Lo scorso anno, in molti, tanto tra i privati che tra i contadini hanno iniziato a produrre uova su piccola scala, complice forse lo strano periodo che stiamo vivendo. Ricordiamo a tutti che qualsiasi allevamento di galline, anche di dimensioni modeste, va segnalato all’Ufficio del veterinario cantonale. Di molti progetti legati alla vendita di uova abbiamo parlato anche sulle pagine del nostro settimanale. Ma su larga scala, qual è la situazione nel nostro paese? L’abbiamo chiesto a Eros Gehringer, che da tre anni gestisce la pollicoltura Gordola SA. 

«A livello svizzero, si produce solo il 70% delle uova richieste dal mercato e in Ticino la percentuale si abbassa ancora di più» ci dice Eros, trentatré anni, agricoltore che, dopo aver lavorato con vacche da latte e capre, è subentrato nella gestione della pollicoltura di Gordola. In Ticino al momento a produrre uova a Marchio Ticino regio.garantie su larga scala ci sono, oltre alla pollicoltura Gordola SA, lo stabilimento avicolo al Formicaio di Ponte Capriasca, la Pollicoltura Ferrari di Golino e il Gigi’s Ranch di Bironico, che produce uova bio. Eros, tu come sei arrivato a gestire l’allevamento di galline ovaiole qui a Gordola? «La centrale della nostra ditta si trova a Schötz nel canton Lucerna e cercavano qualcuno che parlasse tedesco e italiano e con una formazione agricola. Dopo aver seguito dei periodi di formazione in Germania e in Svizzera interna, focalizzati sulla genetica della gallina e sull’allevamento di galline ovaiole, ho iniziato a occuparmi delle quattro stalle che abbiamo qui. Mi occupo soprattutto della produzione di uova, ma ho una formazione anche per l’allevamento e la costruzione di stalle con voliere». E qui arriviamo al punto. «Sì certo, il punto centrale è che purtroppo in Ticino si producono troppe poche uova. L’azienda per cui lavoro ha da poco acquisito degli stabili con una nuova macchina per il confezionamento, però, purtroppo, nel nostro cantone mancano i numeri. Manca chi voglia iniziare ad allevare galline ovaiole professionalmente. Noi ci occupiamo di vendita di uova e di galline ma facciamo anche consulenza e vendiamo stalle per galline e diversi modelli di voliera. Certo a noi farebbe comodo che questo tipo di produzione animale crescesse, ma al di là della promozione per la mia attività, sono convinto sia una buona opportunità anche per degli agricoltori che vogliono provare un nuovo tipo di produzione. In Svizzera interna è incredibile vedere quante nuove stalle per galline si costruiscono, qui da noi invece è un settore che cresce poco». 

Perché secondo te? «Ma, da un lato è chiaro che è necessaria una certa superficie per avviare un allevamento di galline ovaiole e nel resto della Svizzera è più facile trovarne, ma dall’altro, forse, qui in Ticino, siamo ancora molto legati alle produzioni tradizionali con le capre e le vacche da latte e tutto quello che è nuovo o diverso sembra essere un rischio». 

Funziona tutto come un tradizionale sistema di stabulazione libera

A Gordola ci sono quattro stalle con relative voliere per un totale di 18’000 galline. La “voliera” è l’impianto in metallo, automatizzato, che si sviluppa lungo l’asse più lungo della stalla in cui le galline mangiano, bevono e depongono le uova. Da ogni stalla le galline entrano ed escono liberamente con un accesso a un giardino d’inverno, dove possono fare i bagni di sabbia, e accedere ai prati, che sono veri e propri campi aperti. «È fondamentale che ci siano delle zone d’ombra. Le galline quando escono la cercano sempre. E quando piove hanno accesso solo al giardino d’inverno, perché è meglio che non bevano acqua piovana in cui possono esserci dei batteri». Qual è il criterio secondo cui sono divise le galline nelle diverse stalle? «L’età. Nella prima ci sono quelle più giovani che arrivano da noi a 17 settimane, poi ci sono quelle da 40 settimane, quelle da 50 e nell’ultima quelle da 72. Ogni stalla è a sé stante e chi lavora in una stalla non può entrare nell’altra. Sono moduli isolati, per diversi motivi: in parte perché con galline di età diverse la produzione di uova è sempre garantita e in parte per evitare che un problema passi da una stalla all’altra». 

