorio cantonale, possiamo evidenziare dei focus comuni, i quali dovranno coesistere e trovare un giusto equilibrio d’intenti e d’interesse come: la gestione del territorio, il bosco di protezione, il bosco di produzione, la biodiversità e il bosco come svago.

Corrado Leoni