L’iniziativa sull’allevamento intensivo, lanciata il 12 giugno 2018, chiede di vietare l’“allevamento intensivo” e di sancire nella Costituzione la dignità degli animali nell’ambito della detenzione a scopo agricolo. La votazione è prevista per il 25 settembre 2022.

Nelle ultime due edizioni di Agricoltore Ticinese abbiamo trattato il tema su diversi fronti. Abbiamo discusso delle conseguenze del “Sì” sulla produzione ticinese di pollame, maiale e uova appoggiandoci a uno studio della Scuola universitaria professionale della Svizzera nordoccidentale (FHNW); abbiamo parlato del conseguente aumento dei prezzi, e abbiamo accennato alle ripercussioni che ci sarebbero per i consumatori e per la nostra sicurezza alimentare che potrebbe essere compromessa. In questo ultimo contributo vorremmo proporre il punto di vista di una giovane donna contadina, che quotidianamente tocca con mano le possibili conseguenze di un’iniziativa così invalidante soprattutto per il proprio lavoro, ma anche per la propria vita. Una ragazza come tante della sua età, che giunta al momento di scegliere quale percorso professionale intraprendere ha deciso di orientarsi verso il settore primario, ha deciso di fare la contadina, e nel farlo, ha scelto di metterci il cuore.

Cecilia Boggini classe 1997, dopo il Liceo a Bellinzona ha proseguito con l’apprendistato di contadina e gli studi in agronomia a Zollikofen. Oggi lavora al 60% al Braunvieh Schweiz di Zugo e per il resto del tempo è in azienda con gli zii ad Aquila.

Una passione, la sua, nata già dall’infanzia. La maggior parte della sua famiglia infatti da generazioni lavora nel settore agricolo. «Alleviamo una ventina di vacche da latte con i vitelli e le manze. Essendo un’azienda di montagna la nostra produzione è prevalentemente lattiera. In estate saliamo anche all’alpe del patriziato, Motterascio».

Qual è la tua posizione in merito a questa votazione?

«Bè, come la maggior parte dei miei colleghi sono contraria. Ma non solo come contadina, anche come consumatrice; perché prima di essere qualsiasi altra cosa siamo tutti consumatori. Ci sono diversi punti che vengono toccati e uno dei più importanti riguarda sicuramente l’autoapprovvigionamento della nazione. Siamo ben coscienti che non raggiungeremo mai il 100% visti i nostri standard, ma questa rischia di essere un’ulteriore botta che invece di portarci avanti ci farebbe regredire. Sono richieste delle restrizioni che faranno calare la produzione interna sfavorendo i prodotti locali, aumentando i prezzi e favorendo di conseguenza l’acquisto all’estero».

E sul benessere animale? «Lo abbiamo sentito in lungo e in largo: in Svizzera abbiamo le condizioni più restrittive al mondo in fatto di benessere animale e nonostante questo si continua a migliorare, gli standard di benessere non si fermano mai, sono in continua evoluzione. Un’iniziativa così estrema non porterebbe che a rompere gli equilibri. È chiaro che il benessere animale è importante: i nostri animali dipendono da noi e noi dipendiamo da loro. La salute è alla base anche della produzione, quindi anche noi siamo i primi a puntare a migliorare costantemente e il più possibile gli standard di benessere. E poi, se il consumatore volesse aumentare davvero il benessere animale già oggi avrebbe la possibilità di scegliere tra diversi label sul mercato che rispondono a diversi tipi di restrizioni. Tuttavia, quando si osservano i comportamenti dei consumatori si nota che comunque i prodotti che derivano da standard così elevati (che vanno ad applicare maggiori restrizioni sulle leggi di base) non sono i più richiesti, anzi. Addirittura la produzione attuale oltrepassa la domanda. Sembra quasi che la popolazione chieda maggiori restrizioni ma poi quando si guarda cosa viene comperato questo non rispecchia quello che invece viene proclamato a gran voce. Alle urne si esige sempre molto, ma poi non sempre i fatti sono coerenti con le parole. Come diceva la rivista Die Grüne, «alla fine fa più stato il vostro scontrino che la scheda di voto». Quindi il messaggio che vorrei lanciare a coloro che voteranno “sì” è: «siate consumatori attenti e coerenti con quello che dite».

Cosa potrebbe fare il settore? «È vero che l’iniziativa colpisce principalmente gli allevatori di suini e polli però credo davvero sia importante che il settore si mostri unito, soprattutto in queste situazioni. Facciamo tutti parte della stessa agricoltura, ed è importante che alla base il primario sia unito, perché dipendiamo comunque gli uni dagli altri. L’agricoltura è un cerchio. È una sola, quindi il sostegno reciproco è fondamentale per poter far fronte a tutte le sfide che ultimamente mi sembra si moltiplichino. Oltre alla votazione i problemi come la presenza del lupo si fanno ogni giorno più pressanti e non ci lasciano di sicuro dormire sonni tranquilli. L’alpe nelle nostre regioni è ancora un pilastro portante dell’agricoltura ed è sempre più in pericolo».

Prisca Bognuda