Davide Bundi Croci, e Lorenzo Tognola hanno avviato l’attività degli “agricoltori del futuro”. Nel gennaio del 2021, in collaborazione con la Cantina Cavallini, hanno realizzato il loro primo progetto concreto: “L’uovo di vigna”. Ci sono arrivati partendo dai polletti della Cantina Ortelli e passando per le oche dell’Azienda Agricola Bianchi. L’ultimo nato? Il sale aromatizzato al Merlot. Lorenzo e Davide, entrambi agronomi, si sono lanciati nella creazione di progetti agro-alimentari che coniugano rispetto dell’ambiente, benessere sociale e resa economica.

Davide: piante, Lorenzo: animali

Sulle pagine del nostro settimanale, ci è già capitato di incrociare alcuni dei progetti coordinati dai FutureFarmers. Come nel caso dei polletti di vigna: un progetto di agricoltura integrata, in cui i polletti contribuiscono a tenere pulite le vigne da erbacce e insetti e dall’altro beneficiano della protezione dai rapaci e dell’ombra dei ceppi della vite. La prima cosa che ho chiesto a Lorenzo Tognola quando l’ho incontrato qualche settimana fa è stata da dove è saltato fuori il nome FutureFarmers. Ero convinto venisse dall’estero. «In realtà no», mi ha detto. «Sì, certo, è in inglese e quello che mi è capitato di vedere all’estero ha contribuito a scegliere questo nome e anche a dare l’impronta alla nostra attività. Però in realtà non è partita da lì l’idea». Che cosa hai visto all’estero? «Bè, delle idee pazzesche, come ad esempio il primo allevamento galleggiante di vacche da latte, a Rotterdam». Ci sei stato di persona? «Sì, sì, sono stato a Rotterdam e ho dovuto anche presentare il progetto». Lo spieghi un po’ anche a noi? «Bè, di fondo si tratta di un progetto di ottimizzazione. La Floating Farm è una stalla d’avanguardia, molto meccanizzata e che sfrutta l’energia solare tramite dei pannelli installati sul tetto. Inoltre, per foraggiare le vacche sfruttano molti scarti dell’industria alimentare, soprattutto dei birrifici. C’è quindi anche un risparmio a livello di foraggio. C’è anche un caseificio sottostante dove si fanno soprattutto lavorazioni fresche con una resa molto alta: tipo yogurt e robiole, commercializzate in vendita diretta, o a ristoranti e negozi in zona urbana, così si riducono al minimo anche i trasporti». Bè, come idea pazzesca, la Floating Farm di Rotterdam è senz’altro un buon esempio. Dicevi però che non siete partiti da lì. «Sì e no. Quello è senz’altro un esempio di che cosa si potrà fare in futuro. Per noi però è iniziato tutto ai tempi dell’università (la HAFL di Zollikofen, n.d.r.), dove abbiamo studiato sia io sia Davide. Molti degli studenti a Zollikofen son figli di agricoltori e hanno già un’azienda alle spalle. Spesso parlando saltavano fuori delle idee, dei progetti. Ce le raccontavano un po’ in confidenza. Spesso c’erano delle resistenze da parte della famiglia, o loro non avevano il tempo materiale per realizzarle. Era come se io e Davide fossimo le persone giuste a cui affidare queste idee. O almeno, noi ci siamo sentiti così. Allora ci siam detti: “E se ci provassimo davvero a realizzarle queste idee?”

All’inizio, furono i polletti

A livello pratico, è partito tutto dai polli da ingrasso fatti pascolare tra i vigneti dell’azienda vitivinicola Ortelli a Corteglia. Si trattava del lavoro di diploma di Lorenzo che, oltre al reciproco servizio che si fanno vigna e polletti, aveva come obbiettivo quello di produrre più cibo sulla stessa superficie. «La Cantina Ortelli per noi è stata un partner fondamentale fin dall’inizio. In Ticino, dopo prati e pascoli, la superficie vitata, con oltre 1’000 ettari, è la più estesa. Allora mi son detto, perché non cercare di sfruttarla? E la prima idea è stata metterci dei polletti da carne, con un periodo di ingrasso di circa due mesi e mezzo che, rispetto al mese scarso del pollo industriale, è già un bel risultato. Senza dimenticare tutti gli altri fattori che concorrono al benessere del polletto». Ad esempio? «Bè il benessere di polletti che pascolano in mezzo alla vigna, in un pascolo reale era lì da vedere. Poi, con la loro presenza hanno eliminato molte larve di insetti nocivi nel terreno, ridotto il lavoro di diserbo dei viticoltori e contribuito a un utilizzo inferiore di mezzi agricoli e trattamenti. Quindi più tempo per il viticoltore e meno spese». E sei riuscito a raccogliere tutti questi dati? «No, in realtà in sei mesi non mi è stato possibile. Però c’è un’ampia letteratura scientifica a supporto e la valutazione da parte dell’azienda Ortelli è stata molto positiva. Da lì abbiamo poi iniziato la nostra prima collaborazione con un’azienda terza, con le oche».

