Con i suoi quasi tre metri di apertura alare il Gipeto è l’avvoltoio più grande tra quelli nidificanti in Europa.
Conosciuto anche come avvoltoio barbuto o avvoltoio degli agnelli, a dispetto del suo nome si ciba solo di quello che resta delle carcasse di animali morti, dopo l’intervento di altri spazzini, e quasi esclusivamente di ossa. Protagonista di credenze popolari e falsi miti (si raccontava addirittura che prelevasse i pastorelli) e vittima dell’ignoranza di un tempo, fu perseguitato con ogni mezzo possibile, giungendo anche all’istituzione di specifiche taglie per la sua uccisione, fino alla completa eradicazione all’inizio del XX secolo. Ci casca anche Luigi Lavizzari, massimo naturalista ticinese dell’800, che scrive di come fece morire gli ultimi due Gipeti del Ticino catturati in Valle Maggia nel dicembre del 1864.
Grazie a un progetto di reintroduzione iniziato oltre trent’anni fa, oggi è di nuovo possibile scorgere la sua maestosa sagoma solcare i cieli delle Alpi ticinesi.

Descrizione e habitat
Con una lunghezza di 105-125 cm e un’apertura alare che può superare i 280 cm, il Gipeto è un uccello enorme. In volo lo si riconosce per le ali lunghe e strette, appuntite e poco digitate, e per la coda lunga e cuneiforme. Nel piumaggio dell’adulto si nota la differenza tra le ali e il dorso, scuri, e la testa, il petto e il ventre che invece sono chiari. Un’altra sua caratteristica è l’abitudine di fare dei veri e propri “bagni di terra ferruginosa” in aree con suoli particolari per assumere una colorazione rosso ruggine. I giovani invece presentano una colorazione più uniformemente scura, con la testa e le parti ventrali che andranno via via schiarendosi con l’età.

Caratteristico delle ripide regioni montuose ricche di ungulati selvatici, il Gipeto predilige i versanti soleggiati dove le correnti termiche ascendenti gli permettono di veleggiare senza sforzo. Generalmente d’estate si tiene tra i 2’000 e i 3’000 metri di altitudine, scendendo più a valle durante l’inverno, specie in caso di forti nevicate.
È distribuito in tutte le regioni montuose d’Europa e dell’Asia fino al Tibet e all’Himalaya, così come in Africa, sui rilievi montuosi dell’Atlante, del Mar Rosso e dell’Etiopia.

Biologia
Cibandosi quasi esclusivamente di ossa, il Gipeto rappresenta l’ultimo anello della catena alimentare. La particolare anatomia dell’esofago e l’assenza del gozzo gli permettono di inghiottire ossa lunghe fino a 30 cm, i cui sali minerali vengono poi sciolti dai potenti succhi gastrici. Le ossa più grandi le frantuma lasciandole cadere sopra le rocce per poi recuperarle in seguito agilmente.
Considerata la sua particolare dieta che dipende strettamente dalla disponibilità di carcasse, il Gipeto necessita di esplorare territori molto vasti (fino a 300 km2).

La stagione riproduttiva inizia già in autunno, con la preparazione del nido, costituito di rami secchi e collocato in ampie cavità o cenge su pareti rocciose irraggiungibili. Lo stesso nido può venir utilizzato per molti anni di seguito. Tra gennaio e febbraio la femmina depone una o due uova, che si schiuderanno dopo circa due mesi di cova, in concomitanza con i primi caldi primaverili che faranno riemergere dalla neve molte carcasse di animali, soprattutto vittime delle valanghe. I giovani (nella maggior parte dei casi ne sopravvive uno solo), si involeranno dopo circa 100-110 giorni di vita, guadagnando la completa indipendenza solamente dopo diversi mesi.

La reintroduzione del Gipeto, una storia di successo
Dopo la sua eradicazione completa da tutto l’arco alpino (l’ultimo esemplare fu ucciso in Valle d’Aosta nel 1914), a partire dal 1986 un progetto di reintroduzione che ha interessato Sviz­zera, Francia, Italia e Austria ha portato al rilascio di oltre 250 individui. Nel 1991 i primi gipeti hanno fatto ritorno in Svizzera, grazie a dei rilasci avvenuti nel Parco nazionale svizzero dell’Engadina. Nel 1997 si è finalmente involato il primo pulcino nato in natura, nelle Alpi dell’Alta Savoia (Francia). Da allora molti giovani gipeti hanno preso il volo, e attualmente la popolazione dell’arco alpino viene stimata in circa 250 individui. Il primo individuo ufficialmente riosservato in Ticino ha fatto la sua ricomparsa nel 1987 sul Gottardo e il primo adulto nei cieli di Olivone nel 2005.
Nonostante questi successi, il problema principale della popolazione alpina di Gipeto è oggi quello della diversità genetica molto limitata. Per far fronte a questo problema sono in previsione altri rilasci, in particolare nella zona delle Alpi centrali dove questa specie sensibile è ancora poco diffusa.

Segnalazioni di Gipeto
Dal 2017, Ficedula coordina in Ticino il Censimento annuale del Gipeto, che viene svolto in contemporanea su tutto l’arco alpino nel mese di ottobre, in collaborazione con la Fondazione Pro Gipeto. Le segnalazioni di Gipeto da parte dei frequentatori della montagna sono particolarmente gradite, per permettere di conoscere meglio la distribuzione di questa affascinante specie anche nel nostro Cantone.

I lettori possono inviarci le loro segnalazioni e fotografie all’indirizzo
segreteria.ficedula@gmail.com o telefonicamente allo 079 207 14 07.

Testo: Ficedula
Fotografie: Michelangelo Giordano e Hansruedi Weyrich