Dalle diverse stalle escono due nastri trasportatori, uno che trasporta le uova e un altro che trasporta il guano delle galline, che viene raccolto e infine smaltito in un impianto di biogas «I nastri sono in funzione al mattino e all’interno della voliera c’è anche un sistema che alle tre e mezza impedisce alle galline l’accesso ai nidi di deposizione. La gran parte del guano si deposita sul nastro che scorre sotto la passerella forata in mezzo alle mangiatoie, con gli abbeveratoi da un lato e i nidi di deposizione dall’altro. È tutto automatizzato. Chiaro, le altre zone della stalla vanno pulite a mano, ma non c’è molto da raccogliere e le ore di lavoro sono molte di meno rispetto a quelle di una stalla con capre o vacche da latte. Monitoriamo umidità, temperatura e gestiamo tramite un pannello di comando illuminazione, mangime e ventilazione».

C’è un buon margine e l’investimento per la stalla è inferiore rispetto a quello per una stalla per vacche da latte 

«È un sistema di produzione interessante anche perché ti permette di trovare diversi canali di smercio e l’uovo è un alimento molto versatile, che ha molte possibilità d’impiego: nel consumo privato, ma anche in panetteria, pasticceria. Noi produciamo uova certificate a Marchio Ticino regio.garantie che ci assicura i contratti con la grande distribuzione e abbiamo anche un buono smercio in vendita diretta con le uova che non rientrano nel calibro richiesto». Sotto i cinquanta grammi le uova sono troppo piccole e sopra i settanta sono troppo grandi per il confezionamento. «Anche la spesa per la macchina per il confezionamento non è esagerata e fino a 6’000 galline si può fare anche manualmente». 6’000 galline però sembrano tantissime. «In realtà è un po’ il minimo per iniziare ad avere un’attività redditizia. Una stalla con voliera per galline può però essere integrata con un altro tipo di produzione e non dev’essere per forza in pianura. C’è qualcuno che sta iniziando a pensarci e, come detto, è un buon mercato, perché non è saturo. C’è richiesta e, inoltre, il prezzo delle uova tende ad aumentare a differenza di quello del latte». Ma torniamo al confezionamento e alla qualità delle uova. «Il primo controllo che si fa in fase di confezionamento è di tipo visivo, sul calibro, e per vedere se ci sono dei difetti. Un uovo può essere becchettato e avere il guscio un po’ rotto oppure sporco e così viene scartato. Le altre proseguono, vengono prelevate da una ventosa multipla e sistemate sui plateaux di plastica. È un lavoro che si fa tutto in mattinata. I controlli legati ad altri problemi, la salmonellosi per citare quello più conosciuto, vengono invece eseguiti  nei laboratori d’analisi». 

E il gusto? Te lo chiedo perché in molti hanno la sensazione che l’uovo comprato, magari dal vicino, o da un contadino con poche galline sia più buono rispetto a quello che si compra al supermercato «Ma, guarda, noi abbiamo anche la vendita diretta, con il self-service all’entrata oppure qui nel negozio la mattina. Molti clienti mi dicono che le uova comprate qui sono più buone delle stesse uova prese al supermercato. L’unica cosa che cambia, oltre alla dimensione, è la freschezza. Noi qui vendiamo solo uova di giornata, invece, magari, al supermercato hanno qualche giorno di più e in certe preparazioni la differenza si sente. Va detto però che da noi è tutto controllato. In impianti di confezionamento più grandi, ci sono addirittura macchine che verificano che non ci siano problemi all’interno dell’uovo» Ad esempio? «Bè, ad esempio, può capitare che ci sia del sangue nel tuorlo. È una cosa naturale, ma se spacchi un uovo con del sangue mentre stai facendo una preparazione in cucina devi buttare tutto. Oppure, integrati in alcuni nastri di confezionamento, ci sono anche delle macchine che colpendo semplicemente il guscio dell’uovo, dal rumore che ne risulta, individuano delle crepe che noi non siamo in grado di percepire né col tatto né con la vista. Sai, di fondo anche le galline che vengono allevate dal vicino di casa o per hobby, mangiano lo stesso mangime che mangiano qui. Sì, magari gli si dà qualche resto, che funziona per ridurre gli sprechi, ma la differenza sulla qualità dell’uovo è più che altro mentale».

Pollicoltura di Gordola SA

Via Campagna 2

6596 Gordola

info@pollicoltura-gordola.ch

Tel: +41 (0)91 745 36 02

Eros Gehringer – Responsabile azienda