Poi sono arrivate le oche

Come siete passati dai polletti alle oche? «Sapevo che in un’azienda in Umbria allevavano trecento oche tra le vigne. Ne ho parlato una sera con i fratelli Bianchi di Arogno e da parte loro c’è stato subito interesse». E cosa cambia rispetto ai polletti? «Le oche sono completamente erbivore, hanno le zampe palmate e svolgono un ruolo di lotta solo contro le erbacce: le mangiano e le schiacciano. Ai fratelli Bianchi, oltre alla questione del diserbo integrato e naturale, interessava inoltre addestrare le oche per accompagnare chi fa le visite guidate nei loro vigneti». Ma anche in questo caso c’è un discorso legato alla produzione? «Bè, sì. L’oca viene allevata per la carne. Loro sono già riusciti a far crescere alcuni pulcini nati dal gruppo originario. Stiamo pensando alla macellazione, però si tratta di trovare un sistema per valorizzarle, per far capire a tutti che quelle sono oche “speciali”». In questo caso, in che modo avete collaborato con l’azienda? «Li abbiamo solo aiutati nell’attuazione, valutando quali e quante oche acquistare. È stato più che altro un lavoro di consulenza. Però come detto è un progetto ancora in corso».

E per ultime le galline

A inizio 2020 i polletti tra le vigne degli Ortelli, in autunno le oche nei vigneti dell’azienda Bianchi di Arogno e a gennaio 2021 siete partiti con le galline. «Col progetto che abbiam chiamato “uovo di vigna”, realizzato in collaborazione con la Cantina Cavallini. Questo in realtà è il nostro primo progetto vero e proprio». In che senso? «Negli altri due casi si era trattato di una prova e di una consulenza. Con l’uovo di vigna invece abbiamo iniziato a gestire tutto noi». Eravate tu e Davide a occuparvi delle galline? «No. Abbiamo assunto qualcuno. Abbiamo innanzitutto cercato di crearci un capitale iniziale trovando un numero di persone che volessero sottoscrivere un abbonamento, così abbiamo potuto acquistare le galline e fare i primi piccoli investimenti. L’idea era anche quella di vedere se saremmo riusciti a guadagnare qualcosa». E com’è andata? «Non abbiamo fatto grandi guadagni, però non siamo andati in perdita ed è già un’ottima cosa». E per la Cantina Cavallini? «anche loro hanno fatto dei piccoli investimenti, che gli sono stati rimborsati. Come compenso diretto abbiamo regalato a tutti gli abbonati una bottiglia del vino della Cantina e organizzato un aperitivo dove tutti gli abbonati potevano acquistare prodotti in vendita diretta. Per noi si è trattato soprattutto di guadagnare anche in altre direzioni, non solo in quella economica». Che resta comunque importante. «Senz’altro. È la prima cosa; puntiamo senz’altro a una prospettiva di guadagno. Spesso però i margini sono molto ridotti e se per il contadino il gioco non vale la candela non partiamo nemmeno».

Coinvolgere, spiegare, educare

Siamo partiti dalla Floating Farm di Rotterdam, però, per ora i progetti a cui avete collaborato o che avete realizzato non sembrano così futuristici. «Non siamo ancora arrivati a quel livello di innovazione», mi dice Lorenzo sorridendo. «Il nuovo però per noi non dev’essere per forza il grattacielo. Si può essere innovativi anche con idee semplici che vadano a incidere sui tre principi di sostenibilità. Spesso vale la pena intervenire su quello che già c’è con degli accorgimenti, anche solo dal punto di vista amministrativo o di gestione del personale, o cercando nuovi mercati». Per ora però vi siete mossi soprattutto nel Mendrisiotto. «Sì, siamo partiti da lì perché conoscevamo le persone ed era più facile stabilire dei contatti, ma dall’inizio di quest’anno i nostri orizzonti si sono già allargati.

Davide al momento si sta occupando del rilancio di un’azienda orticola del canton Argovia e io avrei dovuto partire per la Russia per lavorare al risanamento di un’azienda con vacche da latte, anche se al momento a causa della guerra è tutto sospeso. Non mancheranno inoltre altri progetti cantonali. Però, come detto, lavoriamo anche in termini più ampi, per coinvolgere di più i consumatori». E come fate? «Garantendo un prodotto particolare, ma anche informando, coinvolgendo e invitando il consumatore a partecipare. Ad esempio con l’uovo di vigna, oltre alle uova agli abbonati abbiamo anche consegnato un diploma di avicoltore. Abbiamo preparato e distribuito del materiale didattico così da avvicinare di più anche l’acquirente e in un certo senso formarlo, così che anche lui, o lei, si possa appassionare all’agricoltura e possa conoscere questo splendido mondo entrando in contatto con i contadini». Per finire, non posso non chiederti del sale al Merlot. «È nato da un’iniziativa, con l’intento di dare un aiuto ai viticoltori. È ottimo. Ne abbiamo fatti duecento vasetti che regaleremo agli abbonati dell’uovo di vigna e a chi avrà voglia di scoprire i nostri progetti. Un piccolo regalo; un pensiero, come si dice».

Grazia Cavallini, della Cantina Cavallini di Cabbio, ci ha confermato un aumento dell’interesse sia da parte di chi vive nelle vicinanze sia da persone che vengono da fuori. «Senza dubbio vedere delle galline in vigna ha suscitato curiosità. La possibilità, per chi ha aderito al progetto, di passare a ritirare le uova dal frigo quando vogliono fa sentire le persone molto a loro agio. Nei momenti dedicati ai brindisi si conosce meglio il progetto e tutti i partecipanti hanno la possibilità di conoscersi tra di loro. Il vigneto è diventato un luogo pubblico, sociale. Ci capita anche spesso di trovare appesi alla porta del frigo dei disegni delle galline fatte dai bambini. Sono cose che fanno piacere». È un’esperienza che consigliereste? «C’è stato molto interesse da parte di alcuni viticoltori e so che altri progetti per mettere le galline in vigna stanno già per partire».

Cristian Bubola